G20 senza Ucraina, le mire dell’India

MONDO. L’Ucraina no e la Russia sì. Il titolo più comune è questo, a proposito del prossimo vertice del G20 che si terrà a Nuova Delhi, dove il 9 e 10 settembre confluiranno i capi di Stato e di Governo. L’India presiede il gruppo fino alla fine dell’anno, dunque organizza il summit e decide, come da diritto di presidenza, quali sono i Paesi da invitare oltre, appunto, ai venti membri effettivi.

In questa tornata, gli Stati non membri ma invitati sono Bangladesh, Egitto, Mauritius, Paesi Bassi, Nigeria, Oman, Singapore ed Emirati Arabi Uniti. Più la Spagna, invitata permanente. Manca, appunto, l’Ucraina, che di per sé non avrebbe titolo per partecipare ma che era stata invitata al G20 svoltosi in Indonesia e al G7 d’inizio anno in Giappone. Il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, ha spiegato che il G20 si occupa di sviluppo economico globale, non di sicurezza, per questo la presenza dell’Ucraina non è contemplata. Le autorità di Kiev ribattono che la disdetta russa dell’accordo sul grano pone sfide all’equilibrio alimentare globale e quindi l’Ucraina, come parte interessata ed esportatrice di cereali, deve partecipare. Gli uni e gli altri, volendo utilizzare parole forti, mentono. Non invitare l’Ucraina e invitare Mauritius in nome dello sviluppo globale? Una farsa. E anche la questione del grano è, per usare un eufemismo, debole: i primi cinque beneficiari delle esportazioni ucraine sono stati, secondo i dati ufficiali dell’Onu, Cina, Spagna, Turchia, Italia e Olanda e secondo quelli della Banca Mondiale l’83% del grano è andato a Paesi mediamente o molto sviluppati. Altro che Paesi poveri e bisognosi.

La questione, ovviamente, è tutta e solo politica. E riguarda, in particolare, il ruolo internazionale dell’India. Come altri Paesi, dalla Turchia all’Arabia Saudita, dal Sudafrica agli Emirati Arabi Uniti, il colosso asiatico si è fatto ingolosire dalle nuove possibilità offerte dalle crepe che l’invasione russa e la guerra in Ucraina hanno inferto al tradizionale ordine mondiale. Approfittando delle difficoltà della Russia, assediata dalle sanzioni e costretta a cercare nuovi mercati per le proprie materie prime, Nuova Delhi ha portato alle stelle l’import-export con Mosca. Un solo esempio: le importazioni di petrolio russo, che nell’anno fiscale 2021-2022 erano pari al 2% del totale indiano, dovrebbero arrivare al 30% entro l’anno fiscale 2023-2024. Ma ha anche fatto capire che non di alleanza strategica si tratta ma di matrimonio di puro interesse, tanto che il premier Modi ha detto chiaro e tondo a Vladimir Putin che «non è più tempo per la guerra».

Nello stesso tempo, l’India sa di essere preziosa per gli Usa in funzione di contenimento della Cina. Dal punto di vista politico-militare, certo, ma non solo: l’economia indiana, la quinta in assoluto, ha segnato nel 2021 e 2022 la più grande crescita al mondo e per il 2023 prevede un incremento del Pil del 10,5%. La popolazione dell’India ha superato quella cinese ed è mediamente più giovane. In altre parole, si tratta di un Paese che nessuno può più snobbare. E le condizioni appena descritte consentono all’India di scegliere con grande autonomia la propria strada. Può dunque partecipare con Cina e Russia alle esercitazioni militari «Vostok» e con Usa, Giappone e Australia al Quad, il patto di collaborazione che ha una palese funzione anticinese. Può sedere tra i Brics con Russia e Cina come pure nello I2U2 con Usa, Israele ed Emirati Arabi Uniti. In un certo senso e fino a un certo punto, oggi può fare ciò che vuole. È alla luce di tutto questo che bisogna leggere la decisione di non invitare l’Ucraina al G20. Zelensky e i suoi hanno fatto sapere di «lavorare per essere presenti al G20».

Questo vuol dire una cosa sola: rivolgersi a Washington affinché prema su Nuova Delhi. Il che ovviamente consentirà a Modi e ai suoi di chiedere qualcosa in cambio. Lo stesso vale per Mosca: l’Ucraina esclusa dal G20 varrà qualcosa, forse uno sconto sul petrolio, forse una nuova fabbrica d’armi, chissà. Prima che la guerra in Ucraina finisca vedremo altre situazioni come questa. È il mondo che cambia, peccato solo che non si riesca a capire come.

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