L’impronta del premier nelle scelte decisive
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, presenta alla stampa la squadra di governo (Foto by Ansa)

L’impronta del premier
nelle scelte decisive

Il governo di «alto profilo» chiesto da Mattarella, che dovrà gestire il piano vaccini e come spendere i 209 miliardi del Recovery fund, è dunque pronto. L’esecutivo Draghi nasce più politico del previsto, per quanto la pattuglia dei tecnici (8 su 23 ministri), tutta di qualità, sia destinata ai dicasteri che contano: transizione ecologica e digitale, il core business della nuova compagine a struttura ibrida. C’è anche una sfumatura aggiuntiva che privilegia le presenze del Nord rispetto al Conte 2. Ci sarà tempo per capire se le grandi aspettative sono state rispettate o se si è rimasti al di sotto della soglia attesa, in ogni caso a fare la differenza sono il peso specifico e la credibilità di Draghi, la cui impronta è visibile direttamente nella scelta del ministro dell’Economia, Daniele Franco, fedelissimo dell’ex banchiere centrale e direttore generale di Bankitalia.

Siamo in presenza di una formula di governo plebiscitata da tutti, con l’eccezione di Fratelli d’Italia, che occupa praticamente tutto lo spettro politico e che riunisce quindi avversari naturali.

Un esecutivo di scopo, il cui orizzonte temporale si vedrà. Una coalizione necessitata che non estingue evidentemente la dialettica politica, inedita in modo solo parziale: stanno insieme vecchi volti, esperti di sicuro mestiere, politici di lungo corso. Non esattamente il «governo degli ottimati» come sostenuto da taluno, intendendo con questo termine uno squilibrio tecnocratico, e neppure un taglio punitivo verso i partiti: anzi. In realtà il premier incaricato deve aver tenuto conto della complessità di una maggioranza larga e sovrabbondante, bilanciando istanze tecniche e alchimie politiche.

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