Venerdì 16 Maggio 2014

Dal marketing si riscopre orafa
Giulia diventa «Regina Alleni»

Gioielli con il marchio «Regina Alleni» di Giulia Maria Benvenuto

Come si fa dalla comunicazione al marketing diventare orafa «barocca»? Come si fa a rivoluzionarsi la vita e a investire su se stessi in un periodo come questo, quando tutti ti dicono di chiudere baracca, di non rischiare, di provarci magari lontano dalla propria città? Giulia Maria Benvenuto è un tipo cocciuto, sorride pochissimo ma parla tanto, e ha quell’eleganza riservata che ti fa capire che la famiglia le ha insegnato per bene che c’è sempre una strada da percorrere. E in cui credere.

E così lei ci ha provato, a fare la orafa, e si è trasformata: dai business plan e presentazioni in power point si è messa a disegnare gioielli, libellule danzanti, fiori bon ton, stelle marine luccicanti.

E si è trasformata in «Regina Alleni», il suo marchio e il suo piccolo mondo. Bergamasca doc, 33enne dal cognome importante e molto conosciuto in città: la sua famiglia vanta un lungo elenco di medici condotti e specialistici con suo padre Alberto primo della lista e noto ginecologo del Papa Giovanni XXIII.

Dall’altro lato c’è mamma Marirosa, pavese trasferita a Bergamo per amore, portando con sè «la sua ironia, l’amore per la moda, gli accessori, quei modelli sartoriali che copiava dalle riviste, quei tessuti antichi che io bambina passavo le ore ad accarezzare». Giulia si incanta e parla di lei, perchè nasce tutto da qui: «La passione per i gioielli arriva dalla raffinatezza di mia madre che mi ha fatto scoprire il mondo dei bijoux».

Perchè Regina Alleni è un mix elegante di cristalli e leghe di metalli, di quella filosofia del gioiello nata negli Venti: «Quando si volevano imitare gioielli veri: a quel tempo i preziosi erano qualcosa di veramente esagerato, quasi monumentali: non si badava neppure alle quantità di oro, argento e pietre preziose impiegate nella loro costruzione. I gioielli veri venivano commissionati da famiglie facoltose e il bijou doveva sembrare “quel” gioiello, da utilizzare in situazioni nelle quali non era consigliabile indossare l’originale. Da qui la categoria del prodottosi è ampliato, e oggi i materiali utilizzati per i bijoux hanno un valore paragonabile a gioielli che impiegano materiali preziosi».
Per Giulia sono cristalli di vetro della Boemia, Swarovski certificati, cristalli tedeschi che provengono dalla Foresta Nera «con screziature talmente originali da richiedere particolari incastonature». Cristalli, insomma, nelle molteplici e infinite sfaccettature di colore, che prendono nuove forme dalle fusioni dei metalli - stagno, bronzo e ottone - che danno la forma a bracciali, lunghe collane dallo stile anni Trenta, spille floreali, giocosi orecchini pendenti. Giulia disegna, ricerca negli archivi storici delle fonderie artigiane con cui collabora, parte da vecchi modelli degli anni Trenta per attualizzarli: «Un ramo fiorito diventa un earcuff, orecchino che abbraccia letteralmente tutto il padiglione auricolare». Un modo di concepire un accessorio che da sempre contraddistingue l’eleganza di una donna, dal gusto rock-retrò, ma senza dimenticare quel sentimento «barocco» che contraddistingue la sua filosofia.

Basta ragionare sul suo brand: «Sono partita dal simbolo antico del serpente, animale-archetipo che rimanda al ciclo continuo della vita. Ma il serpente è anche incoronato: è il sogno che si realizza e che si esprime con un fiore di Ibisco stilizzato, per sottolineare la femminilità. Infine cosa scopro? Che c’è proprio un serpente il cui nome scientifico è Regina Alleni». Meglio di così, per un prodotto tutto made in Italy e lavorato a mano, «dove il gioiello gioca con le forme e i colori, le variazioni di tono che emergono dalle sfaccettature dei cristalli». E in fondo a Giulia la laurea in Comunicazione d’Impresa è pure servita: «Ad aprire la “bottega” due anni e mezzo fa e a progettare il sogno» continua a raccontare nel suo showroom di via San Lazzaro, in città, dove ti accolgono «Lullaby», libellule pendenti dai toni confetto, le stelle marine «Mara», con le parti smaltate a mano mentre i fiori sono galvaniche in argento antico e Swarovski nei toni pastello. E poi c’è «Leda», parure giocosa di polipetti, «Sharaz»,manichetta in mordorè e Swarovski Crystal oppure «Gea», il bracciale oro in fusione a cerapersa che sembra quasi una corteccia. «Tanta passione, voglia di rendere contemporaneo un stile antico, con un pizzico modaiolo». Perchè, se scavi bene nel passato, si scopre pure che Giulia la moda ce l’ha nel sangue: «Il mio bisnonno Alberto Mazzoni gestì la sua sartoria tutta la prima metà del ’900, sotto i portici di piazza Dante». Giulia raccontala sua storia: «Deve essere un esempio per chi sta per intraprendere delle scelte. È dura, a volta demoralizzante, ma è anche bellissimo quando ci credi: mai mollare, le soddisfazioni arrivano con il tempo». I suoi gioielli ora sono a Cortina, Amalfi e Cannes, Asti, Firenze, Verona, Abano Terme e Padova. Curiosa e appassionata Giulia: «Vivo con unicità questa storia e questo momento: i panni di “Regina Alleni” mi vestono alla perfezione». E questa volta sorride.

Fabiana Tinaglia

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