In Afghanistan la risposta agli attacchi terroristici ci è costata 54 vittime
La base militare di Herat (Foto by Ansa)

In Afghanistan la risposta agli attacchi terroristici ci è costata 54 vittime

Vent’anni, 54 morti (tra i quali una cooperante) e circa 8 miliardi di spese dopo, l’Italia lascia l’Afghanistan, teatro della sua più lunga e costosa campagna militare. L’avanguardia di 11 soldati arrivò a Bagram il 30 dicembre 2001. Poi a Kabul arrivarono i carabinieri del Tuscania e i soldati del Cavalleggeri Guide. Il 3 ottobre 2002 la Camera decise di inviare in Afghanistan mille alpini, avvisaglia di un impegno che avrebbe toccato l’apice di 2.250 uomini, con mezzi di terra e aviazione. Nel 2003, infine, dopo che il Consiglio di Sicurezza Onu decise di estendere il mandato della forza internazionale su tutto il territorio afghano, la base principale delle operazioni italiane fu spostata a Herat, in una zona calda nella parte occidentale del Paese. Questa, in estrema sintesi, la scheda tecnica di una missione durata due decenni. Andrebbe aggiunta una cosa che c’entra poco con le cifre ma molto con la sostanza delle cose: l’opera dei nostri militari ha raccolto sul campo universale apprezzamento. Per il coraggio, la professionalità e la sensibilità rispetto alle diverse situazioni che tutti, dal generale al caporale, hanno saputo mostrare. Chi è stato laggiù e ha seguito i nostri soldati lo sa e ha avuto modo di toccare con mano la stima che li ha sempre circondati.

Dunque l’Italia si è ben comportata. Ma per un vero e definitivo bilancio non basta avvolgere la missione nel tricolore. Non si può prescindere dal contesto internazionale, dalla situazione che la produsse e da quella che l’ha vista terminare poche ore fa. Nel 2001 la campagna afghana fu lanciata come risposta agli attentati delle Torri Gemelle, realizzati dagli uomini di Al Qaeda e di Osama bin Laden che nell’Afghanistan dei talebani avevano il loro santuario. Fu una vittoria rapida sul campo, ottenuta però prima ancora di muovere le truppe. Il sottoscritto seguì l’avanzata verso Kabul ed era chiaro che le tribù avevano voltato le spalle (o erano state convinte a farlo) al regime islamista, abbandonato al suo destino.

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