Informatico e guerriero Shaolin: «Così ho imparato l’essenza della vita»

LA STORIA. Fabio Zambelli, gli studi al Collegio Sant’Alessandro, la formazione in Cina e poi il trasferimento in Australia. A 43 anni laurea in Ingegneria con la sua casa «minimal».

Le coordinate geografiche, spesso, sono solo la risposta finale a una domanda interiore. Per Fabio Zambelli, bergamasco classe 1982 originario di Cenate Sotto, l’Australia non è stata una meta da cartolina, ma l’approdo necessario di un percorso esistenziale tracciato tra i silenzi marziali di un monastero Shaolin e il conflitto con un modello sociale concentrato sulla frenesia e la produttività. La sua vicenda racconta di un giovane che ha lasciato la provincia non per inseguire semplicemente un lavoro, ma per ritrovare l’identità, mettendo in discussione ogni certezza acquisita.

«La lezione di vita che porto dentro non ha prezzo: mai dare nulla per scontato, e vivere con passione e senza alcun rimorso»

Zambelli si forma sui banchi del Collegio vescovile Sant’Alessandro, una base solida che traduce subito la sua passione per l’informatica in un’attività in proprio, muovendo i primi passi da tecnico informatico senza, tuttavia, completare la sua preparazione con la laurea. Sebbene sia cresciuto «negli sfarzi di una famiglia agiata», racconta, ha sviluppato col tempo una curiosità che lo ha spinto verso stili di vita e filosofie più spartani, quasi monacali. Non è una fuga dal benessere materiale, ma una ricerca del benessere esistenziale, un’interrogazione profonda sul significato di «pieno» e di «vuoto» in un’esistenza contemporanea.

Nel monastero Shaolin in Cina

Questa inquietudine, tipica di chi non accetta risposte superficiali, lo porta a viaggiare per molti anni tra Cina e Giappone, luoghi in cui l’accelerazione occidentale si scontra con una saggezza antica e misurata. È qui che nasce la domanda tagliente che definirà il suo futuro, il vero punto di svolta: «Come il modello occidentale può essere accostato a concetti quali benessere e felicità». Parallelamente all’attività di tecnico informatico, conclude una preparazione atletica d’acciaio presso il monastero Shaolin in Cina. Un decennio speso a forgiare il corpo per temprare l’anima, a unire la logica binaria dei circuiti alla disciplina ferrea del guerriero, in una sintesi rara tra mente analitica e corpo resistente. «Le prove fisiche e mentali di quegli anni forgiano in me la resilienza di chi vuole costantemente mettersi alla prova», riflette Zambelli, con l’intensità di chi ha superato i propri limiti, «una forza che si unisce alla profondità di domandarsi se davvero la frenesia del mondo occidentale sia il giusto prezzo da pagare per il raggiungimento di scopi che, in sostanza, sono perlopiù transitori».

La burocrazia opprimente

È la critica, silenziosa ma costante, a una società che confonde il movimento con il progresso e l’accumulo con la felicità. La cesura definitiva con l’Italia arriva dopo anni di sforzi e sacrifici. La crescente complessità e l’ostilità della burocrazia gli rendono impossibile condurre l’attività in proprio in armonia, portando la fonte di guadagno a diventare una fonte di stress insostenibile e pericolosa. La priorità, a un certo punto, non è più il business, ma la salute, e la decisione è radicale: lasciare tutto, azzerare le variabili. «Convinto che in Italia il rischio di impresa e l’intraprendenza vengano puniti anziché sostenuti, decido quindi di respirare aria nuova in Australia, meta plurigettonata da moltissimi, e di concedermi un periodo di introspezione in territorio neutrale», spiega Zambelli, formalizzando la sua critica a un sistema che, a suo dire, premia l’inerzia e ostacola la libertà d’azione del singolo imprenditore.

In volo verso l’Australia

L’impatto con la terra dei down under è stato immediato e rigenerante. L’alternanza equilibrata tra doveri lavorativi e tempo libero, la semplicità dell’interazione con la macchina statale e la percezione di un’opportunità tangibile, hanno definito un ritmo di vita più umano, restituendogli in breve tempo l’energia perduta e la positività. In Australia accade l’impensabile, la conferma amara di un sospetto a lungo covato: «L’impatto con dei ritmi di vita più umani, mi restituiscono presto la positività e la voglia di ricominciare, permettendomi di realizzare in meno di un anno ciò che in Italia mi è stato impedito in dieci».

L’adattamento, per l’uomo forgiato a Shaolin, è veloce e senza esitazioni. Riapre partita Iva locale a Newcastle e inizia a farsi conoscere come tecnico informatico, senza limitare le sue competenze, ma dedicandosi, con il rigore monastico, alla costruzione del suo futuro senza stress e senza le complicazioni inutili che lo avevano esaurito. La sua vita in Australia è ora una costruzione continua, una materializzazione fisica della sua filosofia: vivere in modo minimale per massimizzare la felicità.

«Felicità? Vivere minimal»

«Il mio progetto è quello di costruire una mia casetta spartana, condurre una vita minimale e concentrarmi esclusivamente sul ricostruirmi un futuro, stavolta privo del rischio di impresa: un lavoro normale che riempia le mie giornate, e che mi conceda il tempo di assaporare la vita», dichiara Zambelli, descrivendo un modello di vita che sposa etica ecologica e serenità personale.

Questa ricerca della semplicità si è tradotta in un progetto ambizioso, ma coerente con la sua visione green e spartana: «Il mio progetto di casa ecosostenibile modulare, alimentata da girante palettata e pannelli solari, è ormai quasi concluso e a breve servirà da tesi di laurea» spiega Zambelli. Sì, perché a 43 anni, l’uomo che aveva scelto di non laurearsi in Italia per la praticità, ha deciso di iscriversi a Ingegneria (in un’università telematica italiana, di Roma), dimostrando che la curiosità non ha età e che l’adattabilità è il vero capitale umano.

La casa ecosostenibile

Non nasconde la soddisfazione di questo percorso: «Non ho aspettative di reintegro professionale quando, all’alba dei 44, mi laureerò in Ingegneria (con un po’ di vergogna, ad essere onesti), tuttavia mi resta la soddisfazione di aver sempre dato priorità a ciò che mi faceva stare bene in quel particolare momento della vita».

Se gli si chiede del futuro, il suo sguardo da guerriero filosofo si fa pensieroso. «Il futuro? Chi lo sa. Ciò che conta è la consapevolezza di saperlo affrontare su più fronti, cosa che solo una mente abituata alle avversità è in grado di conferire». Nonostante l’Australia offra un quadro di vita invidiabile, la nostalgia per l’Europa resta un dardo nel cuore: «Dopo 13 anni in Australia sono sempre più convinto che non esiste il Paese perfetto. La mancanza di cultura, buon cibo, e la diversità intellettuale che solo l’Europa sa offrire sono indubbiamente fattori che ancora nutrono la mia nostalgia».

Ma la lezione imparata è troppo preziosa per essere ignorata, è una corazza etica: «La lezione di vita che porto dentro non ha prezzo - spiega Fabio Zambelli -: mai dare nulla per scontato, e vivere la vita con passione e senza alcun rimorso». «Il mestiere ultimo credo sia l’adattabilità. Se mi guardo indietro non ho rimpianti, ho sempre vissuto intensamente, e questo approccio rimarrà forgiato nel mio cuore fino alla prossima avventura» conclude.

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

© RIPRODUZIONE RISERVATA