Ambiente È l’ora di agire
Abitazioni danneggiate nel villaggio di Schuld, nel distretto di Ahrweiler, in Germania

Ambiente
È l’ora di agire

Da un disastro ambientale all’altro, mentre le opinioni pubbliche internazionali fanno finta di niente, a meno che non si registri una qualche emergenza nel proprio «cortile di casa». I politici nazionali, invece, si sfilano da certi discorsi, perché impegni presi per i prossimi 30 anni non hanno un ritorno elettorale. Ma c’è un modo per cambiare una dinamica così negativa? L’«homo sapiens» pare proprio aver messo la testa sotto alla sabbia, pur di non ammettere la gravità della crisi climatica. E come dimostrano le tragedie in Germania ed in Belgio, nessuno è più al sicuro. La lista delle sciagure in giro per il mondo è diventata interminabile nell’arco di pochi decenni, dopo che anche cinesi e indiani hanno incominciato a bruciare carbone e petrolio in enormi quantità, come gli occidentali fanno da oltre un secolo.

Senza volerli elencare tutti, anche perché alcuni disastri – di uguale gravità – si potrebbero dimenticare, basta ricordare gli incendi boschivi in Australia (vi ricordate i koala in fuga?) e le fiamme inarrestabili in Amazzonia e in Siberia. Nell’estate 2019 dallo spazio si vedeva una nuvola di fumo che si estendeva dal bacino del Volga fino all’Alaska senza tralasciare alcune zone artiche del Polo fino a Pechino. E che dire delle inondazioni in ogni angolo del globo, in ultimo in Giappone? La siccità in Africa e l’innalzamento delle acque nel Pacifico?

La prima conseguenza di questa follia è che in un breve lasso di tempo i ghiacciai alpini si sono ridotti quasi della metà, il passaggio del nord-est sotto al Polo Nord è libero d’estate e nell’Artico si toccano oggi temperature da isole Baleari.

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