Le malattie sociali Il Papa vuole ricostruire

Le malattie sociali
Il Papa vuole ricostruire

L’esplosione di Beirut squarcia la stoltezza di un mondo malato dalla guerra a pezzi, da terrorismi contrapposti, dalla devastazione ambientale, dall’irresponsabilità delle classi dirigenti, dall’onda implacabile dell’economia illiberale. Lo stoccaggio criminale di migliaia di tonnellate di nitrato d’ammonio è l’ennesimo simbolo della tragedia perfetta in cui si è infilato un mondo che non ha più spinta propulsiva, affaticato da malattie di cui la pandemia di Covid-19 è sola la conferma virale di uno tsunami globale provocato da una direzione sbagliata, eppure intrapresa con spensierata leggerezza. Chi ha lasciato lì il nitrato? Chi sapeva della bomba in un porto vitale per un Paese allo sbando senza cibo, senza soldi, senza regole, deturpato da lotte infinite di cui nessuno si sente mai moralmente responsabile, né in Libano né fuori, preda di una crisi che definire multidimensionale è eufemismo, proprio come quella del mondo intero?

Le premesse tragiche ci sono tutte: incuria, disaffezione, indifferenza per la vita e per il territorio, irresponsabilità. Accade a Beirut. Accade in tutto il mondo.

Davvero il boato libanese non ha nulla a che fare con i comportamenti globali disastrosi sui quali la pandemia ha posto solo l’ultimo sigillo? Papa Francesco, che ieri per il Libano ha pregato, qualche mese fa scrivendo ad un suo amico argentino, Roberto Gallardo, presidente del Comitato panamericano dei giudici per i diritti sociali, aveva suonato l’allarme sul rischio di un «genocidio virale», che fa a pezzi la convivenza sociale e aumenta fame, violenza, disoccupazione. In questi mesi ha ripetuto la sua preoccupazione sul futuro post-Covid e sulla retorica che si tira dietro e ieri ha deciso di allungare il passo spiegando cosa fa nei prossimi mesi ogni mercoledì all’Udienza generale.

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