L'Editoriale / Bergamo Città
Giovedì 29 Gennaio 2026
Nuova alleanza tra città e montagna
ITALIA. C’è qualche segnale di «controesodo» nelle valli bergamasche?
Qualche indizio di un romantico «ritorno alle origini», favorito da una mobilitazione di giovani, o meno giovani, attratti da uno stile di vita più autentico, più vicino ai ritmi della natura, che possa invertire quel movimento ormai apparentemente consolidato (il Cnel lo definì addirittura «irreversibile», in un documento che fece levare parecchi scudi) di abbandono progressivo delle terre alte? Meglio non farsi illusioni, perché guardando ai numeri (settemila abitanti persi negli ultimi dieci anni), le eccezioni sono davvero tali. Difficile quindi fare previsioni di lungo periodo. Se è profondamente sbagliato parlare di «irreversibilità», è inutile negare che la popolazione anziana è sempre più prevalente, le nascite sono salutate come eventi più unici che rari e il saldo migratorio non è quasi mai decisivo nell’intiepidire l’inverno demografico.
L’intesa tra Comuni
Proprio mercoledì 28 gennaio una delegazione regionale ha fatto visita ad Ardesio, Clusone e Endine per la presentazione dei progetti relativi alla strategia nazionale «Aree interne». Si tratta di un dispositivo di finanziamento che segue la medesima logica sottesa anche alla legge sulla montagna, cercando di uscire dall’ideologia dei bandi e dall’assistenzialismo diffuso, promuovendo un approccio organico, che tende a favorire il coordinamento di politiche pubbliche diverse e l’intesa tra comuni. I primi in Lombardia che sono riusciti a mettersi insieme e a pensare dove concentrare le risorse pubbliche (14 milioni di euro) sono stati i 42 comuni di Val Seriana e Val di Scalve, inaugurando così un modello di visione amministrativa destinato, ci auguriamo, a fare scuola.Se l’obiettivo condiviso infatti è scontato – garantire il diritto a chi ci vive di restare in montagna – le modalità di accesso e distribuzione delle risorse non sempre si sono rivelate efficaci. Il nuovo approccio non ammette campanilismi e incentiva il lavoro in rete.
Pianura e terre alte
Ma non basta. È il momento propizio per cambiare visione, cercando di allargare ulteriormente lo sguardo. Non facile per un territorio in cui le identità sono così radicate come quello delle nostre valli, dove i dialetti cambiano di contrada in contrada e già tra i banchi delle Comunità montane si fa fatica a far quadrare il cerchio. Eppure la strada maestra è l’alleanza tra area urbana (che per la Lombardia è sostanzialmente la «città infinita» della pianura) e terre alte. È questo sostanzialmente il concetto di metro-montagna, che parte dal presupposto che la città non sopravvive senza la montagna, e viceversa. Non si tratta di
Non si tratta di rinunciare alla propria identità, ma anzi, di valorizzarla in un dinamismo che di fatto è già realtà. Pensiamo ai mercati dei prodotti agricoli che arrivano nelle piazze della città, o ai corsi universitari «de-localizzati» in montagna
rinunciare alla propria identità, ma anzi, di valorizzarla in un dinamismo che di fatto è già realtà. Pensiamo ai mercati dei prodotti agricoli che arrivano nelle piazze della città, o ai corsi universitari «de-localizzati» in montagna, alla pratica dello smartworking in posti fino a pochi anni fa quasi inaccessibili, o al nuovo pendolarismo bidirezionale dalla città alle valli, per esempio per i servizi stagionali o per le varie attività outdoor che ormai non conoscono stagione, infine anche ai flussi generati dallo sfruttamento idroelettrico, con tutte le cautele e le considerazioni del caso (qui l’obiettivo è l’equità nella distribuzione delle risorse, che dovrebbero essere reimpiegate in incentivi o in sistemi di defiscalizzazione per chi vive nei luoghi più isolati). Visti in questa prospettiva più allargata, anche gli spettri dello spopolamento fanno meno paura, ridimensionati in un quadro più ampio e complesso, dove una fitta rete di connessioni e collegamenti potrebbe garantire una mobilità articolata e una reciproca dipendenza molto più elevate di quelle che riusciamo a immaginare oggi. In quest’ottica, diventano cruciali i temi del trasporto pubblico capillare ed efficiente, dell’alta capacità delle reti di connessione, dello sviluppo adeguato delle vie di comunicazione (su ferro e su gomma), della manutenzione del patrimonio immobiliare e, in prospettiva, anche dell’organizzazione amministrativa dei piccoli Comuni.
Ma ancora più fondamentale è imparare a ragionare in modo plurale, senza il timore di farsi contaminare da mondi diversi, nell’ottica di superare quel secolare dualismo tra montagna e città che per troppo tempo ha tenuto in ostaggio i nostri territori.
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