Rivoluzione Promoberg targata Agnelli. Dalle kermesse ai dipendenti: tutti i nodi

CAMBIO DI PASSO. Il neo eletto, nel presentare la strategia, non risparmia critiche alle precedenti gestioni: «Non esiste affidare tutto all’a.d. e niente al presidente. Due possibili nuove fiere su plastica e medicale».

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Doveva essere un incontro con la stampa per illustrare la visione strategica del neo presidente di Promoberg, Paolo Agnelli, freschissimo di elezione, dato che risale a lunedì 11 maggio. E così è stato, ma alla maniera di Agnelli, che di peli sulla lingua non ne ha. E dire che i toni iniziali erano stati persino concilianti: «Il mio stile di presidenza sarà improntato all’ascolto e alla collaborazione», perché «solo lavorando in squadra potremo superare le sfide del mercato». Ottimo.

Nel mezzo un consiglio di amministrazione - scarsamente partecipato e per questo rinviato - convocato il 14 in fretta e furia per questioni squisitamente burocratiche, tra cui la ratifica della carica assunta da Agnelli, che è stato votato (all’unanimità) dai soci dell’assemblea. Ma venerdì 15 maggio è bastato un quesito su deleghe e compensi (del presidente) per far prendere una piega diversa alla mattinata. «Mi fa piacere questa domanda, perché mi permette di chiarire quello che si è letto sui giornali, cioè “l’esosità” del presidente Agnelli», ha detto. «Il mio emolumento sarà deciso dal cda (forse quello di mercoledì 20, ndr) in base alle deleghe che mi verranno attribuite: se non devo fare niente non mi daranno niente, se devo fare tutto mi daranno tutto il possibile». Ed è la prima di una serie di stoccate all’indirizzo di Confcommercio Bergamo, che di compenso e deleghe ne aveva fatto una questione di principio, arrivando a prospettare una candidatura alternativa a quella di Agnelli (ipotesi che non ha attecchito tra i soci), alla fine sostenuto anche con il voto dell’associazione dei commercianti.

«Serve una governance manageriale»

Ma veniamo alla «tipologia di gestione»: «Qui erano abituati a gestire le cose come se Promoberg fosse un’associazione, ma ci vuole una governance di natura manageriale. Questa deve diventare un’azienda normale». Perché «questi metodi hanno portato a quell’inchiesta di cui leggiamo sui giornali come se fosse un romanzo crime». Tanto che qualcuno lo ha messo in guardia: «“Ma non hai paura?” - mi hanno chiesto -. “Quella è una nave pirata”». E «io ci sono salito sulla nave pirata e devo mettere a posto la situazione». Non senza deleghe, perché - ha ribadito Agnelli non facendo sconti a nessuno - «Patelli (il presidente in quota Confcommercio che lo ha preceduto, ndr) non aveva nessuna delega, ma firmava». Un fatto «improprio» secondo Agnelli, «nel senso che non è che non andasse bene il contenuto, ma nella forma non ci poteva essere la firma» (su questo punto Confcommercio si è riservata di non rispondere).

Il tema del personale

Cosa farà il neo presidente da lunedì mattina è presto detto. Uno dei temi caldi è l’aumento di personale riscontrato: «Sette-otto unità in più negli ultimi anni: devo capire se servono o non servono e se le mansioni sono distribuite bene», ha chiarito Agnelli. Proprio per questo nei prossimi giorni «chiederò a tutti i dipendenti di compilare dei moduli in cui spiegano di cosa si occupano. «Questo per capire se siamo in presenza di un surplus o di un minus».

L’amministratore delegato

Poi c’è l’incarico su cui pende un grande interrogativo, ovvero quello dell’amministratore delegato, dopo il mancato rinnovo del contratto all’ormai ex a.d. Davide Lenarduzzi. «Dopo un periodo di rodaggio, a fine anno capiremo se occorre un elemento da aggiungere». Sottolineando che «di solito l’amministratore delegato ha dei compiti ben precisi che sono più legati, per tradizione, alla conduzione della macchina». E «ci sarà anche un direttore commerciale. Quella difformità di natura associativa di affidare tutto a uno e niente al presidente è un’anomalia pazzesca».

Il modo di fare deciso e sicuro spinge Agnelli ad affermare che «se volevano un “gioppino”, prendevano un altro». Ma del resto è innegabile che i voti, Agnelli, li abbia ottenuti. Il punto è: l’appoggio al presidente gli sarà garantito? Da parte sua, «può darsi che, dato che tutte le associazioni hanno votato sempre per me, forse ne ho una contro». E il riferimento è (inevitabilmente) a Confcommercio, dato che ad Agnelli è persino riuscito un riavvicinamento a Confindustria, che con Confimi (di cui Agnelli è al vertice) non va esattamente a braccetto.

Le fiere

Si è parlato anche di fiere e, per affinità elettive, il presidente - che guida il gruppo Agnelli Metalli - ha portato come esempio quella dell’alluminio che in Italia non c’è più. L’unica sopravvissuta resiste a Düsseldorf e se in questo caso c’è da fare qualche valutazione, due potenziali manifestazioni su misura per Bergamo sarebbero quella dedicata alla gomma e quella per gli strumenti medicali che oggi alloggia in Veneto, senza grandi entusiasmi - secondo ciò che ha riportato Agnelli - di chi espone. Nessuna kermesse, però, può prescindere da un’analisi dei numeri che è in grado di raggiungere: «Per ogni fiera dobbiamo capire quanto rende, quanto costa e se vale la pena di portarla avanti». L’idea è di raccogliere i dati e poi di riferire al cda.

«Ampliamento, una priorità»

C’è da dire che «con un tasso di occupazione degli spazi che oggi ha raggiunto l’83%, la necessità dell’incremento della superficie coperta è diventata una priorità per non perdere opportunità di mercato». In questo si inserisce la delicata partita del masterplan in fase di valutazione da parte di Regione Lombardia, che prevede il raddoppio della superficie espositiva coperta da 13mila a 26mila metri quadrati, attraverso un investimento complessivo di 45 milioni. Il nodo risorse è il punto critico.

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