Da Treviolo al Brasile: Luigi a 17 anni parla alla Gen Z con un podcast
LA STORIA. Studente del liceo Secco Suardo di Bergamo è partito per un anno di scambio a Jaraguá do Sul e si rivolge ai giovani con il suo progetto «NeosGenos».
Un anno in Brasile, come «exchange student», a 17 anni: così Luigi Savio, 17 anni, di Treviolo è partito per il Sudamerica all’interno di un programma di scambio tra studenti promosso da Intercultura. «Il Brasile non è stata una scelta diretta, non nel senso tradizionale del termine – racconta il ragazzo iscritto al liceo Secco Suardo in cui frequenta l’indirizzo delle scienze umane –. Quando decidi di fare un anno all’estero con Intercultura, stili una lista, metti in ordine i tuoi desideri. I miei primi quattro posti erano occupati da Paesi europei, mete che sentivo più vicine, forse più gestibili. Poi, quasi per un istinto di “ribellione” verso la comodità, ho inserito il Brasile al quinto posto. Volevo un luogo che fosse l’esatto opposto di ciò che vivevo ogni giorno a Treviolo o tra i banchi del liceo. Cercavo un Paese che mi obbligasse ad aprire una nuova vita, che mi mettesse davanti a difficoltà reali e sfide inedite. Quando mi è stato assegnato, ho capito che il destino aveva preso sul serio la mia voglia di ignoto».
La scuola in Brasile
«Sono arrivato a metà agosto – racconta –, mentre in Italia si celebrava l’estate e qui, invece, iniziava un inverno strano, diverso da quello a cui ero abituato». Luigi è finito a Jaraguá do Sul, nello stato di Santa Catarina, una terra che porta nel nome la traccia di una colonizzazione europea antica, un miscuglio di culture europee che alla fine dell’Ottocento cercarono fortuna oltre l’oceano. Eppure, in questo angolo di mondo, la nostalgia non ha il sapore amaro del rimpianto, ma quello vibrante dell’integrazione. Qui l’identità non è un reperto da museo, ma un organismo vivo che ha assorbito l’energia degli indios, creando una cultura che parla una lingua unica. Luigi si è ritrovato immerso in questa realtà, iscritto a un istituto federale dove studia chimica. «La scuola qui ha ritmi che stravolgono l’idea europea di calendario – spiega –. Ho iniziato subito ad agosto, perché l’anno scolastico segue il ciclo delle stagioni del sud del mondo: si studia fino a fine dicembre, poi esplode l’estate e ci si ferma fino a febbraio per le vacanze, per poi ricominciare e arrivare fino ad agosto».
Il podcast della Gen Z
«Jaraguá do Sul è un posto particolare, si sente forte l’eredità dei migranti veneti e bergamaschi, ma tutto è stato rimescolato – racconta ancora –. Ciò che colpisce, però, non è quello che ci somiglia, ma quello che ci rende unici. Le differenze con l’Italia sono profonde e a volte spiazzanti. In Brasile ho scoperto una dedizione al lavoro che ricorda quella bergamasca, ma animata da un pathos differente: qui il fare non è fine a se stesso, è un atto d’amore per la famiglia e un esercizio di fede. La domenica le chiese traboccano con oltre seicento persone. Eppure, a questa forza collettiva si oppone un isolamento privato: molte famiglie vivono in bolle chiuse, valorizzando il proprio nucleo a discapito della socialità esterna. Manca quella vicinanza spontanea tra vicini e colleghi tipica delle nostre comunità».
In questa distanza, Luigi ha trovato il modo di non restare in silenzio. Nonostante i chilometri e la fatica di una lingua da masticare ogni giorno, ha portato con sé il suo progetto più ambizioso: «NeosGenos», un podcast nato su YouTube per dare voce alla sua generazione, per dimostrare che i 17 anni non sono un’attesa del futuro, ma un presente che ha voglia di discutere di politica, società e filosofia. «Sentivo il bisogno di non interrompere il filo del dialogo. NeosGenos è il mio modo di restare connesso con le grandi domande. Prima di partire ho avuto l’onore di intervistare figure come il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, il presidente della Provincia, Pasquale Gandolfi, e l’ex sindaco di Bergamo Franco Tentorio, ma anche voci nazionali come Tomaso Montanari o Maria Rita Parsi (morta un mese fa ndr). Mio padre, quando gli raccontai del progetto, mi diede un consiglio che porto ancora con me: “Cerca di essere apolitico, ascolta tutti”. Ed è quello che sto cercando di fare anche da qui».
Pensare il futuro
«Il mio sogno sarebbe sedermi attorno a un tavolo virtuale con Massimo Recalcati, Umberto Galimberti o Massimo Cacciari – spiega –. Mi incantano per la loro eloquenza, per la capacità di far riflettere. Vorrei affrontare con loro i temi sociali che ci riguardano, capire dove stiamo andando». Questa fame di pensiero critico affonda le radici tra le mura del Secco Suardo, dove il professor Giovanni Rondi, ha acceso in lui la miccia della passione civile. È un legame che Luigi non dimentica, un debito di gratitudine verso chi gli ha insegnato a guardare ciò che lo circonda con un occhio diverso, meno distratto.
La nuova famiglia
Mentre studia chimica in Brasile, Luigi continua a distillare idee, preparando il terreno per il ritorno. Sa che il 27 giugno caricherà la sua valigia, più pesante di quando è partito, e tornerà a casa per affrontare la quinta superiore e, dopo, il grande salto verso l’università o la carriera militare». «Ringrazio la mia famiglia per avermi sostenuto. Mia mamma Silvia, mio papà Giovanni, mio fratello Carlo, e mia sorella Elisa. Dopo le superiori penso all’università, vorrei iscrivermi a Filosofia e a Psicologia che hanno preso il sopravvento, insieme a un’altra idea: l’Accademia militare, la Polizia di Stato o quella locale.
Sono due strade apparentemente opposte. Una che scava dentro l’anima, l’altra che cerca di proteggere la comunità. In Brasile ho capito che non importa l’età che hai; se hai un’idea, se hai voglia di fare, allora puoi farlo. Io deciderò cosa fare col tempo, intanto penso a iniziare a finire le superiori e a continuare col mio podcast, intervistando altre persone». Luigi Savio cammina oggi tra le strade di Jaraguá do Sul con la consapevolezza di chi ha imparato a leggere la mappa mentre la stava disegnando. Ha scoperto che la solitudine oltreoceano si combatte con una nuova famiglia del posto, che la paura si vince con l’accoglienza e che la politica non è un affare per adulti annoiati, ma il respiro di chi vuole abitare il mondo e non solo attraversarlo. Quando tornerà a Treviolo, non sarà solo uno studente che ha fatto un anno all’estero. Sarà un testimone di quanto può essere vasto il giardino di casa se si ha il coraggio di saltare la staccionata.
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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