I detective della memoria tra le tombe
Storie vere e simboli nascosti nei cimiteri: nel libro «Detective al cimitero» Giulia Depentor ci accompagna alla scoperta di angeli, farfalle e urobori tra arte funeraria e memorie dimenticate
«Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie, la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felice? Tutte, tutte dormono sulla collina». Prende avvio con questa citazione dall’«Antologia di Spoon River» di Edgar Lee Masters il libro di Giulia Depentor «Detective al cimitero». Un libro per ragazzi, ma godibile e interessante anche per gli adulti, che traccia le caratteristiche dei «camposanter», cioè quelle persone che, a volte senza farci caso, entrano nei cimiteri e si lasciano conquistare dai numerosi simboli che popolano le tombe.
Grazie alle illustrazioni di Francesca Carabelli, l’autrice accompagna il lettore a decifrare e a dare un senso a quell’istintivo soffermarsi sul volto di una foto-ceramica, al vagheggiare attorno ad una scultura, a una citazione, a un epitaffio o alla polvere su una lapide. Un po’ detective, un po’ esploratori, con taccuino, penna, mappa e telefono per scattare delle fotografie, i «camposanter» non frequentano i cimiteri per curiosità, ma perché sentono l’urgenza di raccontare le storie di persone dimenticate. Progettano la visita, raccolgono gli stimoli e approfondiscono le storie, ma soprattutto si adoperano per non far svanire dalla memoria le vite “raccolte” nel corso della passeggiata. Scrive l’autrice: «Ho osservato statue che, nei loro dettagli, tramandavano segreti e misteri, ho seguito il filo di esistenze allegre, difficili, a volte anche tragiche».
Giulia Depentor è scrittrice e content creator, spesso definita dalla stampa «influencer dei cimiteri». Esplora questi luoghi e da qui si muove per condurre affascinanti ricerche storiche e genealogiche. Durante i suoi viaggi in giro per il mondo ha inseguito le sue passioni, riversandole nei podcast «Camposanto» e «Microfilm» in cui rievoca i grandi eventi della storia dal punto di vista di chi è rimasto lontano dai riflettori.
Nel libro mette a disposizione del lettore una bussola per orientarsi tra i simboli e i segni di cui sono ricche le lapidi. Quello dell’iconografia funeraria è un argomento molto ampio: i simboli ed il loro valore cambiano a seconda del luogo e dell’epoca. Per esempio i cimiteri vittoriani, ma anche i nostri storici, sono ricchissimi di immagini simboliche e allegoriche in quanto proprio dall’800 nascono i grandi cimiteri monumentali ai margini delle città. Eccone alcuni.
Alfa e omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. Sulle lapidi indicano l’inizio e la fine dell’esistenza. In alternativa per la nascita si può trovare una stella e per la morte una croce (data di morte) oppure soltanto la lettera N. (nato) e M. (morto). Pecore e agnelli indicano purezza, innocenza e sacrificio ed è spesso sulle tombe di bambini e giovani donne non ancora sposate. Nei cimiteri cristiani sono anche un riferimento alla figura di Cristo come agnus Dei, l’agnello di Dio. L’angelo compare sulle tombe in diverse forma ed età. Può essere scolpito a tuttotondo come una statua o inciso sulla lapide come bassorilievo. Spesso gli angeli sono in lacrime, si tengono la testa tra le mani o sono accasciati sulla tomba. Esprimono emozioni in cui i parenti possono riconoscersi e accompagnano l’anima nell’aldilà. Sono frequenti le immagini di angioletti sulle sepolture dei bambini. In ambito religioso sono le guide che portano le anime verso il Paradiso (versione religiosa degli psicopompi mitologici). Se suonano una tromba allora il riferimento è al giorno del giudizio. La colomba per i cristiani rappresenta lo Spirito Santo e sulle tombe indica innocenza e pace. La farfalla simboleggia l’anima umana, come nel mito greco di Psiche. Come un bruco che, dopo aver strisciato per terra diventa farfalla volando verso l’immensità del cielo, così anche l’anima umana, dopo la morte, tende verso l’eternità e verso Dio. Spesso viene rappresentata nel momento in cui esce dal proprio bozzolo e diventa simbolo di rinascita. L’uroboro è il serpente che si morde la coda ed è un simbolo antico. Sembra fermo, ma in realtà addenta la sua estremità e sta a indicare che l’energia si esaurisce e rinnova continuamente. Se su un monumento funebre si trova la decorazione di foglie di alloro scolpite, significa che lì sono sepolte personalità politiche importanti per la comunità locale. Le immagini sono ricche tanto quanto lo sono le vite degli uomini e questo è solo l’inizio di un viaggio alla loro scoperta.
