Afghanistan, G20
Torni la politica

Dice Luigi Di Maio: «Il G20 straordinario sull’Afghanistan si farà» e annuncia un’apposita riunione preparatoria dei ministri degli Esteri a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della prossima settimana. E aggiunge che è urgente «lanciare una vera difesa Ue sostenuta da decisioni in politica estera che sfuggano al diritto di veto dei singoli Governi». Non è poca cosa. Ed è tanta roba che le due affermazioni, e i due concetti, viaggino insieme. Un G20 sull’Afghanistan sarebbe straordinario non solo perché non previsto ma soprattutto perché imporrebbe ai partecipanti di occuparsi di politica e non solo (o quasi) di economia, come per tradizione avviene in quel concesso. Ma si sa, la politica porta con sé tante grane.

Sarebbe possibile, per esempio, occuparsi di Afghanistan senza sentire il Pakistan (che non è nel G20)? O sentendo il Pakistan senza far saltare i nervi all’India (che è nel G20)? Senza coinvolgere il Qatar (non al G20, la prima visita ufficiale a Kabul l’ha fatta proprio il ministro degli Esteri qatariota), o coinvolgendolo ma tenendo buona l’Arabia Saudita (che è nel G20)? E l’Iran? Poi c’è la Cina: il premier Draghi ha parlato con Xi Jinping che, da buon asiatico, ha detto e non detto, si vedrà. E che dire della Russia? Vladimir Putin ha già detto che la ricostruzione dell’Afghanistan dovrebbe essere pagata da chi, secondo lui, più ha contribuito a far danni, ovvero gli Usa e i Paesi Nato. Le premesse sono queste, a dispetto delle ragionevoli parole che Draghi ha pronunciato al Forum interreligioso del G20 di Bologna: «Come comunità internazionale abbiamo un obbligo morale verso un Paese in cui siamo stati per vent’anni».

Ma la difesa europea cosa c’entra con l’Afghanistan? C’entra, e molto. Nei giorni scorsi è nata l’alleanza militare (quella politica era già salda) chiamata Aukus, ovvero Australia, Uk (Regno Unito) e Stati Uniti (Us). È il primo e più concreto passo che l’amministrazione Biden fa per contrastare le ambizioni della Cina, che guarda golosa a Taiwan, aumenta la presenza militare nel mar Cinese meridionale (dove transita un terzo del traffico commerciale marittimo del pianeta) e persegue con tenacia progetti come la Via della Seta (via terra) e il Filo di Perle (i porti) che hanno il fine di mettere Pechino al centro dell’economia mondiale. Un altro passo arriverà tra breve quando Biden ospiterà il vertice del Quad (Quadrilateral security dialogue), l’alleanza che comprende Usa, Giappone, Australia e India e che ha, anch’essa, una chiara proiezione anti-cinese. Per far decollare Aukus, gli Usa hanno spinto l’Australia a disdettare un accordo con la Francia, del valore di 90 miliardi di dollari, per la vendita dei sommergibili a propulsione nucleare che serviranno, appunto, a tener d’occhio i cinesi. La Francia di Macron ha strepitato, furibonda e impotente. E proprio il presidente francese, com’è noto, è il maggior sostenitore della necessità di un sistema di difesa europeo.

Da qualche tempo, peraltro, in autorevole compagnia. A favore dell’idea si sono espressi, per restare agli ultimi tempi, il presidente Mattarella e Ursula von der Leyen, presidentessa della Commissione Europea. Infine, come dicevamo, il ministro Di Maio, colui che la politica estera la deve cucinare giorno per giorno. E questo perché i più avvertiti hanno capito una cosa: Trump o Biden, quando gli Usa si muovono per difendere l’interesse e la sicurezza nazionali, non ce n’è per nessuno. Come dice il proverbio: quando due elefanti litigano, è l’erba che ci rimette. Per litigare più liberamente con il pachiderma Cina, che ritengono il vero avversario strategico, gli Usa hanno rappattumato i rapporti con la Russia e ceduto alla Germania sul gasdotto Nord Stream 2 (e lì l’erba l’hanno fatta l’Ucraina, la Polonia e i Baltici), poi hanno salutato l’Europa facendole chiaramente capire che i giochi veri ormai si fanno in Asia. Per questo bisogna fare il G20 straordinario sull’Afghanistan, per parlare di politica e stringere nuove alleanze anche laddove, prima, si parlava solo di economia perché alla politica tanto pensavano gli elefanti. E parlare di politica e stringere nuove alleanze diventa più facile se puoi mostrare idee chiare e una certa forza autonoma, cosa a cui molto servirebbe il cosiddetto «esercito europeo». Perché l’altroieri è toccato all’Ucraina, ieri alla Francia. Domani chissà…

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