Autotrasporto, il fermo a maggio. I timori al tavolo del ministero

LA CRISI. L’incontro mercoledì 22 aprile, sul tavolo i nodi legati al prezzo del gasolio. «Tra scaffali e carburante, ci saranno problemi di approvvigionamento».

Il fermo nazionale dell’autotrasporto si terrà tra il 25 e il 29 maggio. Lo conferma un comunicato stampa di Unatras, il Coordinamento delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci, che sottolinea come l’associazione, che rappresenta più del 90% dei trasportatori italiani, abbia «operato nel pieno rispetto delle norme, con un preavviso di 25 giorni, una comunicazione formale alla Commissione di garanzia sugli scioperi, dei servizi minimi garantiti e delle modalità conformi al Codice di autoregolamentazione dei servizi pubblici essenziali». La precisazione sulle modalità del fermo serve a prendere le distanze dallo sciopero indetto venerdì scorso per il 20 aprile da Trasportounito, una sigla che non aderisce a Unatras e che non avrebbe rispettato i tempi e le garanzie minime per indire un fermo.

L’incidente a Caserta

Quest’ultimo è stato sospeso nella mattinata del 20, dopo che, nella notte, un autotrasportatore è stato travolto da un’auto sulla A1, nei pressi di Caserta: «Un collega ha perso la vita. Alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone a lui vicine va la solidarietà dell’intera categoria», si legge nel comunicato stampa del coordinamento nazionale delle sigle dell’autotrasporto, che però continua: «Il fermo nel quale si è verificata la tragedia è stato proclamato da una sigla del tutto estranea a Unatras, che ha agito ignorando l’invito formale della Commissione di garanzia sugli scioperi a revocare l’iniziativa». Anche gli scioperi della scorsa settimana, che hanno riguardato i porti siciliani di Palermo, Catania e Messina, sono slegati dal fermo indetto da Unatras.

Secondo le stime dell’associazione, solo in bergamasca potrebbero essere coinvolte circa 1.500 aziende, per un totale di almeno 10mila mezzi

Il blocco nazionale, descritto dal presidente di Unatras e della Federazione italiana autotrasportatori (Fai) Paolo Uggè come «sofferto, ma inevitabile di fronte a un governo insensibile», potrebbe causare gravi danni soprattutto alla grande distribuzione e alle pompe di benzina: «Sicuramente ci saranno problemi di approvvigionamento dei carburanti, ma anche gli scaffali dei supermercati resteranno vuoti per tutta la durata del fermo», spiega Doriano Bendotti, segretario provinciale di Fai Bergamo. Secondo le stime dell’associazione, solo in bergamasca potrebbero essere coinvolte circa 1.500 aziende, per un totale di almeno 10mila mezzi.

«La richiesta più importante che ribadiremo è quella di calmierare il prezzo del gasolio: è aumentato del 30%, circa quaranta centesimi al litro. Il diesel rappresenta il 30% delle spese per un’azienda media dell’autotrasporto. A conti fatti, significa che a fine anno questi rincari peseranno per il 7-8% del fatturato: con questi prezzi, rischiamo di “bruciare” i guadagni e di mettere in crisi l’intero settore»

«Unatras dichiara lo stop per una ragione semplice: abbiamo avanzato delle richieste e abbiamo ottenuto delle promesse, tra cui quella di ricevere una parte delle accise versate. Per ora il governo non ha mantenuto la parola, visto che manca ancora un decreto attuativo», spiega Patrizio Ricci, presidente di Cna Bergamo ed ex-presidente nazionale di Cna-Fita (la sigla che riunisce le aziende dell’autotrasporto iscritte a Cna), che aggiunge: «Per noi, il gasolio è l’energia del lavoro. Uno sconto per tutti, nella situazione in cui ci troviamo, non ha senso: deve essere limitato alle attività produttive. Che non riguardano solo i trasportatori, ma anche l’agricoltura, i pescherecci e gli artigiani: idraulici ed elettricisti circolano in larghissima parte su furgoni a gasolio».

La richiesta delle sigle dell’autotrasporto è di ricevere risposte dal ministro dei trasporti Matteo Salvini, che ha convocato Unatras per un incontro mercoledì 22 aprile alle 15. «La richiesta più importante che ribadiremo è quella di calmierare il prezzo del gasolio: è aumentato del 30%, circa quaranta centesimi al litro. Il diesel rappresenta il 30% delle spese per un’azienda media dell’autotrasporto. A conti fatti, significa che a fine anno questi rincari peseranno per il 7-8% del fatturato: con questi prezzi, rischiamo di “bruciare” i guadagni e di mettere in crisi l’intero settore», conclude Ricci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA