Tasso di disoccupazione in calo all’1,3%: Bergamo resta la provincia più virtuosa
I DATI ISTAT. Nel 2025 solo 7mila in cerca di lavoro: erano 17.600 nel 2019. Pesano gli inattivi, soprattutto donne.
Bergamo si conferma la provincia con il tasso di disoccupazione più basso d’Italia: 1,3%. Ma dietro il primato statistico si nasconde un mercato del lavoro che cambia pelle: aumentano gli inattivi, diminuiscono i lavoratori dipendenti e torna ad allargarsi il divario occupazionale tra uomini e donne. Il record orobico nella fascia 15-74 anni è perfino migliorato rispetto all’1,5% del 2024 e ben al di sotto del 3,5% di sette anni fa. Si tratta di un calo progressivo e drastico: nel 2019, nella nostra provincia, i disoccupati erano 17.600, scesi a 14.900 nel 2020, risaliti a 17.400 nel 2021 e rimasti stabili a 17.100 nel 2022. La vera svolta è avvenuta tra il 2023 (14.700 unità, 2,9%) e il 2024 (8.000 unità, 1,5%), fino ad arrivare ad appena 7mila disoccupati nel 2025. Questo ulteriore calo nell’ultimo anno è però attribuibile esclusivamente alla componente maschile, dato che per le donne si registra un lieve incremento.
Il miglioramento coinvolge soprattutto i giovanissimi: nella fascia 15-24 anni la disoccupazione scende al 3%, consolidando il recupero dopo il picco del 12,9% del 2022. Per le persone tra i 25e i 34 anni, invece, la tendenza si inverte: il tasso risale al 2,4%, con un incremento di 1,3 punti percentuali che riporta il dato ai livelli del triennio 2019-2021.
Tasso di occupazione in calo
Il tasso di occupazione complessivo nella fascia d’età 15-64 anni, comunque, si attesta al 67,9%, in calo rispetto al 68,4% del 2024 e, per il sesto anno consecutivo, inferiore alla media regionale della Lombardia. In questo contesto, l a nota dolente è il restringimento della forza lavoro. Nonostante la popolazione in età lavorativa sia costantemente aumentata dal 2019 (940.600 unità) fino alle 963.000 del 2025 (più 6mila rispetto al 2024), le forze lavoro totali sono scese a 501mila unità. Questo valore segna un’inversione di tendenza rispetto al picco di 505.800 raggiunto nel 2022.
A spiegare questo scollamento è l’aumento dell’inattività. Gli inattivi (15 anni e oltre) sono passati dai 440.700 del 2022 ai 462.000 del 2025 (più 10mila solo nell’ultimo anno). Il tasso di inattività specifico per la fascia 15-64 anni è così risalito al 31,2%, un valore che riavvicina la provincia ai livelli del 2019 (31,3%) e del periodo pandemico (32,9% nel 2020), annullando i progressi del 2022, quando si era registrato un calo del 30%.
Una questione di genere
A pesare è soprattutto la componente femminile: tra le donne si contano 6mila inattive in più nella fascia tra i 15 e i 64 anni. Di conseguenza, il tasso di occupazione tra le donne ha subìto un crollo di 1,8 punti percentuali, riaprendo un divario di genere che invece sembrava in via di risoluzione. Un altro nodo decisivo è la trasformazione delle posizioni professionali. Il 2025 ha segnato una perdita netta di 16mila lavoratori dipendenti, emorragia che non è stata compensata dal pur rilevante boom del lavoro indipendente, che ha guadagnato 13mila unità. Il saldo complessivo mostra una perdita di 2mila occupati totali (scesi da 497mila a 495mila), interrompendo la crescita iniziata dopo il minimo del 2020 (473.400 occupati).
«Se da un lato il primato nazionale sulla disoccupazione è un segnale positivo, dall’altro dobbiamo ammettere di non essere in una condizione di pieno impiego strutturale», afferma il presidente della Camera di commercio, Giovanni Zambonelli
«Se da un lato il primato nazionale sulla disoccupazione è un segnale positivo, dall’altro dobbiamo ammettere di non essere in una condizione di pieno impiego strutturale», afferma il presidente della Camera di commercio, Giovanni Zambonelli. Che spiega: «Perdiamo quote consistenti di lavoro dipendente, che l’aumento delle posizioni autonome compensa solo in parte. Ma a preoccupare è soprattutto l’inattività femminile: il calo dell’occupazione tra le donne indica che una parte fondamentale della nostra forza lavoro sta smettendo di cercare occupazione».
Difficile trovare profili specializzati
Nonostante molte imprese continuino a denunciare difficoltà nel reperire profili tecnici e operai specializzati, la partecipazione al lavoro non cresce in modo coerente. La contrazione della base dei dipendenti suggerisce un progressivo disallineamento tra domanda e offerta: da un lato le aziende mantengono un fabbisogno stabile, dall’altro una parte crescente della popolazione sceglie di non attivarsi, rallentando la capacità del territorio di sostenere il proprio apparato manifatturiero e terziario. Il risultato è un sistema in equilibrio solo apparente: il territorio non espelle lavoratori verso la disoccupazione, ma fatica a trattenere persone nelle forze di lavoro, in particolare nel lavoro dipendente e tra le donne. Per Bergamo la sfida dei prossimi anni sarà dunque invertire la rotta sull’inattività femminile e frenare la fuga dal lavoro subordinato per garantire la tenuta del sistema produttivo orobico.
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