Instabilità, il conto si paga sullo spread

L’opportunistica e del tutto irresponsabile scelta di alcuni leader di partiti in declino di determinare di fatto le dimissioni di Mario Draghi, prosegue nel solco «furbesco» e «perverso» che ha caratterizzato i nostri governi degli ultimi trent’anni, con puntuali, pericolosissime ricadute in termini di peso specifico politico-istituzionale e di credibilità internazionale.

Instabilità, il conto si paga sullo spread
Mario Draghi

Dalla caduta del governo Berlusconi (2011) ad oggi, questa instabilità si è ancor più accentuata per il crescente indebolimento della classe politica, che ha spianato la strada al vorticoso ingresso in parlamento del M5s, con le sue note e chiassose posizioni sovraniste e antieuropee, corredate dallo slogan populista e antimeritocratico «uno vale uno».È opinione diffusa tra molti economisti e politologi, che proprio questa nostra cronica condizione d’instabilità governativa, ancor più dell’enorme debito pubblico, sia alla base dei ricorrenti innalzamenti dello spread, che sono costati tantissimo in termini di interessi corrisposti sulle emissioni di titoli di Stato. Ciò è confermato da un confronto con i principali Paesi europei. Questi, dopo la pandemia hanno registrato una sensibile crescita del loro debito e, conseguentemente, un consistente aumento del rapporto deficit/Pil salito intorno al 100%.

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