l’Ucraina sul baratro
e l’Europa alla finestra

Il presidente Zelensky, il premier Shmygal, il ministro degli Esteri Kuleba, il segretario del Consiglio di Sicurezza Danilov, tutti i ministri di primo piano. La dirigenza dell’Ucraina è compatta, da settimane, nel cercare di ridimensionare gli allarmi sull’invasione russa che ogni giorno, e con toni sempre più allarmati, partono soprattutto dagli Stati Uniti. E non è difficile capire perché. Ormai più di 30 Paesi hanno ritirato i propri diplomatici e consigliato ai concittadini di lasciare l’Ucraina o di non entrarci. Nelle prossime ore potrebbe essere chiuso ai voli civili, per prudenza, lo spazio aereo ucraino. La cappa di paura provoca la fuga degli oligarchi (all’aeroporto di Kiev sono stati già contati venti decolli di jet privati), dei loro capitali e dei capitali degli investitori stranieri (già 12,5 miliardi di dollari dileguati, secondo dati offerti dallo stesso Zelensky). La hrivna, la valuta ucraina, si deprezza di giorno in giorno.

l’Ucraina sul baratro e l’Europa alla finestra

I buoni del Tesoro ucraino sono sempre meno richiesti, i grandi creditori fibrillano e i possibili finanziatori istituzionali si ritirano. Il commercio transfrontaliero rallenta. Si aprono altre falle nella già fragile economia dell’Ucraina, che lotta con quella della Moldavia per il «titolo» di Paese più povero d’Europa.

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