Clara Maffei: la dama dei salotti, colta e generosa
Nel suo salotto clusonese si incontravano letterati, musicisti, artisti e patrioti come Manzoni, Verdi, Hayez e il giornalista Carlo Tenca, al quale fu sentimentalmente legata. Tuttavia Elena Chiara Maria Antonia Carrara Spinelli, o più semplicemente la contessa Clara Maffei (Bergamo, 1814 - Milano, 1886), a Clusone, luogo per lei di pace e serenità, è conosciuta anche per l’importante lascito destinato all’asilo (Fondazione Clara Maffei) e come angelo dei poveri, particolarmente attenta ai bambini a cui guardava con speranza.
Nell’agosto 2023 ha preso avvio un progetto di valorizzazione della sua figura con l’obiettivo di restaurare la sua tomba che si trova nel Cimitero Monumentale di Milano e che ospita un angelo piangente. In suo onore è stato realizzato lo spettacolo teatrale «Clara».
Strage ai «forni hoffmann»: le ragazze vittime del Pirogenico Militare
È stata una delle più gravi tragedie della storia di Caravaggio e il Comune non ha voluto dimenticarla insieme alle sue vittime: tredici donne, fra i venti e trent’anni, rimaste uccise il 3 gennaio 1919 perché investite dall’esplosione di alcune bombe mentre erano intente a lavorare nell’azienda «Forni Hoffmann» requisita, agli inizi della Grande guerra, dall’autorità militare per la fabbricazione di razzi luminosi. Dello stabilimento, che assunse durante il conflitto mondiale il nome di Pirogenico Militare, rimane solo uno dei pilastri del cancello di ingresso.
Nel cimitero cittadino si trova, invece, la tomba, con alcune rose scolpite, delle 13 donne morte sotto le bombe oltre che quella di un caporal maggiore del Genio Militare rimasto anche lui ucciso nell’esplosione. La tomba è stata acquistata dal Comune nel 2017.
Giampiero Vavassori: il partigiano «Janez», gloria della sua Credaro
Nell’aprile 2010 Credaro ha onorato la memoria del giovane partigiano Giampietro Vavassori, nome di battaglia «Janez». Medaglia d’oro della Resistenza bergamasca, fu l’unica vittima della storica battaglia di Fonteno del 31 agosto 1944, combattuta dai partigiani della 53ª Brigata Garibaldi contro i nazifascisti. A ricordarne la figura è stato Matteo Alborghetti con il suo libro «La 53ª Brigata Garibaldi Tredici Martiri». Don Giovanni Finazzi, coetaneo e amico di Vavassori, ha letto la poesia «Monumento al partigiano».
Insieme a Vavassori, Alborghetti ha ricordato altri quattro partigiani credaresi della Garibaldi: Venanzio Carrara (detto Quercia), Annibale Paris (Erba), Pierino Valoti (Bullo) e Severo Scattini (Kammamuri) la cui moglie, Celestina Cancelli, è stata la vivandiera del gruppo che condivise con il marito quegli anni di lotta clandestina.
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