La Croce Rossa
e l’odio dei social

Il filmato dura un minuto. Si vede un giovane africano senza più forze, fatica a camminare ed è sorretto da una volontaria. Viene fatto sedere su una roccia in riva al mare, ha la pelle ricoperta di sale, reduce da una nuotata. La soccorritrice gli porge una bottiglietta d’acqua e lui la scola in pochi secondi perché disidratato. Poi compie un gesto umanissimo: appoggia la testa sulla spalla dell’accompagna-trice e inizia a piangere. Lei lo consola a gesti, gli accarezza la nuca e la schiena, poi si abbracciano. Una scena che dura un attimo ma sembra non finire mai, fino a quando l’immigrato viene steso a terra, preso da conati di vomito.

La Croce Rossa e l’odio dei social

È accaduto martedì scorso, quando il Marocco, come ritorsione verso la Spagna per aver ospitato per cure mediche in un ospedale vicino a Saragozza Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario per la liberazione del Sahara occidentale, nemico di Rabat, ha aperto le porte a 8 mila migranti diretti a Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino. La scena dell’abbraccio è avvenuta proprio a Ceuta. La volontaria è Luna Reyes, 20 anni, di Madrid, stagista della Croce Rossa iberica. Alla tv pubblica del suo Paese ha raccontato: «Parlava in francese, contava con le dita, io non capivo nulla, ma sono convinta che mi stesse dicendo il numero dei suoi compagni morti in questo viaggio. Non riesco a non pensare al suo sguardo perso. Credo si volesse uccidere. Meritava quell’abbraccio».

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