La Pasqua di Gesù, la gioia in dono

FESTIVITÀ. La gioia è frutto dell’amore, e la Pasqua di Gesù è la più bella storia d’amore: una storia vera, una storia per tutti.

Alcuni ricordano la storia della camicia dell’uomo felice. Come tutte le storie, comincia così: «C’era una volta un Re…» aveva tutto, ma era triste e niente riusciva a renderlo felice. Tra i tanti suggerimenti vi fu quello di indossare la camicia di un uomo felice. Furono sguinzagliati tutti i suoi servi alla ricerca della famosa camicia, ma quando finalmente trovarono un uomo felice… non possedeva neanche la camicia. La storia non dice di una facile felicità, ma in modo semplice, che la felicità non consiste nelle cose e nelle possibilità.

Viviamo un tempo in cui la tristezza, la malinconia, la trasgressione, la paura, l’incertezza ammorbano l’aria e la tentazione è quella di rinunciare alla gioia o di rubarla a chi ce l’ha. D’altra parte non sono pochi quelli che legittimamente denunciano o sopportano condizioni che sono riconducibili ad un intramontabile venerdì santo, qui e nel mondo: l’elenco sembra allungarsi e allargarsi.

Un angolo di gioia

In queste condizioni c’è un angolo d’anima che in cui possa trovar posto la gioia? Essere cristiani ha a che fare con questo «angolo»? Le ragioni della gioia di un cristiano sono quelle di tutti, ma come quelle di tutti sono ammalate dell’umana precarietà. Esiste una ragione di gioia capace di resistere e sostenere ogni prova e ogni smentita? Il cristiano non ha una formula come risposta, ma un evento: la Pasqua di Gesù. Lui ha promesso la gioia a chi lo segue e nella sua Pasqua, fatta di croce e risurrezione, l’ha donata. È la gioia del Vangelo che spesso ci sorprende nelle persone maggiormente provate dalla sofferenza e dal dolore.

Una storia d’amore

La gioia è frutto dell’amore, e la Pasqua di Gesù è la più bella storia d’amore: una storia vera, una storia per tutti. Mentre avvertiamo la necessità del pudore della gioia, rifuggendone ogni ostentazione offensiva, vogliamo testimoniare che la gioia è possibile a partire da un amore accolto come dono e come dono offerto al volto su cui si posa il nostro sguardo.

La gioia dell’anima e del cuore

Proprio nelle situazioni più drammatiche e dolorose noi riconosciamo la potenza generativa dell’amore, del perdono, dell’aiuto reciproco, della condivisione, della fraternità sorprendente. Da questa sorgente scaturisce la gioia non fatta di cose e neppure di possibilità ottimali, ma la gioia dell’anima, la gioia del cuore. Gioia del vero amore che è dono e non possesso, «gioia pacificante della natura e del silenzio; gioia talvolta austera del lavoro accurato; gioia e soddisfazione del dovere compiuto; gioia trasparente della purezza, del servizio, della partecipazione; gioia esigente del sacrificio»; e, infine, ma decisivo, l’incontro e l’amicizia di Dio. «Non è forse normale che la gioia abiti in noi allorché i nostri cuori ne contemplano o ne riscoprono, nella fede, i motivi fondamentali? Essi sono semplici: Dio ha tanto amato il mondo… mediante il suo Spirito, la sua Presenza non cessa di avvolgerci … e noi camminiamo verso la beata trasfigurazione della nostra esistenza nel solco della risurrezione di Gesù» (San Paolo VI).

Notizie mortifere ci inquietano e ci spaventano, notizie mortifere ci assopiscono in un’indifferenza difensiva, notizie mortifere ci chiudono in un cerchio che diventa sempre più stretto… cresce l’insofferenza, la rabbia, la violenza.

La gioia cristiana è affidamento a Dio

Celebrare la Pasqua cristiana è assaporare il frutto di un amore più grande che riconosciamo e crediamo nella vicenda di Gesù, nelle sue parole, nei suoi gesti, nella sua vita nella sua persona e finalmente nella sua morte e risurrezione: il sapore di questo frutto è la gioia, la gioia del Vangelo, la gioia di Dio: non è una facile allegria, non nasce da comode soluzioni ai problemi, non evita la croce, ma sgorga dalla certezza che il Signore non ci lascia mai soli. La gioia cristiana è affidamento a Dio in ogni situazione della vita.

Buona Pasqua

di Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo

© RIPRODUZIONE RISERVATA