Il futuro della Nato fra Trump e l’Europa

MONDO. L’Alleanza atlantica è la principale garante della pace e della stabilità nel Vecchio continente.

Il nuovo deragliamento della Russia, la ricomparsa di «prepotenti» in giro per il mondo e la messa in dubbio del Diritto internazionale la rendono quanto mai cruciale, oggi, per dissuadere i male intenzionati. Donald Trump la vede, però, diversamente. E il suo «americano-centrismo», unito a modi imbarazzanti, sta provocando fratture profonde con gli alleati in Occidente. Cosa sarebbe una Nato senza gli Stati Uniti o con una sua partecipazione ridimensionata? Questo l’interrogativo. Il capo della Casa Bianca ha già etichettato tale possibile futura organizzazione, orfana di Washington, come una «tigre di carta».

Ma è davvero così? E poi, può sopravvivere un’Alleanza atlantica priva di Washington? Le domande, come è intuibile, sono più numerose delle risposte, ma si tenta di schiarirsi le idee. Già da un anno - questa la notizia sensazionale, appena resa nota - si riflette nelle cancellerie continentali proprio su una Nato «europea».

La discussione ha acquisito impulso grazie al sostegno della Germania dopo le recenti (ci si passi il termine) «sparate» di Trump sulla Groenlandia da strappare alla Danimarca. Per decenni, infatti, Berlino ha bloccato gli sforzi di Parigi di rafforzare la sovranità dell’Europa nella sfera della difesa. Ma adesso con il tycoon al potere a Washington è diverso.

Finora nella struttura della Nato il ruolo centrale l’hanno giocato gli americani. Serve al momento, invece, che gli europei prendano il loro posto nelle posizioni chiave e imparino a gestirle al meglio. Appunto conservare la continuità operativa, mantenere la deterrenza nei confronti del Cremlino e disporre di uno scudo nucleare sono i nodi centrali. Proprio lo scudo nucleare presenta problematiche non da poco. Da quello che si sa, circa 250 bombe atomiche sono già presenti negli arsenali Nato del Vecchio continente. Che fine faranno? Chi le gestirà?

Le uniche due altre potenze nucleari (a parte gli Stati Uniti) sono la Francia e la Gran Bretagna. Esse allargheranno l’area di difesa all’intera Alleanza atlantica oppure come si farà? Oggi solo la presenza sul proprio territorio di armi atomiche garantisce la deterrenza. Ecco perché, ad esempio, la Polonia – intimorita dall’animosità di Vladimir Putin – si è offerta di ospitarle.

Il nodo del finanziamento

Attualmente gran parte dei membri Ue investe attorno al 2% del proprio Pil in spese militari. In passato Trump ha sgomitato, affinché tutti arrivino, a breve, al 5%. Cosa succederà in una Nato post Usa davanti all’esigenza di migliorare la difesa a fronte dei mancati investimenti americani? Nessuno lo sa. L’unica cosa certa è che bisognerà spiegare alle opinioni pubbliche nazionali - assai refrattarie a determinati discorsi - che si dovrà tagliare il welfare per supportare le spese militari.

Spese, si badi bene, che dovranno tener conto di quanto appreso dai conflitti in Ucraina e in Iran. Primo: urge produrre droni e anti-droni sofisticati e a buon mercato. Secondo: è arrivato il tempo dei robot da campo di battaglia. Terzo: guerra elettronica. Munizioni da artiglieria e postazioni anti-missilistiche per la difesa aerea nell’ottica di una «cupola» all’israeliana sono da curare con attenzione. Ha ragione il presidente Mattarella: smantellare la Nato non conviene a nessuno. E, aggiungiamo noi, dopo il tornado Trump, forse, tornerà il sereno nei rapporti transatlantici. Prepararsi al peggio è, tuttavia, necessario per gestire possibili mutamenti epocali e non subirli passivamente.

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