Giovani di pace Un altro mondo

Giovani di pace
Un altro mondo

Pace è parola oggi iscritta nel vocabolario buonista. Il cinismo dei tempi vede solo il lato dell’umanità malevolo e accaparratore. Non a caso dilaga il sospetto. Chi opera per il prossimo deve avere per forza qualche tornaconto, la gratuità non è contemplata. Chi invece ha la testa e il cuore sgombri da pregiudizi constata l’esistenza di tante persone impegnate per migliorare il mondo, a partire dai piccoli gesti quotidiani. In questo fine settimana Bergamo sarà invasa da migliaia di ragazzi e di adulti arrivati da tutta Italia e dall’estero per partecipare al 6° Appuntamento dei Giovani della pace.

Una ventata di freschezza, un antidoto al clima cupo e rassegnato dei tempi. L’iniziativa è organizzata dal Sermig (Servizio missionario giovani), fondato nel 1964 a Torino da Ernesto Olivero e dalla moglie Maria, morta pochi giorni fa. «La pace – ha detto Olivero in una recente intervista a L’Eco - non è un’idea o un valore astratto, non è una bella parola con cui riempirci la bocca in alcune occasioni. Per viverla non basta fare una marcia ogni tanto, scendere in piazza o gridare qualche slogan. La pace è una scelta del cuore e dell’intelligenza ed è prima di tutto un fatto di giustizia. Si radica nella storia solo se diventa stile di vita di un pugno di persone, a partire da me. “Pace sì e comincio io” potremmo sintetizzare ed equivale a scelte quotidiane: sobrietà di vita, battersi contro le disuguaglianze, non lasciare solo nessuno, rifiutare lo scontro, scegliere il dialogo. Allora la pace diventa attraente e contagia. E fa la differenza».


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