Economia / Bergamo Città
Venerdì 06 Febbraio 2026
Carrello della spesa, che salasso. Balzo del 31,4% in cinque anni
CAROVITA. L’inflazione rallenta, ma non si avverte. Uno scontrino che nel 2021 era di 74,85 euro ora ne vale 98,36: il latte aumentato del 40%, l’olio dell’86%. I consumatori: prezzi fuori controllo.
Nel carrello, di corsia in corsia, finiscono i prodotti della spesa tipica: dalla pasta al prosciutto, dalla carne ai dolci, dall’acqua alla birra. Il solito, insomma, ma è alla cassa che ci si accorge della differenza: nel giro di cinque anni, lo scontrino è lievitato di oltre il 30%.
È sensazione comune, quella del salasso, ma è anche un’evidenza concreta se si fa di calcolo. Così, prendendo a riferimento il volantino di un supermercato bergamasco di gennaio 2021 e rifacendo, sempre in quella catena, gli stessi identici acquisti a gennaio 2026, ecco che la differenza si fa sentire. Su un campione di 20 prodotti alimentari «base», all’epoca si spendevano 74,85 euro: ora, invece, il conto è salito a 98,36 euro (sempre prendendo a riferimento i prezzi pieni, senza eventuali sconti o promozioni). Sono 23,51 euro in più, ossia un balzo del 31,4%: e considerando che si tratta di una spesa «minimal», è facile immaginare che per una famiglia media gli extra-costi possano aggirarsi attorno (almeno) a un centinaio di euro in più al mese. Tutti i mesi. È questo il prezzo dell’inflazione.
Le fluttuazioni
Scorrendo in rassegna i singoli generi alimentari, non tutti sono schizzati alle stelle. Ad esempio, sempre basandosi su un supermercato tra i più noti e capillari (anche in Bergamasca ha parecchi punti vendita tra città e provincia), il pane a fette è venduto allo stesso prezzo del 2021, il prosciutto cotto in busta è aumentato appena dello 0,27%, i bastoncini di merluzzo del 3,69%. C’è poi un’ampia platea di prodotti la cui variazione di costo si attesta tra il 20 e il 30%, dopodiché ci si addentra nell’escalation dei prezzi. Il latte supera il +40% in un lustro, il formaggio svizzero in busta è venduto al 55% in più rispetto a gennaio 2021, il gelato nel biscotto tocca il +83,6%, l’olio extra vergine d’oliva sfiora il raddoppio di prezzo (+86%).
Certo, si tratta dei prezzi «pieni» di alcune marche con buone quote di mercato. Se invece si approfitta di qualche offerta vantaggiosa o se si vira su altre catene, qualcosa si può sempre risparmiare: in concreto, la spesa diventa una sorta di vera e propria caccia al tesoro per far quadrare i conti.
Gli effetti sui consumatori
Stando ai dati ufficiali, quelli rilevati dall’Istat per la provincia di Bergamo, l’inflazione avrebbe smorzato la corsa. Nel 2021 il tasso annuo di incremento generale dei prezzi era all’1,7%, poi è volato al 7,8% nel 2022 per poi restare al 5,5% nel 2023, infine nel 2024 è planato allo 0,8% e infine nel 2025 è stato dell’1,3%. La chiave di lettura è che l’inflazione viaggia ora a ritmo più lento, ma continua a «cumularsi», di fatto sommando gli incrementi avvenuti anno dopo anno. Scoppiata la bolla inflattiva, l’inversione di rotta non c’è più stata.
Di «prezzi fuori controllo» parla Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo: «Gli aumenti non danno tregua, e soprattutto non sono compensati da un aumento degli stipendi o
Adiconsum: «Il rischio è che possano esserci ulteriori rincari»
delle pensioni. Il rischio è che possano esserci ulteriori rincari: l’incremento delle accise sul gasolio (il carburante utilizzato negli autotrasporti, ndr) fa crescere i costi di trasporto, e quando succede si genera anche un riflesso sui prezzi dei generi alimentari».
Anche per Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo, «alle porte ci sono nuovi aumenti. Il problema di fondo è il solito: tutto rincara, ma non si riesce a individuare una responsabilità in questa catena. C’è uno scaricabarile, ma quel che è certo è che a farne le spese è il consumatore. Vedremo a cosa porterà l’indagine avviata nelle scorse settimane dall’Antitrust (è stato aperto un fascicolo per comprendere le dinamiche nella grande distribuzione, ndr), ma il fenomeno non è certo nuovo». Tra l’altro, fanno notare sia Federconsumatori sia Adiconsum, in Italia esisterebbe da oltre quindici anni pure «Mister Prezzi», ovvero il «garante per la sorveglianza dei prezzi» (che fa capo al ministero delle Imprese): «Che fine ha fatto?», si chiedono le associazioni, non sentendone più parlare da tempo.
Federconsumatori: «Che fine ha fatto Mister Prezzi?Ovvero il garante per la sorveglianza dei prezzi?»
Bilanci familiari in sofferenza
Alimentari, bollette, affitti, mutui. C’è una costellazione ampia di fattori a mettere in crisi i bilanci familiari: «Stando a quel che vediamo nei nostri sportelli – prosegue Busi -, la povertà è in aumento. Ci sono persone che continuano a indebitarsi e non sanno come uscirne, mentre gli aiuti statali non bastano. Ci sono alcuni bonus, sì, mentre sulla spesa si è fatto poco: il “carrello tricolore” si è rivelato una misura spot, tant’è che non è stato più riproposto. Ma servirebbero anche dei controlli sulle finanziarie che erogano prestiti con troppa facilità». «Con questi prezzi della spesa, c’è chi rinuncia a determinati acquisti, si orienta verso i discount oppure cambia regime alimentare, optando però per una dieta più povera – osserva Perria -: d’altronde, se i redditi non salgono di pari passo, molti si trovano costretti a tagliare la spesa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA