Lavoro e natalità, scelte prudenti

ITALIA. «La prudenza di questo documento è ambizione responsabile». Queste le parole con cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato il Documento di economia e finanza (Def) subito dopo la sua approvazione ieri in Consiglio dei ministri.

I dati presentati in questo passaggio fondamentale per la stesura, il prossimo autunno, della Legge di Bilancio paiono confermare il carattere «prudenziale» della politica economica del Governo.

Nell’anno in corso, l’obiettivo di indebitamento rimane fermo al 4,5% del Prodotto interno lordo (Pil), per arrivare poi al 3% nel 2025; il rapporto debito pubblico/Pil, che a fine 2022 era pari al 144,4%, arriverà invece al 142,1% quest’anno e poi al 140,9% nel 2025. Un calo che è fondamentale «blindare» in un momento critico, in cui a livello europeo si discute la riforma del Patto di stabilità e crescita, cioè quell’insieme di regole e vincoli alle finanze pubbliche la cui attuazione è stata solo «sospesa» durante la pandemia. Ne va della credibilità dell’Italia al tavolo negoziale, non c’è dubbio. Ma come ha ripetuto più volte il ministro Giorgetti, la gestione prudente dei conti pubblici è prima di tutto una garanzia per i risparmiatori, cioè quei milioni di cittadini italiani – e non solo – che scelgono di investire sui titoli del debito pubblico nazionale, consentendo così di finanziare Pubblica Amministrazione e servizi pubblici di cui tutta la collettività beneficia.

La prudenza, dunque, è rivendicata come atteggiamento proattivo e non meramente conservatore. Non a caso l’ambizione dichiarata dall’esecutivo è quella di risanare i conti rafforzando la crescita economica, più che riducendo in maniera drastica le uscite. Il Pil è previsto crescere dello 0,9% nell’anno in corso (dato tendenziale), meglio delle attese, ma a un livello compatibile con le revisioni - tutte al rialzo – elaborate dalle principali istituzioni negli ultimi mesi, dal Fondo monetario internazionale alla Banca d’Italia.

Con le proprie scelte, l’esecutivo punta inoltre a raggiungere una crescita dell’1 per cento (dato programmatico). Proprio nella differenza tra il deficit tendenziale (4,35% del Pil) e l’obiettivo di deficit stabilito dall’esecutivo (4,5% del Pil) per il 2023, una differenza che vale poco più di 3 miliardi di euro, ci sono quelle risorse che il Governo stanzierà da subito per tagliare i contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Una decisione che ha almeno una duplice valenza. In primo luogo, in continuità con l’ultima Legge di Bilancio, si insiste nell’impegnare le risorse (limitate) a sostegno del lavoro, cioè per favorire il contributo attivo di quanti più cittadini possibile al processo di creazione della ricchezza. In secondo luogo, concentrare tali risorse a favore dei meno abbienti appare doveroso per sostenere i concittadini che vedono maggiormente intaccato il proprio potere d’acquisto a causa dell’aumento generalizzato dei prezzi.

L’altra scommessa ribadita ieri dal ministro dell’Economia è quella di voler puntare non soltanto sui lavoratori di oggi, ma anche su quelli di domani. Così si spiega l’enfasi sulle riforme che «intendono riaccendere la fiducia nel futuro». Eccesso di retorica? Il rischio c’è. Ma allo stesso tempo non si può non notare che il riferimento al «futuro» è stato opportunamente circostanziato da Giorgetti che ha annunciato nuove tutele per «natalità e famiglie», per esempio «attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi». Anche su quest’ultimo fronte, dunque, l’ambizione non sembra mancare. Da qui al prossimo autunno, però, si tratterà di rafforzarla con le necessarie scelte, a volte dolorose, affinché alle parole seguano le opportune risorse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA