Bergamo senza confini / Valle Seriana
Domenica 01 Febbraio 2026
A Ponte Nossa maestro di sci, ora a Toronto manager d’azienda
LA STORIA. Luca Fiorina ha lavorato come idraulico seguendo le orme del padre, poi la partenza per il Canada. Dal 2019 nuova vita e ruolo per il 40enne oltreoceano.
Una proposta di lavoro che arriva e cambia la vita. È stato proprio così per Luca Fiorina, 40enne di Ponte Nossa, che dal 2019 si è trasferito in Canada, a Toronto. Oggi ricopre il ruolo di general manager dell’area Nord America per Adicomp, azienda italiana facente parte del gruppo Ingersoll Rand, che produce sistemi di compressione e trattamento per biogas, metano, CO2, idrogeno e altri gas speciali, mentre in Italia si divideva tra l’attività di idraulico e maestro di sci.
Idraulico e maestro di sci
«Dopo il diploma come perito meccanico con specializzazione in produzione materie plastiche all’Isiss di Gazzaniga – spiega il nossese –, dividevo il mio tempo lavorativo tra l’attività di idraulico libero professionista, seguendo le orme di mio padre, e l’attività di allenatore di sci alpino. Da qualche tempo c’era però la voglia di mettersi in gioco per fare qualche esperienza lavorativa nuova e nell’autunno 2018 si sono allineati i pianeti ed è arrivata, senza cercarla, l’occasione di una proposta di lavoro da un’azienda locale che cercava una figura professionale per seguire i progetti in Nord America».
Il volo per il Canada
«Non ho mai avuto, e tuttora non ho, un progetto con dei limiti temporali, ma piuttosto con degli obiettivi»
«Da lì è partita la nostra avventura (mia e di mia moglie, ai tempi compagna) alla volta del Canada, precisamente a Toronto – racconta Fiorina –. Siamo partiti con l’idea di provare, e vedere come andava. Non ho mai avuto, e tuttora non ho, un progetto con dei limiti temporali, ma piuttosto con degli obiettivi. Quando abbiamo deciso di partire, lo abbiamo fatto con l’obiettivo consapevole di voler crescere personalmente e professionalmente, e sfruttare al meglio questa occasione, perché onestamente, per quanto mi riguarda, lasciare il paese dove si è nati e cresciuti, e soprattutto, essere lontano da parenti e amici di una vita, è in ogni caso un sacrificio, anche se le cose dall’altra parte del mondo stanno andando bene. Quindi mi sono detto “già che fai il sacrificio, fallo per un buon motivo”». Una nuova vita che ha richiesto impegno e fatica per essere ricostruita. «Sapevo che ci potevano essere ottime opportunità – prosegue –, ma allo stesso tempo sapevo che ci sarebbero stati momenti difficili».
Uscire dalla comfort zone
«Professionalmente avevo aspirazioni di crescita e voglia di fare esperienze nuove, di imparare cose nuove, di viaggiare e aprire i miei orizzonti e vedere come è vivere al di fuori dall’Italia e dall’Europa. Personalmente invece, mi aspettavo di trovare nuove amicizie e continuare una vita simile a quella che avevo vissuto fino ad allora in Italia, solamente in un contesto differente. Qui mi sono ampiamente sbagliato. Quando siamo arrivati, non conoscevamo nessuno a Toronto o nell’est del Canada, e non avevamo contatti al di fuori di tre o quattro persone al lavoro».
