È allarme api, sono sempre meno. Alveari decimati e manca il cibo

Preoccupazione per la scomparsa dei fiori, Parolini: «Manca il cibo». In Bergamasca due «bio hotel».

Corridoi ecologici per il transito delle api e «bio hotel» pensati come luoghi di riparo all’interno dell’ambiente urbano per tutti gli insetti impollinatori. Non si tratta di idee fantasiose, ma di alcuni dei concreti progetti del programma BeePathNet, un network che mira a creare una serie di città e capoluoghi «amici delle api», cercando soluzioni per salvare questa incredibile risorsa del pianeta e, con essa, la biodiversità.

Due «bio hotel » sono già presenti nella nostra provincia, entrambi realizzati dall’Associazione dei produttori apistici bergamaschi. Uno di questi si trova presso gli spazi della Montello, azienda che si occupa del riciclo di rifiuti plastici e organici, l’altro presso il Comune di Capezzone in Valle Imagna, dove è stato avviato un piano di monitoraggio della presenza di api e insetti impollinatori.

«Gli insetti apoidei necessitano di intercapedini e buchi dove deporre polline e uova, ma non tutte le api sono sociali come quelle mellifere, anzi esistono più di 20 mila specie nel mondo di api solitarie» spiega Alberto Parolini, presidente dell’associazione ApiBergamo che, in collaborazione con l’Orto botanico sta promuovendo la partecipazione della città al progetto di apiculttura urbana BeePathNet. A giugno è attesa la risposta e in quel caso il capoluogo bergamasco potrebbe entrare, seconda città italiana dopo Cesena, a far parte di questo network guidato da Lubiana, capitale della Slovenia. «Il progetto è partito da loro che contano 2.400 alveari urbani, mentre noi ne abbiamo circa 60 in città, ma permetterebbe di lavorare su un progetto di sensibilizzazione culturale importante, con azioni pensate per insegnare alle persone a coesistere con le api senza averne paura» conclude Parolini.

Negli ultimi dodici anni il piano BeePathNet è stato finanziato due volte dall’Europa prima con 67,8 milioni di euro, poi con 96,3 milioni, a sottolineare l’importanza che i progetti legati alla salvaguardia della biodiversità hanno all’interno dei piani della comunità europea.

Il problema, infatti, è che le api stanno morendo letteralmente di fame e non si tratta di una dichiarazione a effetto, lanciata per creare sensazionalismo, ma del triste resoconto che emerge dalla quinta giornata mondiale delle api celebrata ieri per iniziativa dell’Onu. «Nella nostra media valle abbiamo assistito a fenomeni di alveari decimati dalla scarsità di cibo». Guardando alle ricerche condotte sia in Italia che in ambito internazionale, il presidente di ApiBergamo spiega come in 10 anni non solo si sia dimezzata la quantità di api mellifere, ma i fiori di cui si cibano stanno scomparendo. Non si tratta infatti solo di problemi legati all’annualità e al tempo metereologico, l’impoverimento della flora sta diventando sistematico e le api, in qualità di sentinelle della biodiversità non fanno altro che lanciare un disperato grido d’allarme. Ecco perchè anche progetti legati alla convivenza fra insetti e uomini in città possono essere importanti. «Sono tutte azioni mirate a cambiare passo, a fare in modo che le nostre vite diventino più sostenibili» mette in guardia Parolini.

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