Incompiuti per scelta e il lungo viaggio del lavoro. Gen Z nel segno di Battiato

CAPITALE UMANO. La proiezione del film «Il lungo viaggio» dedicato al genio siciliano diventa occasione di confronto con la Generazione Z: tra identità, libertà e ricerca di senso, una lezione culturale che interpella direttamente le imprese chiamate ad attrarre i giovani

Ricerca e consapevolezza. È questa la traiettoria scelta da Franco Battiato nel suo lungo viaggio artistico e umano. Ma oggi, in un tempo dominato dall’iperstimolazione, dall’algoritmo e dalla visibilità permanente, siamo ancora capaci di ascoltare il nostro istinto? La domanda non è rimasta sospesa nell’aria. Ha preso forma concreta lunedì 23 febbraio, alla Multisala Colosseo di Milano, dove dalle 16 alle 18.30 si è svolta la proiezione esclusiva del film «Il lungo viaggio», dedicato a Franco Battiato e in onda in prima serata su Rai 1 il 1° marzo e poi disponibile in streaming su RaiPlay, coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures.

Non una semplice anteprima cinematografica, ma un appuntamento dichiaratamente rivolto alle nuove generazioni, al quale era presente anche l’ Osservatorio Delta Index . L’invito parlava chiaro: esplorare quanto la visione del mondo, la ricerca spirituale e il pensiero libero di Battiato possano rappresentare oggi uno spunto di ispirazione per chi si affaccia alla vita adulta e al lavoro. Guardando il film è incredibile quante similitudini, quanti collegamenti si possono fare tra il percorso del genio siciliano e l’attuale Generazione Z. Questo a sottolineare che forse l’insofferenza delle aziende rispetto ai giovani d’oggi nasce da un’incomprensione di partenza.

Al termine della proiezione, il confronto organizzato da «agenZy» si è spostato sul palco. A dialogare, con linguaggi e sensibilità differenti, esponenti dei new media e dei media tradizionali: Leonardo D’Onofrio (eGroup), Davide Reinecke (Certo), Cecilia Nostro (Zelo), Federica Pezzullo (Rai Fiction), Francesca Garau (ScuolaZoo), Alberto Ruzzini (Casta Diva), con la moderazione di Giordano Marinelli. Un panel eterogeneo, ma con un filo rosso evidente: interrogarsi sul rapporto tra identità, visibilità e libertà in un’epoca che spinge costantemente verso l’esposizione.

Uscire dagli schemi: la scelta come atto fondativo

Il film restituisce un Battiato giovane che delude aspettative, rompe equilibri, lascia la Sicilia per Milano contro il parere familiare. Non è ribellione fine a se stessa. È scelta. E qui si innesta la prima connessione con la Gen Z. Oggi i ragazzi sono circondati da possibilità. Università, master, esperienze all’estero, startup, lavori ibridi. Il paradosso è che troppe opzioni possono diventare paralisi decisionale. Nel talk è emerso con chiarezza: l’overload di opportunità rischia di spegnere l’istinto. Battiato, invece, sceglie anche quando non ha garanzie. Per le imprese è una lezione manageriale prima ancora che culturale. Se vogliono attrarre giovani talenti, non basta offrire «tante possibilità». Serve una direzione. Una proposta di senso. È ciò che l’Osservatorio Delta Index misura quando analizza la capacità delle aziende di attrarre, selezionare, formare e trattenere giovani. Non si tratta solo di processi HR, ma di coerenza strategica.

Il diritto all’incompiutezza

Un altro passaggio chiave del dibattito ha riguardato l’incompiutezza. Battiato attraversa fasi diverse: sperimentazione radicale, pop, divulgazione. Non si lascia ingabbiare da un’identità definitiva. È un messaggio potente per una generazione che viene spesso accusata di cambiare idea, di non restare, di non scegliere «una volta per tutte». Ma il punto non è l’instabilità. È la ricerca. Nel nostro Report, il pilastro «Formare» è ancora sottovalutato da molte imprese. Eppure la Gen Z chiede esattamente questo: percorsi di crescita, feedback continui, spazi di apprendimento. Non un ruolo immobile, ma un viaggio professionale. Il titolo del film, Il lungo viaggio, diventa così metafora organizzativa. Il lavoro non è più un approdo definitivo. È un percorso evolutivo. Le aziende che non lo comprendono rischiano di leggere come disaffezione ciò che è, in realtà, bisogno di sviluppo.

Visibilità e autenticità

Nel film c’è una scena emblematica: Battiato si vede su un cartellone pubblicitario e non si riconosce. Si arrabbia. Non è vanità ferita. È scollamento identitario. Nel talk questo passaggio è stato collegato alla cultura digitale. La Gen Z vive immersa nei social, ma non coincide con l’ostentazione permanente. Stories che durano 24 ore, contenuti effimeri, identità multiple. Qui il messaggio per le imprese è diretto. Nel Decalogo Delta Index si sottolinea quanto l’autenticità comunicativa sia determinante per attrarre giovani. Non serve esserci ovunque. Serve essere coerenti. Battiato rifiuta l’immagine che non sente sua. La Gen Z rifiuta le aziende che promettono ciò che non sono.

Il coraggio di dire «no»

Un ulteriore elemento emerso nel confronto riguarda la capacità di fermarsi. Nel film, Battiato rinuncia a opportunità quando percepisce che il successo sta tradendo la sua traiettoria interiore. In un mercato del lavoro che corre, questo gesto appare quasi controculturale. Eppure è centrale per comprendere anche i comportamenti dei giovani lavoratori. Quando un ragazzo lascia un’azienda dopo pochi mesi, la lettura superficiale parla di scarsa tenuta. Quella più profonda interroga il contesto: c’era coerenza tra promessa e realtà? C’era spazio per crescere? L’Osservatorio Delta Index nasce proprio per aiutare le imprese a misurare questi scarti. Perché il vero rischio non è che i giovani cambino. È non offrire loro un luogo in cui restare abbia senso.

Una domanda aperta

L’evento milanese non ha consegnato risposte definitive. Non era questo l’obiettivo. Ha rimesso al centro una domanda: oggi sappiamo ancora ascoltare il nostro istinto? Per la Generazione Z è una questione esistenziale. Per le aziende è una questione competitiva. In un Paese segnato da inverno demografico e mismatch strutturale, trattenere i giovani non è un esercizio di retention. È la capacità di diventare parte credibile del loro lungo viaggio. Proprio come quello di Battiato.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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