«Passare dal vivere in Alta Valle Seriana, con una vita che gira attorno al mondo della montagna (ambiente che amo e al quale mi sento particolarmente legato) a una città vasta come Toronto, circondati da circa 8 milioni di persone, in un territorio pianeggiante per migliaia di chilometri, non è stato facile»
Tempi lunghi per le amicizie
«C’è voluto parecchio tempo, anni, e molto impegno, per trovare amicizie degne di essere chiamate tali – ricorda –, persone con cui si va d’accordo, con cui si condivide volentieri il tempo libero e con le quali ci si sente un po’ più a casa. Passare dal vivere in Alta Valle Seriana, con una vita che gira attorno al mondo della montagna (ambiente che amo e al quale mi sento particolarmente legato) a una città vasta come Toronto, circondati da circa 8 milioni di persone, in un territorio pianeggiante per migliaia di chilometri, non è stato facile». Le Toronto Islands sono a pochi minuti di traghetto dal centro e offrono spiagge, silenzio e una vista pazzesca dello skyline. Il clima è più mite rispetto a molte altre città canadesi, grazie al Lago Ontario (che però regala venti gelidi mica male).
Metropoli sicura e tranquilla
Molti pensano che Toronto sia la capitale del Canada, ma invece è Ottawa. Toronto è però la città più grande del Paese e il suo motore economico. «È generalmente pulita, molto verde e calda in estate, grigia, fredda e ventilata d’inverno. Si affaccia sul lago Ontario, che sembra più un mare: è grande circa 51 volte il lago di Garda. Nota negativa, il traffico e il trasporto pubblico. Date le distanze importanti, moltissima gente si sposta in auto creando un traffico che nemmeno le autostrade con sei corsie per senso di marcia riescono a smaltire. Le abitudini sono diverse rispetto a casa: a livello burocratico, qui sembra funzionare tutto in modo più snello rispetto all’Italia, ma so che anche qui le cose non sono perfette».
«È una città multiculturale e ognuno ha le sue abitudini: ci è capitato di essere invitati a casa di persone che alle 17.30 era seduta a tavola per la cena»
Si parlano 180 lingue
Più del 50% degli abitanti di Toronto è nato fuori dal Canada. Si parlano oltre 180 lingue e puoi mangiare cibo da praticamente ogni angolo del pianeta. «La mia esperienza personale, sia a livello di processo di immigrazione, per permessi, visti e cittadinanza, sia a livello amministrativo e fiscale, fino ad ora è stata molto positiva - racconta Fiorina –. È una città multiculturale e ognuno ha le sue abitudini: ci è capitato di essere invitati a casa di persone che alle 17.30 era seduta a tavola per la cena. I costi per certi servizi o attività sono molto più alti, così come per i beni primari e il cibo».
Nostalgia dei prodotti genuini
«Non vedo questo posto come la mia destinazione finale – confessa –, ma soltanto una tappa lungo il percorso. Il richiamo dell’Italia attira sempre, ma quale sia la prossima meta non lo so. Sicuramente pensando al futuro, ci piacerebbe avvicinarci ai nostri affetti e alle nostre famiglie»
«Dall’altra parte, la fortuna di essere a Toronto, è che essendo la città più grande del Canada, è anche il centro degli scambi commerciali e qui puoi trovare tutti i tipi di cucine del mondo e, una volta orientati, si trova anche una qualità molto alta. Ovviamente per la qualità si paga profumatamente, in modo sproporzionato rispetto a casa. Qui si trovano molti prodotti italiani, e ci sono un sacco di ristoranti italiani, quindi diciamo che per certi versi mi manca solo la componente dei piatti e dei prodotti bergamaschi o nordici, che è difficile se non impossibile trovare qui». Il 40enne non vuole però invecchiare in Canada. «Non vedo questo posto come la mia destinazione finale – confessa –, ma soltanto una tappa lungo il percorso. Il richiamo dell’Italia attira sempre, ma quale sia la prossima meta non lo so. Sicuramente pensando al futuro, ci piacerebbe avvicinarci ai nostri affetti e alle nostre famiglie. La loro mancanza si sente parecchio, così come anche viaggiare a costi contenuti, la varietà dei paesaggi che l’Europa in generale regala, e il gusto del cibo nostrano, genuino, come il formaggio di monte e il salame locale».
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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