Il business dei no-vax e i grandi sponsor
I vaccini anti Covid nel mirino dei No Vax (Foto by Ansa)

Il business dei no-vax
e i grandi sponsor

C’è chi non si vaccina per paura di possibili gravi effetti collaterali del farmaco, seppure rarissimi. Per altro magari fa uso di medicinali il cui bugiardino mette in guardia da controindicazioni pericolose, che anche in questo caso si manifestano in percentuali irrisorie. E c’è chi invece si oppone alla somministrazione per motivazioni ideologiche strampalate, come presunti disegni nascosti per il controllo della popolazione o regie sotterranee dei gruppi farmaceutici. Meno note sono le organizzazioni no-vax che alimentano queste posizioni negative con una propaganda che spopola soprattutto sui Social e con un ritorno economico. Un rapporto della «Countering digital hate», associazione non profit angloamericana, ha messo in luce come queste organizzazioni si siano espanse esponenzialmente proprio grazie alla pandemia di Covid, con «influencer» (persone capaci di attrarre il consenso del pubblico) e imprenditori che si sono arricchiti diffondendo sfiducia verso la comunità scientifica, le istituzioni, i governi e gli enti sanitari.

Online i leader no-vax avrebbero un seguito di 62 milioni di «follower», di seguaci. Grazie a questi numeri producono ricavi sui colossi digitali, attraverso video sponsorizzati e pubblicità, di almeno 1,1 miliardi di dollari all’anno. La macchina contro i vaccini nello stesso periodo produce invece quasi 36 milioni di dollari, anche se la cifra è molto sottostimata basandosi su dati ufficiali delle parti interessate. Il guadagno deriva dalla vendita di prodotti alternativi e non testati (addirittura un «farmaco» che «ripulirebbe» i vaccinati pentiti dagli effetti delle somministrazioni), di libri (tradotti e diffusi in diversi Stati fra cui l’Italia) e da raccolte fondi.

Lo stesso rapporto mette in evidenza come le notizie contro i vaccini anti Covid partono tutte dalle stesse fonti. In particolare il 70% dell’informazione sarebbe in mano a 12 «influencer» che raggiungono almeno 58 milioni di utenti. Tra questi risalta il nome di Robert F. Kennedy, nipote del presidente John Fitzgerald, ucciso nel 1963, che guadagna 255 mila dollari all’anno come presidente dell’organizzazione contro i vaccini «Children’s health defense». Ha pubblicato con successo il libro «Thimerosal: let the science speak» dove espone la tesi ampiamente contestata dagli studiosi secondo cui nei vaccini c’è un composto mercuriale, il thimerosal, capace di alterare lo sviluppo neurologico dei minori provocando l’autismo.

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