Carburanti, i prezzi tornano a salire: fino a 2 euro al litro per il «servito»

I RINCARI. Con il self il costo medio della benzina è intorno a 1,769 euro, per il diesel punte di 1,779 Mora (Ascom): «Pesa la crisi nel Mar Rosso. Ma si è ancora lontani dai prezzi di un anno fa».

Torna a salire il prezzo di benzina e gasolio, dopo un periodo relativamente tranquillo per le tasche degli automobilisti. Se le festività natalizie erano trascorse al riparo dai temuti aumenti, così non è stato per questo finale di gennaio. Basta fare un giro tra le stazioni di rifornimento in città per notare come i distributori espongano prezzi che al self service, sia per la benzina che per il diesel si stanno avvicinando all’1,80 euro al litro (quando non già superato), con punte ben più elevate nel caso del servito con l’operatore. Si risparmia qualcosa scegliendo le pompe «bianche» e i distributori gestiti da supermercati o nei centri commerciali, ma è ormai chiaro che il pieno è diventato decisamente più salato rispetto al mese scorso.

Rincari

I prezzi attuali, esposti ogni giorno dai benzinai, sono riportati aggiornati quotidianamente dal portale «Osservaprezzi» messo in campo dal Mimit, il ministero delle Imprese e del made in Italy, per informare puntualmente i consumatori sulle quotazioni. Per fare qualche esempio, ieri l’«Osservaprezzi» per l’area di Bergamo riportava per la benzina in modalità self prezzi che oscillavano tra 1,769 euro al litro e 1,779 euro, ma per alcuni marchi con punte anche oltre 1,80; per il diesel si andava dai 1,749 euro al litro fino a punte anche di 1,779 sempre per il self. Sul servito i prezzi vanno decisamente più in alto: con alcuni marchi che superano i 2 euro a litro per la benzina e anche punte di 2,199 euro per il diesel. Per quanto riguarda invece i prezzi medi praticati del Gpl sono tra 0,722 e 0,738 euro al litro. Infine, i prezzi medi del metano auto vanno da 1,390 a 1,541 euro al kg.

Fattori geopolitici

Alla base degli ultimi rincari ci sono principalmente fattori geopolitici. Gli attacchi dei guerriglieri Houti nel Mar Rosso, in seguito al conflitto mediorientale, hanno di fatto bloccato il transito di molte petroliere dal canale di Suez, costringendo le navi a un viaggio molto più lungo intorno all’Africa, con conseguenti maggiori costi che ricadono inevitabilmente sulle tasche degli automobilisti. Nel contempo sono scese anche le scorte di greggio negli Stati Uniti, un ulteriore elemento che favorisce il naturale aumento delle quotazioni, dovuto all’equilibrio fra domanda e offerta.

«Nelle ultime settimane abbiamo effettivamente registrato una recrudescenza degli aumenti sui costi di benzina e gasolio – analizza Renato Mora, presidente del gruppo Distributori di carburante di Ascom Confcommercio Bergamo –. Le pesanti tensioni in Medio Oriente hanno ridotto il numero di petroliere che transitano dal canale di Suez, aumentando di conseguenza i costi per il trasporto del greggio. È corretto però sottolineare che se dovessimo confrontare i prezzi attuali con quelli di un anno fa, a oggi siamo ancora sotto di 20 centesimi al litro». A inizio 2023 imprese e famiglie avevano dovuto mettere mano al portafoglio a causa dei rincari, dovuti in primis al mancato rinnovo del taglio sulle accise. Infatti, il provvedimento del governo, che prevedeva uno «sconto» di 30,5 centesimi al litro per benzina e gasolio, e di 10,5 cent per il gpl, era entrato in vigore per la prima volta a marzo 2022, quando il prezzo di verde e diesel aveva superato i 2,2 euro al litro, portando una boccata d’ossigeno dopo settimane di rincari. Il provvedimento è stato via via rinnovato, seppur con la previsione di graduali tagli, sino al 31 dicembre 2022.

«Negli ultimi quindici giorni c’è stato un aumento medio di 5 centesimi al litro, che si traduce in un ulteriore salasso per le famiglie, già esposte per quanto riguarda i costi energetici e relativi al riscaldamento – prosegue Mora –. Gli automobilisti se ne sono accorti. Purtroppo prevediamo un calo della domanda, dopo che le ferie di Natale erano filate lisce. Se prendiamo in esame in generale tutto il 2023, notiamo come sia stato un buon anno per quanto riguarda i consumi di carburante – conclude Renato Mora –. Il 2024 è cominciato invece con il piede sbagliato e anche i colleghi benzinai sono seriamente preoccupati per l’andamento previsto nei prossimi mesi: temo che presto vedremo qualche distributore chiuso perché se non si portano a casa i numeri, si fa veramente fatica ad andare avanti».

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