Crisi, imparare per non ripetere

MONDO. Quello che è successo negli ultimi anni e nei giorni nostri, prima con l’aggressione della Russia all’Ucraina e poi con gli avvenimenti in Medio Oriente, ci rivela due tratti del nostro tempo: l’interdipendenza, e la multipolarità.

Sul primo significa che non siamo immuni da quello che avviene anche molto distante da noi. Non è una novità si dirà, ma lo sviluppo raggiunto dal mondo in questi primi 25 anni del nuovo secolo ne ha accentuato la dimensione. Sul secondo, anche lo Stato più forte non può imporre a tutti gli altri le sue leggi e i soggetti che hanno diritto di parola non sono più solo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Ma i due termini si possono declinare anche localmente e quello che è avvenuto con la vicenda degli aerei e delle preoccupazioni per la possibile mancanza di carburante per l’estate è lì da vedere. Speriamo che l’apertura delle ultime ore dello Stretto di Hormuz sia un segnale di una crisi che rientra. Questo non ci esime, tuttavia, da una serie di riflessioni che mi permetto di condividere proprio con riferimento al trasporto aereo.

Negli ultimi anni, in Europa in particolare, la narrativa di molti ha portato ad affermazioni e scelte politiche non aderenti alla realtà. E il trasporto aereo ha pagato un prezzo non da poco se si pensa che gli è stata imposta una totale decarbonizzazione entro il 2050 e, tuttavia, è stato escluso dai progetti del Pnrr che prevedevano come obiettivi proprio la digital e la green transition. Ora, sul digital mi limito a dire che i miliardi di passeggeri ogni anno trasportati nel mondo sono consentiti da un uso intensivo delle tecnologie digitali, di rete e di data analitics. Sulla transizione green, gli aerei ordinati oggi con consegna fino al 2035 funzioneranno ancora a kerosene. Quello per intenderci di cui si è paventata la mancanza in queste settimane. Anche perché, dietro il miraggio dei combustibili innovativi e carbon free, dal Saf all’idrogeno (che arriveranno ma non a breve) si è costruita una politica industriale che ci ha reso al momento e nei fatti più dipendenti da altri, con la chiusura di una parte delle nostre raffinerie.

Quanto accaduto con le vicissitudini in Medio Oriente ha, viceversa, proposto un quadro differente dalla narrativa degli ultimi anni. Da due punti di vista. Il primo ha rivelato come il trasporto aereo sia mezzo essenziale per la nostra società e il nostro tenore di vita: non solo la paura per gli effetti sul turismo ma anche la possibilità di una carenza di farmaci. Il secondo che l’Europa è lontana dall’autosufficienza energetica e molte delle scelte degli ultimi decenni hanno accentuato questo tratto: la chiusura delle centrali a carbone e nucleari in Germania; l’affidarsi in modo troppo rilevante al gas della Russia, i vincoli e i rallentamenti alla diffusione delle rinnovabili, l’assenza di un percorso europeo verso una sostanziale autosufficienza. Percorso, peraltro, intrapreso nel 2010 per gli Stati Uniti da Obama tanto che ora esportano energia al resto del mondo.

Se la nostra Provincia non avesse l’aeroporto e oltre 100 destinazioni internazionali, non avrebbe assorbito la transizione industriale del nuovo secolo, pochi avrebbero potuto apprezzare le bellezze dei nostri luoghi, non si sarebbe sviluppata l’università in chiave internazionale, non avremmo valorizzato la qualità dei nostri ospedali e i tassi di disoccupazione non sarebbero stati fra i minimi in Italia.

Ma il trasporto aereo ha anche un valore a livello di singoli territori, come quello bergamasco testimonia. Se la nostra Provincia non avesse l’aeroporto e oltre 100 destinazioni internazionali, non avrebbe assorbito la transizione industriale del nuovo secolo, pochi avrebbero potuto apprezzare le bellezze dei nostri luoghi, non si sarebbe sviluppata l’università in chiave internazionale, non avremmo valorizzato la qualità dei nostri ospedali e i tassi di disoccupazione non sarebbero stati fra i minimi in Italia.

Certo, un prezzo si paga sempre, e ora siamo davanti alla necessità di consolidare lo sviluppo in sintonia con la domanda, dove la sostenibilità si coniughi con il buon senso. E sempre consapevoli del bene essenziale che è ormai questo mezzo di trasporto.

Infine, viste da un altro punto di vista, l’interdipendenza e la multilateralità, possono declinarsi in un’unica parola: fragilità. Basta davvero poco per mettere in discussione le nostre certezze, quelle che diamo per acquisite e intorno alle quali, spesso, ci appelliamo a fantomatici diritti. Nemmeno la guerra vera, che entra nelle nostre case attraverso i televisori e tablet, che riempie la cronaca e la riflessione sui media, ha suscitato tanto allarme quanto la possibile mancanza di carburante o l’aumento significativo del suo prezzo. L’interdipendenza e la multipolarità del nostro tempo ci devono indurre a una maggiore attenzione verso ciò che accade lontano da noi, a dare un significato profondo a termini come libertà e diritti. Tutto si tiene e tanto si impara dalle vicende più brutte. Speriamo, però, che il ricordo non sbiadisca appena possiamo prenotare con maggiore serenità i nostri prossimi voli.

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