I partiti disorientati dallo stile di Draghi

I partiti
disorientati
dallo stile
di Draghi

La compostezza, la sobrietà, il riserbo adottati dal nuovo premier e fatti propri solidalmente dal suo team di tecnici non devono indurci a pensare che questo sarà lo stile seguito anche dai partiti. A parte le questioni di galateo comunicativo, è il disorientamento in cui sono precipitati che li spinge ad agitarsi per uscire dallo stato traumatico in cui si ritrovano. Sarà quindi difficile per loro non trasgredire la consegna a mantenere un contegno che sia coerente con quel vincolo alla solidarietà che pure dovrebbe ispirare la formula politica dell’unità nazionale. Sono troppe le spinte contrarie.

La convivenza tra diversi, anzi tra opposti, non è mai facile. È destinata a divenire ancor più travagliata nel momento in cui ognuno di loro è chiamato a ripensare strategia, alleanze, persino l’identità.

Questa condizione inedita richiede ai partiti di riposizionarsi, se non altro, perché costretti a far propria una soluzione che, lungi dall’esser stata nei loro piani, era stata addirittura da loro categoricamente esclusa. Ma l’elemento più destabilizzate è che la formazione del governo Draghi rivoluziona le loro prospettive. Le rivoluziona per la destra come per la sinistra, per il Pd e, ancor più, per il M5s, ma anche per la Lega, Fi e per lo stesso FdI.

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