Orientamento, quanto è importante che la scuola entri davvero in azienda

CAPITALE UMANO. L’assessore regionale Simona Tironi spiega perché il vero salto di qualità passa dall’esperienza diretta nei luoghi del lavoro e da progetti come «LabLab», che ribaltano il rapporto tra studenti e imprese

C’è un freno strutturale che continua a pesare in maniera notevole sull’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: quello tra scuola e imprese, un freno che rischia di allungare la distanza anziché accorciarla. Un vuoto che non si colma con iniziative simboliche o con l’orientamento ridotto a qualche incontro occasionale, ma che richiede un cambio di paradigma. Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, lo definisce senza giri di parole «un buco nero» che va riempito con modelli nuovi, continui e concreti.

Quando la formazione è davvero duale

La Regione Lombardia, in questi anni, ha osservato da vicino ciò che funziona davvero nel ridurre il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e aspettative dei giovani. «Lo vediamo chiaramente nell’istruzione e formazione professionale e negli ITS Academy - spiega Tironi - perché sono percorsi che funzionano». Il motivo è semplice: la relazione con il mondo produttivo non è accessoria, ma strutturale. Gli studenti trascorrono una quota significativa del loro percorso formativo in azienda, fino al 50% del tempo, entrando in contatto diretto con i contesti in cui il lavoro prende forma.

L’esperienza che costruisce consapevolezza

Questa immersione produce un effetto spesso sottovalutato: la consapevolezza. «Respirare l’azienda, anche solo osservare come si crea valore e come si produce, restituisce ai ragazzi una percezione diversa del lavoro», sottolinea l’assessore. Non si tratta solo di apprendere competenze tecniche, ma di costruire un’identità professionale più solida. I giovani tornano a scuola più forti, più pronti, più orientati nelle scelte successive.

Non solo aziende a scuola, ma scuole in azienda

Da qui nasce una convinzione netta: non basta più parlare di «azienda che entra a scuola». Il vero salto di qualità avviene quando è la scuola a entrare stabilmente nelle imprese. Un passaggio culturale che coinvolge il sistema educativo, il tessuto produttivo e le politiche pubbliche. «Questo è il modello che dobbiamo portare sempre di più, anche in tutte le altre scuole», afferma Tironi.

Orientare insieme ai ragazzi

In questa cornice si inserisce «LabLab», il progetto regionale pensato per rendere l’orientamento un’esperienza attiva e non calata dall’alto. L’elemento distintivo è l’approccio: il progetto è costruito insieme ai ragazzi. «Spesso - osserva l’assessore - immaginiamo soluzioni straordinarie per i giovani, ma senza coinvolgerli davvero. Qui abbiamo voluto fare il contrario». LabLab è una piattaforma digitale a cui accedono gli studenti del secondo ciclo di istruzione. Attraverso una web app, i ragazzi caricano informazioni su interessi, attitudini e competenze, comprese quelle che faticano a emergere nei percorsi scolastici tradizionali. Un algoritmo di intelligenza artificiale suggerisce aree tecniche e tematiche coerenti con il profilo dello studente, aprendo un ventaglio di possibilità spesso inattese. Da lì il passaggio è diretto: centinaia di aziende hanno già aderito al progetto, rendendo disponibili slot di job experience con tempi, modalità e durata decisi dall’impresa. Lo studente sceglie, prenota e vive l’esperienza. «È come acquistare un biglietto aereo - spiega Tironi - ma invece di una destinazione geografica si esplora un mondo professionale».

Un ribaltamento nei rapporti con le imprese

Il ribaltamento è evidente: non è più solo l’azienda a selezionare, ma il ragazzo a mettersi alla prova, a verificare sul campo se un settore o una professione corrispondono alle aspettative. L’esperienza, anche breve, diventa uno strumento potente di orientamento. «Capisce davvero che cos’è quella fetta di mondo che, non conoscendola, avrebbe magari escluso a priori», aggiunge l’assessore. Per le imprese, il valore è altrettanto chiaro. LabLab consente di incontrare giovani in una fase precoce, fuori dalle logiche del reclutamento tradizionale, costruendo una relazione basata sulla conoscenza reciproca e non solo sul colloquio finale. Un vantaggio strategico soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso faticano a raccontarsi e a intercettare talenti.

Una priorità strutturale per il sistema lavoro

Il messaggio che emerge è netto: l’orientamento efficace non si fa a distanza, ma nei luoghi del lavoro. Richiede tempo, apertura e una governance pubblica capace di coordinare scuola e imprese. È su questo terreno che si gioca una parte decisiva della competitività futura, ma anche della capacità del sistema di offrire ai giovani scelte più consapevoli e meno casuali. Colmare il «buco nero» tra scuola e lavoro non è più una sfida rimandabile. È una priorità strutturale che passa dall’esperienza reale, dall’incontro diretto e da modelli che mettono i ragazzi nelle condizioni di scegliere, conoscendo davvero.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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