L'Editoriale
Domenica 08 Febbraio 2026
Il nuovo baricentro del potere cinese
MONDO. Oggi, mentre l’ordine internazionale scaturito dal secondo dopoguerra rivela tutte le sue crepe, è Pechino a occupare lo spazio lasciato dalle incertezze occidentali, contribuendo in modo determinante alla forma che assumerà il nuovo assetto geopolitico del pianeta.
Nel giro di poco più di due decenni la Cina è passata dal ruolo di fabbrica di servizi e prodotti h24 a bassissimo costo a beneficio dell’opulento Occidente, a quello di potenza capace d’influenzare equilibri politici, economici e tecnologici a livello globale, rosicchiando da un punto di vista sociopolitico le sempre meno marcate leadership mondiali di un tempo. Oggi, mentre l’ordine internazionale scaturito dal secondo dopoguerra rivela tutte le sue crepe, è Pechino a occupare lo spazio lasciato dalle incertezze occidentali, contribuendo in modo determinante alla forma che assumerà il nuovo assetto geopolitico del pianeta.
Il nuovo ruolo e il nuovo volto del potere cinese possono contare su un Pil che, pur crescendo meno rapidamente rispetto al passato, mantiene ritmi superiori a molte economie avanzate. La Cina rimane il primo esportatore mondiale e il principale partner commerciale di oltre 120 Paesi. La gigantesca opera progettuale della Nuova Via della seta (Belt and Road Initiative), al netto delle critiche sulla sua sostenibilità finanziaria e sull’impatto ambientale, ha permesso alla Terra del Dragone di creare un reticolo di dipendenze infrastrutturali che si traduce in influenza politica. Ne è conferma il fatto che il presidente Xi Jinping da tempo invoca senza mezzi termini l’esigenza di un’alternativa all’ordine mondiale vigente. Un nuovo assetto globale le cui fondamenta sarebbero ancorate a tre obiettivi molto chiari: la riproposizione della centralità del ruolo degli organismi internazionali; la riaffermazione del «multilateralismo» e dei principi di «libero mercato»; il contrasto al dominio del dollaro con la presa d’atto del declino della supremazia monetaria americana.
La Cina rimane il primo esportatore mondiale e il principale partner commerciale di oltre 120 Paesi
Accanto al peso economico, l’investimento in nuove tecnologie è quello che più chiaramente definisce il volto della Cina del futuro. Il Paese ha compreso che la competizione globale non si gioca più solo su costi e volumi, ma sul controllo delle tecnologie critiche: semiconduttori, intelligenza artificiale, reti quantistiche, batterie avanzate. La spinta all’autosufficienza tecnologica, accelerata dalle restrizioni statunitensi, sta trasformando il modello di sviluppo cinese da imitativo a innovativo.
La sfida, per l’Occidente, sarà da un lato evitare che la competizione degeneri in un antagonismo pericoloso, dall’altro trovare le modalità diplomatiche e fattuali in termini di autorevolezza per convivere con una Cina che, indipendentemente da giudizi e pregiudizi, è già una delle colonne portanti del XXI secolo
Resta poi la dimensione militare, spesso meno visibile, ma altrettanto strategica. Il rafforzamento dell’Esercito Popolare di Liberazione, la crescente assertività nel Mar Cinese Meridionale e il ruolo di Pechino nel dossier Taiwan sono elementi che ridefiniscono l’architettura della sicurezza nell’Indo-Pacifico. La Cina non mira (per ora) a una contrapposizione frontale con gli Stati Uniti, ma a ridefinire gli spazi di influenza regionale in modo da essere riconosciuta come potenza pari, non più subordinata. A tal fine, si sta muovendo in modo calibrato ed equilibrato, proponendosi come promotrice di un ordine «multipolare» alternativo a quello «bipolare» perseguito da Trump. Nei consessi multilaterali, dall’organizzazione intergovernativa SCO (Shanghai cooperation organization) ai BRICS ampliati, la Cina offre nuovi schemi di cooperazione, di sovranità economica e di rifiuto dell’interventismo politico. Questa proposta trova adesione in molti Paesi emergenti, stanchi di un sistema percepito come sbilanciato. Tuttavia, tale celata ricerca di predominanza non è priva di contraddizioni: l’ambiguità su diritti umani, il deterioramento demografico e la fragilità del settore immobiliare minano la piena capacità cinese di proporsi come modello universale.
Quale ruolo avrà dunque la Cina nel mondo che sta nascendo? Con ogni probabilità, quello di una potenza che non mira a sostituirsi agli Stati Uniti, ma a rimodellare gli spazi decisionali globali secondo i propri interessi. Il risultato sarà un ordine più frammentato, nel quale Pechino fungerà da baricentro imprescindibile per qualsiasi equilibrio futuro. La sfida, per l’Occidente, sarà da un lato evitare che la competizione degeneri in un antagonismo pericoloso, dall’altro trovare le modalità diplomatiche e fattuali in termini di autorevolezza per convivere con una Cina che, indipendentemente da giudizi e pregiudizi, è già una delle colonne portanti del XXI secolo.
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