Apicoltori bergamaschi in crescita. Dall’estero 27 milioni di chili di miele
LA GIORNATA. Nella nostra provincia sono 1.613, per la maggior parte hobbisti, per un totale di 3.297 apiari e quasi 23mila alveari.
Lettura 2 min.Oggi, 20 maggio, si celebra la Giornata mondiale delle api, custodi insostituibili della biodiversità e sentinelle dell’ambiente. Per il comparto apistico della nostra provincia, che conta 1.613 apicoltori - per la maggior parte hobbisti, dato che i professionisti si fermano a quota 390 - per un totale di 3.297 apiari e quasi 23mila alveari, la ricorrenza di quest’anno coincide con un sospiro di sollievo, specialmente in pianura. I numeri del settore sono in crescita, considerando che a maggio 2024 si contavano 1.450 apicoltori e 3.200 apiari con 20.615 alveari.
«Il 2026 è iniziato bene»
«Nonostante un meteo instabile – spiega Coldiretti Bergamo – la stagione è partita sotto buoni auspici grazie alle fioriture primaverili di tarassaco e acacia. Discorso diverso per la montagna, dove piogge e sbalzi termici hanno creato criticità, lasciando però aperta la speranza di un recupero con i prossimi raccolti di castagno, tiglio e rododendro». A confermare il trend positivo della pianura è Irvano Fortini, della Apicoltura Fortini Michele di Arzago d’Adda, realtà nata 40 anni fa, oggi guidata dal figlio Michele: «Gestiamo oltre mille alveari, quasi tutti nomadi, con una produzione media di 300-400 quintali all’anno. Ci spostiamo tra la provincia di Cremona per il tarassaco, il Varesotto e la Bergamasca per l’acacia e le valli bergamasche come Taleggio e Scalve per tiglio e rododendro». C’è da dire che «questi primi mesi del 2026 stanno andando bene: nei pochi sprazzi di sole le api sono riuscite a produrre. Per noi l’acacia rappresenta metà dell’introito annuale: averla fatta ci rende già soddisfatti».
«Per sostenere questo settore, che coinvolge anche molti giovani, è importante scegliere miele di origine nazionale»
I pericoli per il settore arrivano però dal mercato globale e dalle importazioni low-cost, che, secondo i dati forniti da Coldiretti, nel 2025 hanno registrato l’ingresso in Italia di oltre 27 milioni di chili di miele straniero.
Attenzione all’origine
«Le api svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia del territorio – sottolinea Erminia Comencini, direttrice di Coldiretti Bergamo –. Per sostenere questo settore, che coinvolge anche molti giovani, è importante scegliere miele di origine nazionale, verificando con attenzione le informazioni in etichetta o acquistando direttamente dai produttori di Campagna Amica». La dicitura «Italia», aggiunge, «deve obbligatoriamente apparire sulle confezioni di miele prodotto esclusivamente in Italia, mentre se il miele proviene da diversi Paesi dell’Ue, l’etichetta dovrà riportare la frase “miscela di mieli originari della Ue”, specificando i Paesi di origine. Se il miele proviene da Paesi extra Ue, l’etichetta dovrà recare la dicitura “miscela di mieli non originari della Ue”, con i nomi dei Paesi indicati».
L’iniziativa per Amazon
Sul fronte della valorizzazione locale si innesta una singolare iniziativa aziendale che vede protagonista l’apicoltura di Arzago d’Adda in collaborazione con Amazon. «Già l’anno scorso il responsabile del centro di Casirate d’Adda ci ha chiesto un’idea per la Giornata delle api – conclude Fortini – decidendo di regalare mezzo chilo di miele a tutti i dipendenti. Quest’anno l’iniziativa si è estesa ad altri due magazzini in Emilia e Toscana. Abbiamo preparato circa 2mila vasi. Per noi è un segnale importante di sensibilità verso il lavoro del territorio».
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