Venerdì 16 Maggio 2014

Papa Giovanni aiutò migliaia di ebrei

Ma non è fra i Giusti. Ecco perché

Santo sì, Giusto no. Mentre il Parlamento di Israele (Knesset) celebra una sessione straordinaria e senza precedenti dedicata alla memoria e all’eredità di Angelo Roncalli, Yad Vashem non lo ha ancora inserito fra i Giusti tra le Nazioni .

Eduardo Eurnekian, presidente e Baruj Tenembaum fondatore

della «Raoul Wallenberg» hanno presentato nel 2011 allo Yad Vashem un nutrito fascio di documenti intitolato «Il dossier Roncalli», con una raccolta esaustiva delle sue azioni e una forte raccomandazione a che venisse dichiarato Giusto tra le Nazioni.

«Purtroppo - dicono all’unisono - gli sforzi non hanno ancora dato frutto. Se lo Yad Vashem riconosce che Roncalli ha partecipato agli sforzi per salvare vite, l’istituzione israeliana incaricata di designare i Giusti tra le Nazioni afferma che “l’elemento di rischio non compare”».

«Secondo lo Yad Vashem, perché un diplomatico (Roncalli agì in quanto tale) sia riconosciuto come Giusto, dovrebbe aver messo in pericolo la propria carriera nel processo di salvare persone. In altre parole, dovrebbe aver sfidato gli ordini emanati dai propri superiori. Anche se il Vaticano non esortò Roncalli a salvare gli ebrei (l’iniziativa era chiaramente sua), è altrettanto chiaro che egli non agì contro il mandato dei superiori».

«Detto ciò, se si analizzano i diplomatici che hanno ottenuto il titolo di Giusto tra le Nazioni, si può concludere che solo alcuni di loro agirono contro gli ordini espressi dal proprio Governo e misero la propria carriera in pericolo; ad esempio, il brasiliano Luis Martins de Sousa Dantas o il portoghese Aristides de Sousa Mendes. La maggior parte degli altri diplomatici che hanno ricevuto il riconoscimento, tra i quali Frank Foley, Carl Lutz o lo stesso Raoul Wallenberg, non hanno contravvenuto alle politiche dei propri Paesi, ma sono stati comunque dichiarati Giusti».

«Angelo Roncalli è un caso singolare - prosegue Eurnekian - , e quindi merita, a nostro giudizio, il titolo di Giusto tra le Nazioni.Perché lo Yad Vashem non vuole riconoscerlo? Non possiamo fornire una risposta precisa. Alcuni credono che dietro questo rifiuto potrebbero esserci considerazioni politiche sensibili.

Malgrado gli ostacoli, crediamo che papa Giovanni XXIII debba ricevere un titolo speciale da parte dello Stato di Israele come rappresentante del popolo ebraico. Se la santità non è un’opzione della religione ebraica, devono esserci altre possibilità adeguate per rendere omaggio all’eroe. Una lettera ufficiale o un certificato di ringraziamento di Israele o dello Yad Vashem a questo nobile presule che tanto ha fatto per fermare l’Olocausto nazista degli ebrei, come “Insigne amico del popolo ebraico”, rappresenterebbe almeno un gesto appropriato di gratitudine».

Se lo Yad Vashem tarda a riconoscere Roncalli come Giusto, va invece aggiunto che il parlamento israeliano appoggia l’iniziativa della fondazione Wallenberg.

La seduta del parlamento è stata presieduta dal presidente della Knesset Yuli Edelstein, alla presenza del patriarca vicario mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, del custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa e dell’ambasciatore d’Italia Francesco Maria Talo’. Deputati di partiti disparati hanno fatto a gara per esaltare il dialogo fra la Chiesa cristiana ed il popolo ebraico e per denunciare fermamente gli attacchi ai luoghi di culto e ai sacerdoti cristiani. «Giovanni XXIII va di fatto considerato un Giusto fra le Nazioni», ha detto il leader laburista Yitzhak Herzog che porta il nome del nonno, il rabbino Yitzhak Halevy Herzog: questi negli anni Quaranta peroro’ ed ottenne l’aiuto attivo di Angelo Giuseppe Roncalli per salvare migliaia di ebrei perseguitati dai Nazisti. In quegli anni drammatici fra i due si saldo’ una amicizia stretta, ha aggiunto Herzog.

GIOVANNI XXIII E GLI EBREI

dal sito della fondazione Raoul Wallenberg , di cui è unico bergamasco membro onorario Marco Roncalli, presidente della fondazione Papa Giovanni.

Come papa Giovanni XXIII, tra il 1958 e il 1963 ha rivoluzionato la Chiesa in molti aspetti, ma il suo impatto è andato ben al di là del mondo cattolico. Il suo contributo al dialogo interreligioso tra cattolici ed ebrei è stato incommensurabile. Nella sua enciclica Nostra Aetate, pietra angolare dalla quale è derivato il Concilio Vaticano II – che ha aperto la via alla creazione di un rapporto franco, aperto e solidale tra cattolici ed ebrei –, ha affermato che la Chiesa “deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

È andato anche oltre, sopprimendo un commento offensivo contro gli ebrei (“perfidi giudei”) dalla preghiera del Venerdì Santo. Meno noto è ciò che ha fatto per alleviare la difficile situazione degli ebrei europei durante la II Guerra Mondiale. Negli anni Quaranta, quando era delegato apostolico a Istanbul, si adoperò per salvare il più alto numero di ebrei possibile.

La sua porta era sempre aperta per i rappresentanti della comunità ebraica, soprattutto per Chaim Barlas, che andava non di rado da lui con le tante richieste di aiuto.

Roncalli intervenne anche per salvare gli ebrei di Slovacchia e Bulgaria, esortando i leader di quei Paesi a impedirne la deportazione e lo sterminio.

Non esitò a utilizzare la posta diplomatica per inviare documentazione di immigrazione di vitale importanza fornita dall’Agenzia Ebraica al collega cardinale Angelo Rotta a Budapest, che alla fine è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni per aver salvato la vita di molte persone in Ungheria.

Infine, e cosa non meno importante, Roncalli fu una sorta di portavoce degli ebrei assediati, presentandone la situazione in un’infinità di lettere ai suoi superiori in Vaticano.

Dopo la guerra, alla vigilia della votazione della risoluzione 181 dell’ONU (Piano di Ripartizione della Palestina), come nunzio a Parigi Roncalli aiutò il dottor Moshe Sneh (leader ebraico dell’epoca) a incontrare l’allora Segretario di Stato vaticano, il cardinale Domenico Tardini, con una supplica per non interferire nel sostegno atteso dai Paesi latinoamericani per il Piano di Ripartizione. Roncalli lavorò sodo per organizzare l’udienza a Roma e si recò anche nella capitale italiana per assicurarsi che tutto sarebbe andato secondo i piani. Sneh incontrò Tardini, e alla fine la maggior parte dei Paesi latinoamericani votò a favore o si astenne, spianando così la strada all’istituzione dello Stato di Israele.

Emanuele Roncalli

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