«Qui Emirati, un Paese di stranieri: a Dubai vedo passare il mondo»

LA STORIA. Giorgio Antongiovanni da tre anni vive con la famiglia negli Emirati Arabi Uniti e nel porto di Abu Dhabi lavora come «Corporate business development».

Da Bergamo a Dubai, passando per Turchia, Brasile e Angola. Quando parliamo, Giorgio Antongiovanni, 36 anni, nato a Seriate e cresciuto tra Bergamo e Trescore, è in Italia da pochi giorni per trascorrere le ferie in famiglia. Da ormai tre anni, insieme alla moglie e alle due figlie piccole, vive negli Emirati Arabi Uniti, dove lavora come Corporate business development presso il porto di Abu Dhabi.

«Ho studiato a Bergamo fino al liceo, poi ho studiato Economia e finanza in Bocconi e ho ottenuto una specialistica in International marketing», spiega Giorgio. Durante gli studi, arrivano le prime esperienze in Paesi esteri, «due exchange program: uno in Turchia, in triennale, l’altro in Brasile, dove ho anche una parte di famiglia. Avendo imparato il portoghese, ho trovato lavoro presso una società di consulenza, “Ernst & Young”, con cui avevo già avuto dei contatti, che mi ha proposto un progetto particolare in Angola. Un progetto internazionale con circa 200 persone da tutto il mondo. Io mi stavo ancora laureando, dovevo ancora discutere la tesi». Giorgio entra così nel mondo della consulenza, passando tre anni nel Paese africano, facendo la spola tra Angola e Italia. «Un’esperienza molto interessante – commenta Giorgio – che mi ha insegnato a lavorare con persone di diverse nazionalità. In seguito, ho proseguito il percorso di consulenza, il quarto anno l’ho fatto in Italia, poi mi sono spostato in un’altra società di consulenza, “Bcg” (“Boston consulting group”)».

La partenza nel 2020

Dopo qualche anno, Giorgio si sposa, arriva la prima figlia, Ginevra, e matura la volontà di una nuova esperienza. «Io ed Elisa (la moglie, ndr) stavamo già pensando di fare un’esperienza di vita all’estero. Abbiamo pensato di farla subito, quando la nostra prima figlia era ancora molto piccola: peccato che è arrivato il Covid». Per ironia (tragica) della sorte, Giorgio trova lavoro negli Emirati il 3 marzo 2020: l’8 chiusero la Lombardia e poi tutta Italia. «A fine 2020 sono riuscito a spostarmi e anche mia moglie aveva trovato un lavoro. Adesso è tre anni che siamo negli Emirati». Presa casa a Dubai, inizia il nuovo lavoro ad Abu Dhabi, presso Abu Dhabi Ports. Qui si occupa di aumentare il business per «Ad Ports Group» e di trovare nuove tipologie di investimenti e di clienti. «Una delle prime cose di cui mi sono occupato – racconta Giorgio – è stato un accordo con “Cma-Cgm”, uno dei più grandi spedizionieri di container in tutto il mondo, per portarli a utilizzare il nostro porto come headquarter regionale. Un accordo molto complesso perché comportava lo spostamento del business da Dubai ad Abu Dhabi e la costruzione di un nuovo terminal, che stiamo realizzando. Altre cose che facciamo sono le acquisizioni di società, in cui il mio team si occupa della parte strategica. Sto lavorando anche sulla parte di investimenti sull’idrogeno, che sta crescendo molto negli Emirati e che trova un suo sbocco naturale nei porti». Nel frattempo, a Dubai nasce anche la seconda figlia, Vittoria, e la vita araba si rivela sorprendente.

«Siamo partiti – continua – con l’idea di fare un’esperienza sui 3-5 anni e ci stiamo trovando molto meglio del previsto. Gli Emirati hanno pro e contro ma, soprattutto da un punto di vista familiare e di supporto per i genitori, sono molto ben strutturato. E abbiamo anche trovato un sacco di amici: addirittura ho ritrovato alcuni ex colleghi stranieri conosciuti in Angola e amici trasferiti nel mentre. Non mi aspettavo tutto questo tipo di comunità e di rapporto in una città lontana come Dubai». Anche l’impatto con la cultura locale non è stato problematico.

«È molto strano: gli Emirati sono un Paese di una decina di milioni di abitanti, ma in cui la maggior parte sono expat, quindi stranieri. Di conseguenza è molto più tranquillo l’impatto culturale. Ci sono delle cose su cui sono molto mediterranei, molto simili a noi come approccio e mentalità, nel positivo e nel negativo; su altre sono molto intraprendenti, prendono decisioni nette da un momento all’altro». Giorgio racconta un aneddoto a questo proposito: «Quando siamo arrivati c’era ancora il vecchio weekend “arabo”, quindi il venerdì e il sabato. Dal 2022 hanno cambiato completamente e fanno sabato e domenica, per allinearsi al calendario internazionale ed essere più moderni».

La vita negli Emirati

Anche nella vita quotidiana, alcuni degli aspetti culturali più tradizionalisti che si attribuiscono agli Emirati appaiono più sfumati nell’esperienza di Giorgio. «Alcuni ancora me lo chiedono, ma non ho visto alcun tipo di problema per mia moglie, restrizioni sul modo di vestire delle donne o su quello che possono fare. Ci sono supermercati o locali in cui non si trova il maiale, però altri in cui c’è una parte dedicata ai non islamici. Ci sono negozi in cui ti vendono anche alcolici. Puoi fare quasi qualsiasi cosa, ovviamente ci sono alcuni tabù legati alla religione: su tutti pornografia e prostituzione. Anche sulle droghe sono molto più severi. Però, per il resto, non senti nessun tipo di oppressione o vincolo rispetto a quello che faresti in Italia».

Se Dubai (e Abu Dhabi) sono il presente, in futuro, però, Giorgio si vede in Italia, di cui segue molto la politica e l’economia. Insieme a un amico, ha anche creato un canale YouTube per parlare di questi argomenti: si chiama «Rational Economics»: «Questo mi aiuta molto a stare collegato con quello che succede in Italia», spiega Giorgio.

«Anche se volessimo, sarebbe difficile stare tutta la vita a Dubai, perché non è un Paese in cui è facile ottenere la cittadinanza. Come idea, quindi, vorremmo tornare in Italia, anche perché ci piacerebbe che le nostre figlie crescessero italiane. E, quando succederà, un’opzione è sicuramente tornare su Bergamo». Bergamo – e l’Italia – mancano soprattutto «per il tipo di vita più cittadina. A Dubai è tutto molto grande, per andare da qualsiasi parte ti sposti in macchina, non c’è il concetto della passeggiata per i negozietti o la gita fuori porta. Io sono molto attaccato alla montagna, lì scarseggia. Mancano anche le piccole cose, come il freddo di Natale: negli Emirati le stagioni sono tutte uguali, o molto calde o con un caldo piacevole. E mancano ovviamente anche gli amici storici e soprattutto la famiglia».

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