Birra Otus raddoppia: sede ampliata a Seriate

GLI INVESTIMENTI. La produzione passerà da 5mila a 9mila ettolitri in un triennio. «Puntiamo sulla sostenibilità».

Un raddoppio nel segno della sostenibilità e dell’economia circolare. Il birrificio Otus di Seriate ha appena concluso i lavori che permettono di ampliare la superficie produttiva, che passa dai precedenti 750 agli attuali 1.500 metri quadrati. Se ragioniamo in termini di ettolitri, rispetto ai 5mila prodotti sinora, a regime e nel giro di un triennio si potranno superare i 9mila. Con un fatturato che nel 2025 ha raggiunto 1,2 milioni, in leggero rialzo rispetto all’anno precedente, l’azienda guarda con fiducia al futuro.

Gli investimenti

«Abbiamo inaugurato il birrificio nel 2015 con una produzione di 800 ettolitri – commenta il presidente Enrico Rota –. Teniamo presente che la media nazionale delle aziende artigianali è di 600 ettolitri, quindi eravamo già una realtà significativa. In dieci anni abbiamo però deciso di svoltare, investendo in nuovi macchinari e attrezzature che, lo dico con grande orgoglio, non contengono nemmeno una vite proveniente dall’estero, perché provengono rigorosamente da aziende italiane». Investimento complessivo: circa mezzo milione di euro. «Oltre alla nuova riempitrice abbiamo deciso di sostituire tutti i fusti a perdere in materiale pet con contenitori prodotti in acciaio, che si possono quindi riutilizzare per decine di anni – aggiunge Rota –. L’impianto fotovoltaico ha una capacità di oltre 100 kilowatt, capace di soddisfare completamente il fabbisogno aziendale. Se guardiamo agli ingredienti della nostra birra, buona parte dei malti proviene dai terreni attorno al castello di Malpaga e le trebbie derivanti dal processo produttivo ritornano negli stessi campi per trasformarsi in biogas e, una volta esauste, diventano concime, completando il loro percorso. Abbiamo inoltre un’attenta politica nella gestione delle acque utilizzate per la produzione della birra, che vengono gestite in modo da evitare sprechi e trattate prima di ritornare nell’ambiente».

La produzione

Otus, con 12 birre prodotte in via continuativa, alle quali si sommano una ventina di etichette «one shot» predisposte conto terzi dal laboratorio creativo interno, vanta collaborazioni con birrifici in tutta Italia e può contare su un mercato legato principalmente all’Horeca: il 95% della produzione è destinata a bar e ristoranti, a cui si somma la vendita al pubblico tramite enoteca. Pur avendo una distribuzione nazionale, il birrificio è fortemente radicato sul territorio. «Da sempre lavoriamo con partner locali con l’obiettivo di offrire al consumatore un prodotto artigianale che regala emozioni gustative uniche, senza dimenticare il ruolo sociale e l’aspetto inclusivo – conclude Rota –. Prendo ad esempio la produzione della birra Arlecchino, marchio dei Mille Sapori della Camera di commercio di Bergamo rilanciato in occasione della Capitale della Cultura nel 2023. Negli anni abbiamo ricevuto una trentina di premi, tra cui quello dedicato all’innovazione per la birra cuor di pane che raggruppa tre finalità: il recupero del pane invenduto contro lo spreco alimentare, l’impiego di lavoratori svantaggiati e la certificazione gluten free che consente il consumo anche agli intolleranti».

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