La distanza incolmabile tra un re e un bullo
MONDO. L’incontro a Washington tra re Carlo III del Regno Unito (era la sua prima visita negli Usa in questa veste) e Donald Trump è stato commentato in vario modo, ma nella maggior parte dei casi con malcelato divertimento.
Ai più, alcune tipiche performance trumpiane (la dicitura «Due re» su una foto sua e di Carlo postata sui social, o la mano sul fondoschiena della moglie Melania, anche questa ampiamente pubblicizzata, come a sottolineare una certa differenza estetica con la regina Camilla) sono parse un mezzuccio per recuperare un’attenzione mediatica che l’arguta postura del sovrano inglese gli aveva sottratto. Tutto vero. E non è dispiaciuto a nessuno vedere Trump annaspare per riportarsi, una volta tanto, al centro della scena. Eppure non dovremmo sottovalutare il nocciolo drammatico dietro i rituali della visita di Stato.
Re Carlo, parlando al Congresso Usa, si è tolto la soddisfazione di ricordare agli americani quanto la civiltà inglese sia più fondata nel tempo e quanto la società americana debba ai lontani cugini. Carlo ha citato il primo presidente, Washington, come contemporaneo di suo bisnonno Giorgio III. Ha ricordato i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza americana per dire che nel Regno Unito sarebbe «appena l’altroieri», mettendola poi a confronto con la Dichiarazione dei diritti inglese del 1689 e addirittura con la Magna Carta del 1215, citata in 168 sentenze della Corte Suprema Usa. E così via, con elegante e britannica perfidia. Con la distaccata e ficcante noncuranza e l’autorevolezza che può avere solo un uomo che non deve competere per il potere ma può gestirlo come un’inestimabile eredità. Un re, appunto.
Re Carlo, parlando al Congresso Usa, si è tolto la soddisfazione di ricordare agli americani quanto la civiltà inglese sia più fondata nel tempo e quanto la società americana debba ai lontani cugini
In poche parole, Carlo III ha presentato a Trump e al Congresso a maggioranza repubblicana l’elenco di tutto ciò che Trump e i suoi più detestano: la fede religiosa non vissuta come un’arma, il multilateralismo, l’Europa, la Nato, l’ecologia
Carlo III, però, non si è limitato a marcare questa distanza. Ha molto lavorato anche sulla vicinanza, e in questo è stato ancora più pungente. Ha richiamato la comune fede cristiana, ma come base per la comprensione reciproca tra persone di diverse fedi; ha ricordato la «partnership atlantica», ma quando è basata sui due pilastri, americano ed europeo; ha parlato dell’«incrollabile determinazione» necessaria per la difesa dell’Ucraina; ha reso omaggio al 25° anniversario dell’11 settembre, che ricorre quest’anno, per ricordare che il Regno Unito fu al fianco degli Usa e sollecitare anche per il futuro iniziative comuni nella Nato, necessarie per «rendere i nostri cittadini più sicuri»; e ha invitato a «riflettere sulla nostra responsabilità condivisa per la tutela della natura» e dell’ambiente.
Nei duetti tra Carlo III e Trump, quindi, abbiamo ben visto rappresentato il mondo d’oggi, quello in cui la fiducia nell’arroganza, nella violenza e nelle armi pare ormai travalicare quella nel dialogo, nella politica e nella diplomazia. E purtroppo anche nella cultura
In poche parole, Carlo III ha presentato a Trump e al Congresso a maggioranza repubblicana l’elenco di tutto ciò che Trump e i suoi più detestano: la fede religiosa non vissuta come un’arma, il multilateralismo, l’Europa, la Nato, l’ecologia. Dove sta il dramma? In due diverse considerazioni. La prima è che tocchi a un re rappresentare con tanta lucidità le ragioni essenziali dell’Europa e della sua storia. La seconda sta nella risposta di Trump, che non ha o non ha voluto capire niente. Via le truppe Usa dalla Germania, dalla Spagna e dall’Italia. Se il prezzo del petrolio cresce l’Europa si arrangi, visto che non ha voluto aiutarci nella guerra di aggressione all’Iran. Non possiamo fare bene la guerra oggi perché ieri «lo stupido Biden» (così venerdì ai giornalisti) ha troppo aiutato l’Ucraina. E gli iraniani sono dei «malati di mente» (lunatic). Nei duetti tra Carlo III e Trump, quindi, abbiamo ben visto rappresentato il mondo d’oggi, quello in cui la fiducia nell’arroganza, nella violenza e nelle armi pare ormai travalicare quella nel dialogo, nella politica e nella diplomazia. E purtroppo anche nella cultura.
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