Anghileri: imprenditori e lavoratori più vicini di quanto si pensi

CAPITALE UMANO. La presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria nella prima videotip per Delta Index Tv: per trattenere i ragazzi nelle aziende non basta offrire un posto, serve un percorso. E al Paese chiede meno tasse sul lavoro

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Siedono ai lati opposti del tavolo del colloquio. Da una parte chi assume, dall’altra chi cerca lavoro. Stessa età, ruoli rovesciati. Viene spontaneo pensare che vogliano cose diverse, se non opposte. Maria Anghileri la vede in un altro modo. È la presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, il movimento che riunisce gli imprenditori under 40 del sistema confindustriale: giovani, quindi, ma anche datori di lavoro. Ed è la protagonista della nuova serie di videotip di Delta Index Tv, brevi interventi registrati per l’Osservatorio Delta Index, che misura il rapporto tra le aziende e le nuove generazioni. La prima pillola parte proprio da qui: giovani imprenditori e giovani in cerca di occupazione sono la stessa generazione o hanno interessi diversi? La risposta non lascia margini. Secondo Anghileri chi cerca lavoro e chi fa impresa sono «più vicini di quanto si possa pensare»: condividono «le stesse aspettative, gli stessi desideri», cioè «creare un futuro in Italia».

Il paradosso

La vicinanza, però, non basta a farli incontrare. Anghileri lo definisce un paradosso: «Da una parte le aziende non trovano le competenze di cui hanno bisogno e dall’altra i giovani molto spesso non trovano opportunità di qualità». Due ricerche parallele che non si toccano. Le imprese lamentano posizioni scoperte, i ragazzi offerte che non valgono la scelta.

Il posto non basta più

Il primo passo, per la presidente, tocca alle imprese. E il punto è il verbo che usa: non attrarre, ma trattenere. «Per trattenere un giovane non possiamo offrire solo un posto di lavoro, ma dobbiamo anche offrire un percorso»: crescita, formazione e un salario competitivo.

È un cambio di prospettiva che molte aziende faticano ancora a fare. Per la Generazione Z un contratto non è un traguardo, è un punto di partenza: conta capire dove porta. Se l’azienda non lo dice, o non lo sa, il giovane lo va a cercare altrove. Nel modello dell’Osservatorio Delta Index è il pilastro Trattenere, l’ultimo dei quattro dopo Attrarre, Selezionare e Formare. Ed è significativo che a indicarlo come responsabilità delle imprese sia chi le rappresenta.

La parte del Paese

Le aziende, però, non possono farcela da sole. Anghileri chiede al Paese «di fare la sua parte» e di mettere le imprese italiane nelle condizioni di competere con quelle europee, che pagano meno tasse sul lavoro. Il nodo è il cuneo fiscale contributivo, cioè la distanza tra quanto un’azienda spende per un dipendente e quanto quel dipendente trova in busta paga.

Secondo l’ultimo rapporto Taxing Wages dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in Italia il cuneo per un lavoratore single con retribuzione media pesa il 45,8% del costo del lavoro. La media dei 38 Paesi membri è del 35,1%: oltre dieci punti di distanza. Tradotto: a parità di costo per l’impresa, al giovane arriva meno. E un salario competitivo diventa più difficile da offrire.

La leva fiscale è nelle mani dello Stato. Il percorso, invece, si decide dentro l’azienda. Ed è da lì che, secondo la presidente dei Giovani Imprenditori, bisogna cominciare.

Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz

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