I bambini nel bosco e i diritti calpestati

IL COMMENTO. La vicenda dei bambini nel bosco è un grande dolore privato. E rispetto a questo dobbiamo fermarci qui, perché è esclusivamente nel non detto di tutta questa vicenda che possiamo fare un esercizio di verità.

Tutto il resto – parole, foto, video, talk show, collegamenti, interviste a esperti psichiatri e giuristi, interventi dei politici per condannare, per difendere, per puntualizzare, per polemizzare… – tutto il resto è un chiacchiericcio che nel migliore dei casi, senza averne l’intenzione, non fa il bene della famiglia, mentre nel peggiore, intenzionalmente, mira a tutt’altro. Perché è indubbiamente un grande dolore l’allontanamento di tre bambini dalla loro mamma per mano dello Stato, ma è estremamente preoccupante che su questo dolore, incurante dei delicatissimi equilibri sui quali si poggiano decisioni simili, si muova come uno schiacciasassi il circo mediatico-politico, capace in questi giorni di stringere d’assedio un luogo sacro come una casa famiglia per minori: vengono riportati i nomi completi dei bambini, citate le  loro frasi, il rapporto tra i genitori è passato ai raggi X in modalità retroattiva fino ai particolari più insignificanti e coinvolgendo parenti e amici della coppia. L’intimità della vita familiare viene messa sul tavolo del laboratorio e vivisezionata in un clima da tifoseria calcistica. Si tirano in ballo con leggerezza  istituti come l’affido e l’adozione senza la minima cognizione di causa.

In questa storia triste, dove ci si è spinti talmente in là che la presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila è finita sotto scorta, ogni centimetro di inchiostro stampato, ogni parola pronunciata davanti a una telecamera, ogni video rubato come se ci si trovasse davanti a una villa hollywoodiana, amplificano e distorcono fragilità che nel tempo, per le tre giovanissime vite coinvolte, diventeranno macerie sulle quali provare a edificare, giorno per giorno, le loro identità.

L’intimità della vita familiare viene messa sul tavolo del laboratorio e vivisezionata in un clima da tifoseria calcistica. Si tirano in ballo con leggerezza  istituti come l’affido e l’adozione senza la minima cognizione di causa

Che idea si faranno i tre bambini un domani rispetto al periodo traumatico che stanno vivendo? Che impatto può avere su una famiglia già sottoposta a una prova difficile e delicatissima essere costantemente sotto i riflettori? Che senso ha gettare una fragilità così disarmata nell’arena del dibattito generalista, ormai soggiogato dal paradigma oppositivo premiato dall’algoritmo (che divide tutto in bianco e nero e inaridisce il pensiero con la grammatica dell’irrisione)?

Proprio ciò che è contestato al Tribunale e agli operatori che stanno trattando il caso, cioè di non perseguire il supremo interesse dei minori (così come sancito dalla convenzione Onu del 1989 e dal nostro ordinamento), finisce in fondo alla lista delle priorità di chi intende individuare un nemico (la magistratura, per esempio, in vista del prossimo appuntamento referendario), o affermare una propria linea di pensiero sul caso (quanti luminari del diritto familiare e della psichiatria infantile si sono espressi sul merito del provvedimento?).

Rara avis, il forum delle associazioni familiari ha fatto sentire la sua voce ieri sulle colonne di Avvenire: «Delegittimare dando anche eccessiva visibilità mediatica, come sta avvenendo, può decisamente generare dinamiche di sfiducia nel sistema, a scapito dei bambini che necessitano di essere tutelati» ha detto il presidente Adriano Bordignon.

in Italia sono 30mila i minori che vivono fuori dalle famiglie di origine (negli allontanamenti familiari, l’Italia ha uno dei tassi più bassi d’Europa). Perché non ci preoccupiamo almeno un po’ anche per loro?

Un’ultima annotazione: in Italia sono 30mila i minori che vivono fuori dalle famiglie di origine (negli allontanamenti familiari, l’Italia ha uno dei tassi più bassi d’Europa). Perché non ci preoccupiamo almeno un po’ anche per loro? Quali politiche di prevenzione avremmo potuto favorire per evitare il loro allontanamento? Quali fondi si potrebbero attivare per migliorare il loro benessere nelle comunità dove accanto a operatori spesso sottopagati si muovono anche eserciti silenziosi di volontari? Quali risorse si dovrebbero mobilitare per permettere che istituzione e famiglia, i due pilastri della tutela minorile dello Stato, possano dialogare con sempre maggiore trasparenza senza scivolare nel facile e trito apologo bionormativista (vedi Bibbiano)?

Troppo complesso. La favola dei bimbi del bosco, purtroppo, ha tutto un altro «fascino». E finché i riflettori saranno accesi, basta alzare l’asticella e l’ascolto è assicurato. I diritti dei bambini, ancora una volta, possono aspettare.

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