Doveva restare in Francia tre anni: da 27 ai vertici de L’Oréal Parigi

LA STORIA. Cristina Parma, direttore del Marketing strategico nel quartier generale del gruppo, al 14 di Rue Royale, oggi dirige il Centro per l’innovazione nella sede del 1938.

Dovevano essere due, al massimo tre anni. E poi sarebbe dovuta rientrare in Italia. Invece a Parigi, dove si è trasferita nel 1997, Cristina Parma, sessantatreenne originaria di Bergamo, ci è rimasta, si è costruita una famiglia e ha continuato e continua a lavorare per L’Oréal, azienda a cui ha dedicato praticamente la sua carriera intera, non senza riceverne grandi soddisfazioni, e per la quale oggi dirige, dopo averne guidato il piano di ristrutturazione, la sede storica al 14 Rue Royale.

Da Bergamo a Parigi

Cristina Parma è partita da lontano e si è fatta, come si suol dire, da sola: una laurea all’Istituto universitario di Bergamo nel 1984 (con una tesi pubblicata su «Gli Illustratori delle novelle dell’orrore Edgar Alla Poe»), un anno di ricerca universitaria a fianco di Marco Lorandi, alcune pubblicazioni e poi, dopo un passaggio in cui ha insegnato al Liceo Fermi e delle missioni di copywriter in agenzie bergamasche e milanesi, un tuffo nella direzione del Centro del Barco a Vaprio D’adda nell’88. Nel 1990, poi, l’entrata nel gruppo L’Oréal a Milano, al Marketing operazionale nella Divisione Lusso.

«Ho lavorato in Italia una decina di anni – racconta –, in L’Oréal dal 1990 a Milano e nel 1997 avevo responsabilità del marketing operazionale e non strategico di alcuni marchi L’Oréal (il marketing operazionale è l’applicazione locale di ciò che è stato deciso dalle strategie di sviluppo di prodotto, di una marca internazionale senza poter intervenire sul mix prodotto, sulle campagne pubblicitarie e tutto il resto, soprattutto di quelli di lusso di cui mi sono sempre occupata ndr). Sono stata identificata dall’equipe internazionale e mi hanno chiesto di raggiungere la casa madre a Parigi per occuparmi del marketing strategico».

Nel 1997, quindi, il trasferimento alla casa madre a Parigi per prendere in carico lo sviluppo Marketing strategico mondiale dell’asse profumi della marca Giorgio Armani Fragrances, prodotta e distribuita dalla Division Luxe di L’Oreal. «Sono partita con un viaggio di sola andata e sarei dovuta restare due o tre anni. Avevo una mamma in dialisi nel reparto di nefrologia a Bergamo del professor Remuzzi , era quindi una cosa imprevista e in qualche modo improvvisa. L’arrivo a Parigi non è stato facilissimo. In realtà è una città dura, per ragioni diverse, perché è una città dove si “lotta” nel quotidiano, non è come Londra che è aperta e tollerante e dove è più facile integrarsi. Parigi è sciovinista, inutile negarlo. I parigini hanno un’alta percezione di se stessi. Anche nel quotidiano molte cose sono difficili. Mi ricordo benissimo quando i primi periodi chiamavo i miei amici sul lago d’Iseo e sentivo rispondermi che ero pazza a essere scoraggiata nella mia nuova avventura, ero a Parigi, una città da sogno per tutti. Invece io ero sola e loro tutti insieme».

Il libro di Caprarica

Cristina però col passare del tempo si è ambientata e oggi a Parigi si trova bene. «Dopo qualche anno che vivevo qui mi è arrivato tra le mani “Com’è dolce Parigi..o no!?”, un libro di Antonio Caprarica che è una perla perché racconta proprio come ci si sente a Parigi, scontrandosi con una dimensione di arroganza e diffidenza e allo stesso tempo di fascino e chic particolare di Parigi e quando uno parte non se lo immagina sia ostile. Il mio consiglio a chiunque parta per Parigi è di leggere questo libro. Io però sono riuscita a sopravvivere a questa ostilità parigina, da abitante non da turista perché è diverso (i turisti li accolgono). Io vivendo qui in 25 anni mi sono abituata e mi sono ambientata e ho quasi assorbito il loro modo di essere. Parigi resta però bellissima ma difficile».

