Sabato 23 Novembre 2013

Luzzana riscopre Giosuè Meli

E recupera il suo «Gigante»

link

È il «Gigante che sostiene la montagna» per gli abitanti di Luzzana, antico borgo della Val Cavallina. Questa deposizione, scolpita a bassorilievo in un blocco di roccia friabile di circa quattro metri per cinque, è una testimonianza unica nel suo genere della grande scultura classico-romantica dell’800, con urgente necessità di restauro per il precario stato di conservazione, dovuto a cause naturali.

Perciò l’opera verrà ora protetta con una copertura trasparente, con l’approvazione della Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio di Milano e grazie al sostegno della Fondazione Credito bergamasco.

È stata realizzata nel 1841 dallo scultore Giosuè Meli (nato a Luzzana nel 1816 e morto a Roma nel 1893). In occasione del suo 120° anniversario il Museo d’arte contemporanea di Luzzana - Donazione Meli dedica il primo convegno di studi e la prima mostra a quest’artista tanto riconosciuto in Italia e all’estero nell’800 quanto ricordato dai soli esperti di scultura oggi.

La complessa ricerca storico-artistica avviata da don Felice Bellini, parroco di Luzzana dal 1978 al ’91, e proseguita dal nipote Carlo Pinessi, co-fondatore del museo luzzanese, hanno reso possibile il progetto «Giosuè Meli. La riscoperta di un Gigante»: da una prima conferenza nel 2010 all’esposizione di un’opera di tema allegorico acquisita dal Museo di Luzzana a una recente asta di Boston, fino alle prossime iniziative (non solo nella Bergamasca), tra cui la prima monografia dell’artista.

«La mostra - spiega Pinessi - presenta nove opere scultoree di piccole e medie dimensioni conservate in

Bergamasca, significativa documentazione anche dell’epoca: 24 pannelli con riproduzioni fotografiche di opere per lo più monumentali conservate in Italia e all’estero, con una presentazione esaustiva sull’artista e la sua opera, in rapporto allo stato attuale della ricerca. Numerose sono le opere rinvenute in noti musei e chiese e in collezioni private, in Italia, Stati Uniti e Russia. Ritrovamenti che, come le tracce londinesi della scultura più nota di Meli, «La madre pompeiana» (1861), sono i primi passi di questo progetto di ricerca, tutela e valorizzazione. Tuttora opere grafiche e scultoree di Meli sono testimoniate solo da documenti, anche autografi, disegni e stampe d’epoca, passaggi in aste internazionali».

© riproduzione riservata