Cattolici in Bulgaria
La legge del discrimine

«Andiamo a Messa». Sofia, autunno 1999. La mia interprete - fervente cattolica - mi invita al precetto festivo. Nella periferia della capitale bulgara, non lontano dai grigi block – i casermoni dell’era sovietica parcellizzati in miniappartamenti - raggiungiamo un agglomerato meno triste di edifici. In una abitazione ci aspetta un gruppetto sparuto di persone. Nel salottino, un altare ha preso il posto di un divano, il crocifisso quello del quadro di un pittore locale. Il sacerdote apre il rito.

Cattolici in Bulgaria     La legge del discrimine
Papa Francesco nella sua visita in Bulgaria il 5 maggio scorso
(Foto di Maurizio Brambatti)

È un’immagine mesta, che a distanza di 20 anni non affievolisce quando si parla dei cattolici della Bulgaria. Clandestini a Messa o Messa clandestina, fa poca differenza. In quattro lustri quelle pagine di storia sono state cancellate. Dieci anni prima era caduto il muro di Berlino, ma non quello per le libertà di culto. Eppure i semi sparsi del vescovo Angelo Giuseppe Roncalli, rappresentante del Papa in Oriente, non potevano non germogliare. Alcuni anni dopo, i frutti sono maturati. Il 22 ottobre 2005 in via Montevideo a Sofia, l’Esarcato cattolico ha inaugurato una chiesa intitolata a Giovanni XXIII. È sorta su un terreno che lo stesso Roncalli aveva acquistato nella speranza di costruirvi un Seminario. La prima pietra era stata tolta dal museo di Camaitino a Sotto il Monte.

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