Pioltello, una nuova consulenza chiama in causa i freni del treno

IL DISASTRO. Rfi, tramite due consulenti, ha ipotizzato l’inidoneità dei freni delle carrozze. L’ipotesi era già stata scartata dai giudici, tanto che Trenord è uscita dal processo a tutti gli effetti.

E se nel disastro di Pioltello avesse colpa anche Trenord? Il quesito se lo sono posti nel corso delle indagini sul disastro ferroviario accaduto il 25 gennaio di sei anni fa anche i due pm della Procura di Milano Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, ma al termine degli accertamenti sono arrivati alla conclusione «dell’assenza di profili di colpa» in capo al treno pendolari coinvolto, il Cremona-Treviglio-Milano.

Prova ne sia che, a fine gennaio di tre anni fa, Trenord è uscita a tutti gli effetti dal processo. Il gip del Tribunale di Milano Sofia Fioretta, accogliendo la richiesta della Procura del capoluogo lombardo, ha infatti archiviato le posizioni dell’allora amministratrice delegata di Trenord Cinzia Farisè e del direttore operativo Alberto Minola. E nel motivare il provvedimento di archiviazione è stata tranchant: «Il disastro ferroviario è accaduto al cosiddetto punto zero». In altre parole: l’incidente è la diretta conseguenza di quello che si è prodotto all’altezza del giunto in cattive condizioni e dove si è staccato un pezzo di rotaia, causa del deragliamento del treno che è costato la vita a tre pendolari, due delle quali bergamasche. Che è poi la stessa tesi «coltivata» dai pm nel corso del maxiprocesso davanti alla Quinta sezione penale del Tribunale Milano.

Il processo

Processo che vede imputati per disastro ferroviario colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose otto tra dirigenti, dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana (Rfi), la società del gruppo Fs che si occupa dell’infrastruttura ferroviaria del nostro Paese e che risponde a sua volta dell’incidente anche per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Proprio Rfi, rappresentata in giudizio dall’avvocato Ennio Amodio, ha ritirato in ballo Trenord nel corso dell’ultima udienza. Lo ha fatto presentando una consulenza tecnica di parte, a firma di Giorgio Diana e Ivano Contini, dalle cui risultanze emergerebbe l’inidoneità dell’apparto frenante delle carrozze coinvolte nell’incidente subito dopo lo svio. Un aspetto non irrilevante considerato che il treno pendolari diretto a Milano-Porta Garibaldi aveva in testa le carrozze e in fondo la locomotrice.

I consulenti di Rfi hanno sostenuto che ci sarebbero prove inconfutabili in base alle quali le carrozze non hanno frenato nel momento del bisogno causa un malfunzionamento della condotta dell’impianto frenante. Con i freni a posto, invece, si sarebbe potuto fermare l’intero convoglio prima di un deviatoio, evitando così l’impatto tra la terza carrozza e un palo dell’alta tensione e, in questo modo, la morte delle tre passeggere e il ferimento di decine di altri pendolari a bordo.

Se la tesi di Rfi fosse accolta, verrebbe meno l’imputazione per omicidio e lesioni colpose di Rfi e dei propri dipendenti. Naturalmente occorrerà vedere quanto questa consulenza tecnica sarà presa in considerazione o meno dai giudici. «In realtà, questa tesi sostenuta da Rfi è stata già esclusa dagli accertamenti tecnici disposti dalla Procura», taglia corto l’avvocato Ettore Zanoni, legale dell’unico ente ammesso come parte offesa, la Filt-Cgil. «Accertamenti alla mano, l’impianto frenante funzionava perfettamente».

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