Termoidraulici e Gen Z, sfida green. Il futuro sostenibile è di chi lo installa
#IMPRESEPOSITIVE. Sei imprese artigiane del Consorzio Caib raccontano la bellezza concreta di un lavoro invisibile ma decisivo per l’efficienza energetica. Perani (presidente) ai giovani: «Non restate spettatori del cambiamento».
Non è un mestiere tra i più cool del momento. Ma in chiave orientamento professionale capisci se ti entra dentro, sin dalle prime esperienze: quando torni la sera, ti giri indietro e guardi quello che hai fatto. «Se hai voglia di ammirarlo, allora sei sulla strada giusta». Se non lo guardi, probabilmente non è il tuo lavoro. Attorno al tavolo del Consorzio Artigiani Idrotermosanitari Bergamaschi (Caib), che riunisce imprese artigiane del territorio di Bergamo e Como, il confronto è diretto, concreto, senza filtri. Dopo l’assessment dell’ Osservatorio Delta Index che ha misurato l’attrattività di sei aziende artigiane verso la Gen Z, a raccontarsi in un’intervista di gruppo sono i protagonisti: Alex Baroni, Arianna Scarpellini, Cristian Caprini, Paolo Carrara, Claudio Fiorendi e il presidente Antonio Perani. Aziende diverse, storie differenti, ma una domanda comune: chi prenderà il testimone?
La fatica e la soddisfazione
Quattordici anni. È l’età che ritorna più spesso nei ricordi. «Si iniziava presto». Si entrava in bottega, si imparava guardando. All’inizio non è stato semplice. «Gli amici finivano prima, in fabbrica si guadagnava di più». «Qui si stava fuori, d’estate e d’inverno. Si faceva fatica vera».
Eppure qualcosa scattava. «Non fai mai la stessa cosa». Ogni cantiere è diverso, ogni casa ha un problema da risolvere. Entrare in un ambiente demolito e restituirlo funzionante. «Prima è polvere, dopo è comfort». «La soddisfazione è concreta, la tocchi con mano».
Carenza di candidature
Il problema oggi non è la passione di chi c’è. È trovare chi inizi. «Non arrivano candidature». Non si tratta solo di competenze, ma di immaginario. Il lavoro manuale è stato messo ai margini del racconto sociale. «Sembra un mestiere vecchio. Ma non lo è». Negli ultimi vent’anni il settore è cambiato radicalmente. «Oggi devi studiare. Pompe di calore, impianti ibridi, sistemi domotici, regolazioni digitali. Non basta saper usare le mani, devi capire la tecnologia». La transizione energetica non è uno slogan: «Noi lavoriamo sulla sostenibilità tutti i giorni». Sono gli impianti a determinare i consumi, l’efficienza, l’impatto ambientale. «Se l’impianto è fatto bene, la casa consuma meno. E inquina meno».
Maestri di risparmio energetico
Eppure questo non viene raccontato abbastanza. «Spieghiamo il risparmio economico, non sempre il valore ambientale». Per la Generazione Z, sensibile ai temi green, potrebbe essere un elemento decisivo. «Il nostro è un lavoro moderno, ma non lo diciamo». Attrarre significa anche questo: tradurre il mestiere in linguaggio contemporaneo. E allora emergono racconti concreti: «Quando monti una pompa di calore e sai che quella famiglia consumerà meno per vent’anni, capisci che non stai solo installando un impianto». «Quando sistemi un problema e il cliente ti dice grazie, quello non è solo un lavoro, è fiducia». «Non vendiamo prodotti, risolviamo problemi». «Entriamo nelle case delle persone, dobbiamo essere competenti ma anche affidabili». C’è anche l’orgoglio silenzioso del lavoro ben fatto. «Se un impianto funziona per dieci anni senza che nessuno ti richiami, quella è la vera soddisfazione». «Nessuno vede i tubi nel muro, ma noi sappiamo che sono lì». «Il nostro lavoro è invisibile quando è fatto bene». E forse è proprio questa invisibilità che lo penalizza nell’immaginario dei giovani.
La competenza da costruire
Poi torna il tema della selezione. «Non possiamo pretendere esperienza. Chi entra non sa fare quasi nulla. È normale. Cerchiamo atteggiamento». Voglia di imparare, costanza, rispetto dei tempi. «La competenza si costruisce». È un settore dove l’errore insegna più di una lezione teorica. «Se sbagli una pendenza, l’acqua non scorre». È una scuola severa ma chiara.
La formazione è il cuore: «Servono sei o sette anni per essere autonomi. Non basta un corso, non basta un diploma. Il mestiere lo impari in cantiere». Affiancamento, correzione, ripetizione. «Rubando il mestiere», come si diceva una volta. È un sapere artigiano che passa di mano in mano. Ma qui emerge una frattura culturale. «I ragazzi vogliono vedere subito il risultato». Questo è un lavoro che chiede pazienza. All’inizio si assegnano compiti semplici. «Devi dargli responsabilità graduali». Quando qualcosa funziona grazie alle sue mani, cambia lo sguardo. «La prima volta che un impianto parte per merito tuo non la dimentichi». «Quando vedi l’acqua scorrere dove prima non c’era nulla, capisci che stai costruendo qualcosa».
Feedback continui
Il rapporto in azienda è diretto. «Non siamo una multinazionale». Il confronto con il titolare è quotidiano. «Si parla, si corregge, si cresce». Non esistono percorsi formalizzati, ma attenzione sì. «Chiediamo feedback sia al ragazzo sia a chi lo affianca». È un sistema informale ma continuo. «Se non ti confronti, perdi il ragazzo». E trattenere significa molto più che pagare uno stipendio. «I soldi contano, ma non bastano». Conta il clima, il rispetto, la possibilità di imparare. «Se il giovane vede prospettiva, resta. Se sente che cresce, resta».
Rapporto difficile con la scuola
Il rapporto con la scuola resta una ferita aperta. «Non vediamo che venga proposta davvero questa strada». Licei e università sono il percorso dominante. «I mestieri tecnici vengono raccontati poco». Quando gli artigiani entrano nelle scuole, l’interesse non è automatico. «Spesso sono più preoccupati i genitori dei figli. Come se il lavoro manuale fosse un ripiego». Eppure le prospettive sono concrete. «Puoi specializzarti», «Puoi metterti in proprio». Il mercato chiede competenze che non trova. «C’è lavoro per anni». «Chi oggi impara questo mestiere non resterà senza lavoro perché l’intelligenza artificiale non potrà sostituirlo».
L’assessment Delta Index ha stimolato una riflessione interna. «Non basta dire che i giovani non vogliono lavorare». Bisogna interrogarsi su comunicazione, inserimento, accompagnamento. Perché il mestiere artigiano è anche questo: trasmettere competenza. E forse la frase che più sintetizza l’esperienza è questa: «A fine giornata sai sempre cosa hai fatto. E questo, oggi, non è poco». In un tempo che parla continuamente di futuro sostenibile, c’è un comparto artigiano che lavora ogni giorno dentro quel futuro. «Scaldiamo e rinfreschiamo le case, ma anche le prospettive». Forse è arrivato il momento di raccontarlo con più forza.
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
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