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Mercoledì 14 Gennaio 2026
La legge di bilancio 2026 ridisegna
il mondo del lavoro: ecco tutte le novità
CAPITALE UMANO. Taglio del cuneo fiscale, incentivi alle assunzioni stabili, misure per le lavoratrici madri e nuove regole su previdenza e congedi. La legge di bilancio 2026 introduce un pacchetto articolato di interventi che impatta su imprese, lavoratori e organizzazione del lavoro
Dagli sgravi per le assunzioni alle agevolazioni per le lavoratrici madri, dai congedi parentali alla tassazione. La legge di bilancio per il 2026, approvata definitivamente dal Parlamento a fine dicembre, mette in campo diverse novità per il mondo del lavoro. Qui le elenchiamo tutte suddivise per capitoli.
LAVORO E FISCO
Scaglioni Irpef
Si riduce dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione Irpef, che comprende i redditi oltre i 28.000 e fino ai 50.000 euro.
Premi di produttività
Viene abbassata dal 5% all’1% l’aliquota delle imposte sui premi di risultato erogati nel 2026 e 2027 e per le somme erogate come partecipazione agli utili d’impresa. Sale da 3.000 a 5.000 euro lordi il limite massimo di importo detassabile; rimane invece invariato come requisito di accesso l’aver conseguito, nell’anno precedente, un reddito da lavoro dipendente non superiore agli 80.000 euro.
Detassazione rinnovi contrattuali
Per gli incrementi retribuitivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nel 2026, in virtù dell’applicazione dei rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti tra 2024 e 2026, sarà applicata un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 5%. Tale imposta sostitutiva sarà applicata ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito 2025 non superiore ai 33.000 euro.
Detassazioni per alcune tipologie di lavoro
La legge di bilancio introduce un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, pari al 15% entro un limite annuo di 1.500, per le maggiorazioni e le indennità per lavoro notturno, per le maggiorazioni e le indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale e per le indennità di turno e gli emolumenti connessi al lavoro a turni previsti dai contratti di categoria. Questa norma si applica ai dipendenti del settore privato, a esclusione del settore turistico-alberghiero, purché nel 2025 non si sia maturato un reddito da lavoro dipendente superiore ai 40.000 euro.
Detrazioni fiscali
Per chi ha un reddito complessivo superiore ai 200.000 euro scatta la diminuzione dell’ammontare della detrazione dell’imposta lorda di un importo pari a 440 euro per gli oneri con deducibilità al 19% (escluse le spese sanitarie), per le erogazioni liberali ai partiti politici e per i premi di assicurazione per rischio di eventi calamitosi.
Detassazioni per i dipendenti pubblici
Per i dipendenti pubblici con reddito da lavoro entro i 50.000 euro e posizioni non dirigenziali è prevista un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 15%, sino a un limite di 800 euro, per il trattamento economico accessorio. Per i dipendenti di enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, l’imposta sostitutiva è cumulabile con l’applicazione dei regimi fiscali sostitutivi sui compensi per “prestazioni aggiuntive” e per lavoro straordinario.
Detassazione per il personale di strutture private accreditate
Dal 2026 si estende anche agli infermieri dipendenti delle strutture sanitarie e socio-sanitarie accreditate (Rsa e strutture residenziali, ad esempio) il regime di imposta sostitutiva del 5% per i compensi per lavoro straordinario già previsto per gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Dipendenti del settore turistico
Per il periodo 1° gennaio-30 settembre 2026 viene confermato, per i lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e per i lavoratori del comparto turismo un trattamento integrativo speciale che non concorre alla formazione del reddito. Tale trattamento è pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione al lavoro notturno e agli straordinari; il provvedimento si applica a chi abbia maturato nel 2025 un reddito da lavoro dipendente non superiore ai 40.000 euro.
Buoni pasto
Sale da 8 a 10 euro la soglia non imponibile dei buoni pasto elettronici corrisposti dal datore di lavoro ai propri dipendenti. Per i buoni pasto cartacei, invece, il limite resta fissato a 4 euro.
ASSUNZIONI, BONUS E POLITICHE PER IL LAVORO
Assunzioni a tempo indeterminato
Nel 2026, con valenza per un periodo massimo di 24 mesi, viene introdotto un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati (ad esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’Inail) per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, oppure per le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato.
Lavoratrici madri
In ambito privato si prevede un esonero totale dai contributi previdenziali in carico al datore di lavoro (fino a un massimo di 8.000 euro annui, esclusi premi e contributi Inail) per chi, dal 1° gennaio 2026, assuma donne con almeno tre figli minorenni e prive di impiego da almeno 6 mesi. L’esonero durerà 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, 18 mesi in caso di trasformazione a tempo indeterminato e 24 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato. La misura non è applicabile ai rapporti di lavoro domestico e di apprendistato e non è cumulabile con altri sgravi contributivi o riduzione delle aliquote.
