Europa e Russia, il rischio oblio

MONDO. Senza un quadro di cooperazione multilaterale, Federazione Russa e Occidente sono condannati a un’emarginazione progressiva.

Quale è la regola aurea della diplomazia internazionale? Avere buoni rapporti con i vicini. Per l’Europa ci sono voluti secoli e guerre sanguinose che segnavano solchi di odio apparentemente incolmabili, per capire di ripudiare la violenza, far parte di un unico mondo e di una civiltà cristiana patrimonio di tutti. Oggi alcuni di noi europei si ergono a giudici implacabili verso una Russia che è preda di un neozarismo aggressivo, tentativo estremo di salvare una rilevanza esclusivamente di tipo militare. Nell’Impero del cesarismo putiniano, quelli che una volta erano chiamati gli «slavofili» sembrano prevalere con una logica di scontro con il mondo occidentale. Bisogna tornare ai secoli XVIII e XIX per capire il drammatico dibattito che infuriava in Russia sulla necessità di guardare a Occidente per la modernizzazione o riaffermare la propria specificità slava fondata sulla comunità, il misticismo e la spiritualità. Ma filosofi di rilievo come Ciadajev, Belinski e persino il primo Bakunin si rifacevano a Hegel, Schiling e Fichte professando razionalità, diritto e istituzioni come linfa indispensabile per far entrare la Russia nella storia europea. Oggi rinchiudersi in un ghetto fatto di tradizioni, di ritorno alla Chiesa ortodossa come cuore spirituale e morale, di rigetto delle contaminazioni a Occidente, sa di condanna già comminata. Dove guarda Mosca fuori dal continente europeo? L’alleanza con la Cina non partorirà certamente amore tra i due popoli, la costruzione di un’alternativa al mondo capitalista originato dagli americani va contro gli interessi dei più potenti oligarchi e di molti commercianti-imprenditori con legami ad Ovest. Le materie prime che Mosca spedisce in tutto il mondo non sono certo infinite e la tecnologia produce rapidamente alternative.

Tra Russia ed Europa

Lo scardinamento dell’ordinamento internazionale fondato sul dollaro, inoltre, non sembra ancora ipotesi imminente. A sua volta l’Europa di Meloni, Macron e Merz deve fare un esame di coscienza e guardare oltre al contingente: Putin si scontrerà presto o tardi con queste realtà e del resto è lui stesso un uomo «sovieticus», di San Pietroburgo cioè, ancorato a una cultura di odio- amore verso l’Europa, ben lontana dal confucianesimo o da sincretismi con le culture latino americane, indiane o sudorientali. Il suo sogno di riproporre Mosca come la «Terza Roma» (come la chiamavano dopo la caduta dell’Impero romano d’Oriente), rifondando l’identità russa su Ortodossia e Impero, è un salto all’indietro senza possibilità di ritorno se non con un nuovo zar al Cremlino. Le evidenti difficoltà nella scriteriata aggressione all’Ucraina che dura da quasi 4 anni senza i risultati decisivi sperati, dimostra il delirio di onnipotenza cui non è sottesa la comprensione effettiva dei limiti strutturali di cui soffre la Grande Madre Russia. Al contempo anche il Vecchio continente, con Donald Trump presidente al di là dell’Oceano, si sente «tradito» dall’alleato e altrove è ben percepito come poco affidabile o sistematico fiancheggiatore dei propositi imperiali statunitensi.

Dove andare da soli?

Sono inoltre ancora ben diffusi nelle opinioni pubbliche europee sentimenti nostalgici (sapientemente attizzati da infiltrazioni russe) per l’era di cooperazione mutualmente vantaggiosa. Senza un quadro di cooperazione multilaterale fondato su regole condivise, trasparenza istituzionale e rispetto del diritto internazionale, Federazione Russa e Occidente sono condannati a un’emarginazione progressiva. Nell’attuale scenario internazionale la logica della deterrenza reciproca permanente e della contrapposizione identitaria è un treno senza destinazione perché non si mettono a profitto comuni risorse, partenariati economico-commerciali e capacità innovative, senza contare il danno nelle relazioni sociali e culturali tra due mondi da sempre curiosi delle rispettive specificità. Come si fa a proibire a eminenti direttori di orchestra di dirigere concerti in Europa o togliere dagli scaffali del nostro continente le voci letterarie più vibranti e recenti della letteratura russa come Yakhina, Ganieva o Gelasimo? La contaminazione culturale è da sempre la linfa per capirsi e conoscersi meglio. Sorge, dunque, inevitabile la domanda: Europa e Russia dove volete andare da sole? E la risposta è univoca: verso l’oblio.

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