Negli ultimi 25 anni Cristina ha anche cambiato posizioni lavorative all’interno di L’Oréal. «Quando sono arrivata mi sono occupata dello sviluppo Marketing Strategico mondiale dell’asse profumi della marca Giorgio Armani Fragrances, uno degli 84 marchi L’Oreal. Si sono poi accorti che ero adatta a una carriera internazionale e i due-tre anni iniziali sono diventati un quarto di secolo». Dopo 7 anni di lavoro in stretta collaborazione con l’ equipe di Giorgio Armani e diversi lanci di prodotto, nel 2004 un passaggio al dipartimento Risorse umane per sviluppare le competenze lusso dei manager e dirigenti della Divisione. E nel 2017 poi il passaggio all’equipe corporate L’Oréal s.a. per dirigere il progetto di ideazione, ristrutturazione e il modello operazionale della sede storica di L’Oreal al 14 Rue Royale.

«Avventura straordinaria»

«L’avventura a L’Oreal è straordinaria non mi sono mai annoiata un giorno. Festeggio il mio 34esimo anno in L’Oréal: ho cambiato 5 lavori diversi e ho fatto marketing avendo studiato storia dell’arte e lingue, ho imparato il mestiere marketing in L’Oréal a Milano e poi integrato la dimensione internazionale. È stato un viaggio incredibile: ho imparato qualcosa di nuovo ogni giorno. Se c’è capacità di apertura i mestieri si imparano e col mestiere si sviluppano anche le competenze. Ora ho seguito un progetto straordinario che mi hanno affidato, la ristrutturazione di un sito storico di L’Oréal in centro a Parigi, dove (L’Oréal é stata fondata nel 1909) si è installata nel 1938. Nel 2017 mi hanno affidato questo progetto di ristrutturazione attraverso cui ho creato un centro di innovazione e trasmissione delle competenze. È stato un progetto di 5 anni che ha incluso una forma di audacia architetturale assolutamente unica. Il sito è stato aperto il 15 maggio e da allora ha ricevuto più di 21mila collaboratori in hackathon che vengono qui e fanno sessione di sviluppo strategico e creano prodotti del domani e riflettono sullo sviluppo della strategia; e organizzato più di 230 eventi. Dal 28 settembre poi abbiamo avuto l’apertura ufficiale e accolto tantissime persone, parrucchieri da ogni parte del mondo, giornalisti, delegazioni ministeriali: è un sito d’immagine e innovazione e trasmissione delle competenze». E oggi Cristina dirige questo nuovo centro.

«Sviluppare un progetto così è come sviluppare un prodotto, si parte da un’idea e poi si cerca e si sviluppa. Quando visiti la parte museale interattiva del nuovo sito ora non subisci il contenuto ma lo puoi scegliere, selezionare ciò che ti interessa. Sono riuscita a fare tutto questo anche per il mio essere bergamasca: mi caratterizza la capacità di forza di lavoro, serietà, impegno, senso del dovere che i bergamaschi hanno. E nonostante io sia arrivata a Parigi da una piccola città come Bergamo ho saputo confrontarmi ed emergere». E il futuro? «A Parigi mi sono sposata con un francese, e abbiamo avuto una figlia: Naïma che studia qui e a Londra. La mia carriera in L’Oréal si avvia verso la fine, visto la mia età dovrei essere in pensione da due anni, ma resisto perché mi piace. In futuro penso darò consulenze su progetti complessi o sul lusso, perché ho lavorato 27 anni in questo campo. Resterò quindi a Parigi, anche se l’Italia mi manca, soprattutto il modo di vivere. Farò comunque avanti e indietro da Bergamo, dove ho un piccolo nido di fronte all’Accademia Carrara, è il mio punto di riferimento, le mie radici e origini. E queste cose non le dimentico e le porto sempre con me, nel mio cuore».

Bergamo senza confini

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