Banca d’Italia: «Lavoro record ma i giovani ai margini del futuro»
CAPITALE UMANO. Il rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Lombardia certifica numeri di occupazione mai visti prima. Ma scavando nei dati emerge un paradosso che le imprese non possono ignorare: i giovani crescono quasi soltanto nei servizi ad alta conoscenza.
Lettura 2 min.Il tasso di disoccupazione in Lombardia nel 2025 ha toccato il 3,0%, ai minimi storici. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,6%. Sul paper, non c’è nulla da temere. Eppure la Banca d’Italia segnala una crepa strutturale che chi si occupa di capitale umano non dovrebbe sottovalutare: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni resta al 10,9%, quasi quattro volte il valore medio regionale. E quattro contratti a termine su dieci riguardano lavoratori under 25. Per molti giovani l’ingresso nel lavoro non è un approdo stabile: è una sequenza di contratti a scadenza, con tutto ciò che comporta in termini di progettazione del futuro.
Il calo silenzioso della partecipazione
Uno dei dati più significativi è anche uno dei meno citati. Tra il 2009 e il 2025, il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della fascia 15-34 anni è sceso dal 65,5% al 55%. Dieci punti in sedici anni. Per le aziende che si chiedono perché il bacino di candidati giovani si sia assottigliato, questa è una parte della risposta: non è solo demografia. Quei giovani ci sono, ma una fetta ha smesso di presentarsi alla porta. Se le condizioni di ingresso - contratti precari, retribuzioni iniziali basse, percorsi di crescita poco leggibili - non bastano a convincerli, scelgono altro.
Dove crescono i giovani: solo nei KIS
L’occupazione giovanile in Lombardia tra il 2014 e il 2024 è cresciuta quasi esclusivamente nei servizi ad alta intensità di conoscenza (KIS - Knowledge-Intensive Services). Nei settori manifatturieri tradizionali e nel commercio, i giovani sono diminuiti o fermi. Questo ha due letture. I giovani si concentrano nei settori che creano più valore. Ma i settori con più bisogno di ricambio generazionale - inclusa la manifattura lombarda, che vale il 21% del prodotto interno lordo regionale - non riescono ad essere percepiti come destinazioni appetibili. Il rapporto lo dice chiaramente: sarà decisivo che agli investimenti in tecnologie avanzate si accompagni la capacità di attrarre e trattenere giovani talenti.
Il nodo salariale
Le retribuzioni sono cresciute del 3,5% nel 2024 in termini nominali. Ma in termini reali i salari medi lombardi nel 2023 erano ancora inferiori dell’1,4% rispetto al 2008. Quindici anni di crescita nominale non hanno compensato la perdita di potere d’acquisto. Circa metà dei lavoratori under 35 con contratto a tempo pieno guadagna meno di 30.000 euro lordi all’anno. A Milano, il canone medio di affitto ha raggiunto 17,3 euro al metro quadro: per 75 metri quadri assorbe oltre il 30% del reddito netto medio, la soglia di sostenibilità convenzionalmente accettata. La Generazione Z fa i conti, eccome. Un’azienda che si limita a offrire lo stipendio di mercato senza costruire intorno ad esso un progetto credibile di crescita, welfare e stabilità sta perdendo la partita prima ancora di iniziarla.
Formazione e intelligenza artificiale
Il 28% delle aziende industriali lombarde ha già adottato soluzioni di intelligenza artificiale, e un ulteriore 11% prevede di farlo entro fine 2026. Ma Banca d’Italia nota che solo una minoranza le integra davvero nei processi produttivi. Questo ritardo ha un risvolto diretto sul capitale umano: la Generazione Z, prima generazione digitale nativa, si trova a disagio in ambienti dove la tecnologia è ancora marginale. Le imprese che investono in AI e formazione continua diventano più attrattive per i candidati qualificati e costruiscono un argomento potente anche sul fronte della retention.
I numeri della Banca d’Italia, letti attraverso la lente del capitale umano, consegnano un messaggio preciso alle imprese: il mercato del lavoro lombardo è formalmente in salute, ma nasconde squilibri generazionali che non si risolvono da soli. Chi si muove con strumenti ordinari - un annuncio, un colloquio, uno stipendio di mercato - compete in campo affollato per una risorsa sempre più scarsa. Chi costruisce un’offerta strutturata si posiziona in modo radicalmente diverso.
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
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