La partita
del Quirinale
e le variabili
esterne

La corsa per il Quirinale, che inizia a metà gennaio, incrocia una serie di variabili nazionali ed estere: alcune ad impatto diretto, altre formano il clima esterno, il «sottosuolo» umorale dei partiti. Prima di tutto, varianti Covid a parte, c’è da mettere in sicurezza la legge di bilancio, e qui i conti vanno armonizzati con gli spigoli dei partiti e anche, come s’è visto dal taglio delle tasse per il ceto medio, con le parti sociali. Poi, entro fine anno, occorre accelerare le riforme imposte dall’Europa.

La partita del Quirinale e le variabili esterne

La credibilità di Draghi ha garantito la sfida, pur ricordando che il 60% dei fondi Ue è a prestito e che, essendo l’Italia la nazione destinataria favorita, ha una responsabilità più degli altri partner: dimostrare che l’aver messo in soffitta il concetto di austerità espansiva, alla base negli anni scorsi della politica economica in Europa, può incentivare il benessere collettivo.

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