Integrazione del reddito delle lavoratrici madri
Per le lavoratrici madri con almeno due figli è prevista l’erogazione di un importo di 60 euro mensili, sino al compimento del decimo anno del secondo figlio; per accedere alla misura occorre un reddito massimo di 40.000 euro, mentre restano esclusi dal perimetro il lavoro domestico e il lavoro autonomo. Per le lavoratrici con almeno tre figli e sempre un reddito massimo di 40.000 euro annui scatta anche un contributo di 60 euro mensili fino al compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo.
Ammortizzatori sociali
Per le aziende che operano nelle aree di crisi industriale complessa sono prorogati alcuni ammortizzatori sociali. Tra questi, sono rifinanziati per il 2026 le misure di sostegno al reddito dei lavoratori dei call center; si introduce un’integrazione salariale per le imprese di interesse strategico nazionale, con almeno 1.000 dipendenti, che hanno avviato un piano di riorganizzazione aziendale non ancora completato; è prorogata per il 2026 la Cigs per cessazione di attività – stante accordo governativo – per massimo 6 mesi qualora sussistano prospettive di cessione dell’azienda con riassorbimento occupazionale; è prorogata per il 2026 la Cigs per le imprese che cessano o abbiano cessato l’attività produttiva per la gestione degli esuberi di personale per un massimo di 12 mesi.
CONCILIAZIONE VITA-LAVORO
Trasformazioni di contratto
Per i datori di lavoro che concedono la trasformazione da full-time a part-time a lavoratori con almeno 3 figli conviventi, senza riduzione del monte ore complessivo aziendale, viene introdotto un esonero contributivo. Nel dettaglio, la misura stabilisce un esonero contributivo totale per 24 mesi dalla data di trasformazione del contratto e sino a un massimo di 3.000 euro su base annua; rimangono esclusi da questo perimetro i premi e i contributi Inail e l’aliquota di computo per le prestazioni. Per l’attuazione è atteso, entro 180 giorni dall’approvazione della manovra, un decreto attuativo interministeriale; la misura non si applicherà al lavoro domestico e all’apprendistato.
Congedi parentali
S’innalza a 14 anni, contro i precedenti 12 anni, il limite massimo d’età del figlio entro cui i genitori possono usufruire di congedi parentali. Qualora si utilizzi un congedo per la malattia di un figlio con più di tre anni, i giorni di congedo passano da 5 a 10 l’anno per ciascun lavoratore.
Contratti a termine in sostituzione di lavoratori in congedo
La legge di bilancio contempla la possibilità di prolungare i contratti a tempo determinato (anche se in somministrazione) per sostituire lavoratori in congedo di maternità o parentale (decreto legislativo 151/2001) così da consentire un periodo di affiancamento della persona sostituita. Ciò è consentito per una durata non superiore al primo anno di età del bambino.
PENSIONI E PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Accesso alla pensione
Gli aumenti dell’età pensionabile, legati all’aspettativa di vita, scatteranno dal 2027 (aumento di un mese rispetto ai termini attuali). Per i cosiddetti lavoratori usuranti è previsto lo stop all’adeguamento alla speranza di vita.
Ape sociale
L’Ape sociale (una specifica modalità di anticipo pensionistico) è confermata per tutto il 2026. Per potervi accedere, il lavoratore deve aver raggiunto i 63 anni e 5 mesi d’età e trovarsi alternativamente in stato di disoccupazione e completamento della fruizione della Naspi, oppure svolgere da almeno 6 mesi una mansione di assistenza (ad esempio al coniuge o parente di primo grado convivente con disabilità grave), oppure in riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%, oppure svolgere una professione usurante ed avere almeno 36 anni di anzianità contributiva.
Incentivi per restare al lavoro
Sono confermati alcuni incentivi per i lavoratori dipendenti – pubblici e privati – che scelgono di restare al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata: in questo caso, la quota di contributi previdenziali a loro carico finisce direttamente in busta paga anziché essere versata all’Inps.
Tfr e previdenza complementare
Per i dipendenti privati di prima assunzione dal 1° luglio 2026 entra in vigore un meccanismo di potenziale adesione automatica alla previdenza complementare. In assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni dall’assunzione, il Tfr confluisce automaticamente nel fondo previsto dagli accordi o dai contratti collettivi (anche territoriali o aziendali), oppure, in mancanza di accordi collettivi, nel fondo nazionale residuo istituito presso l’Inps. Viceversa, entro 60 giorni dall’assunzione il dipendente può scegliere di conferire l’importo del Tfr in altra forma di previdenza complementare oppure di mantenerlo in azienda.
Previdenza complementare e fisco
Dal 2026 sale a 5.300 euro, contro i precedenti 5.164,57 euro, il limite annuo di deducibilità dalle imposte sui redditi per i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro alle forme di previdenza complementare.
Accantonamenti Tfr
Anche le aziende che superano la soglia dei 50 dipendenti dopo l’avvio dell’attività dovranno conferire al Fondo Tesoreria INPS le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare. Fanno eccezione, limitatamente agli anni 2026 e 2027, i datori di lavoro che nell’anno precedente abbiano avuto una media annua inferiore a 60 dipendenti. A partire dal 2032 l’obbligo si applicherà anche alle imprese con almeno 40 lavoratori.
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