Coraggio e solitudine nel futuro di Gori

Coraggio e solitudine
nel futuro di Gori

La notizia era nell’aria già da un po’ di tempo, e dunque non si può dire che la decisione annunciata martedì 9 ottobre da Giorgio Gori di ricandidarsi a sindaco di Bergamo sia una sorpresa. Anzi, sarebbe stata più «notizia» un annuncio in senso contrario. In molti si affannavano a ipotizzare il futuro di Gori dopo la batosta presa alle Regionali del 4 marzo scorso (venti punti di distacco tra lui e il leghista Attilio Fontana).

C’è chi lo vedeva tornare a vestire i panni del manager, lontano dalla politica, chi invece lo immaginava impegnato nella scalata del Pd, e chi, infine, lo considerava prossimo eurodeputato. Ma la discesa in campo per conquistare per la seconda volta Palazzo Frizzoni - che apre di fatto la campagna elettorale in città a sette mesi dal voto del 26 maggio ’19 - è in realtà l’unica strada possibile da percorrere. Per molti motivi. Il primo, il più scontato, è legato al fatto che - non facendolo - avrebbe in qualche modo «rinnegato» la qualità e la quantità del lavoro portato avanti dal 9 giugno 2014 (giorno della sua nomina a primo cittadino) ad oggi.

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