Parlamento indebolito
Referendum più facili

Oggigiorno raccogliere le firme per un referendum è assai più facile che ai tempi di Marco Pannella. Allora – eravamo negli anni ’70-’80 - i radicali dovevano organizzare in tutte le piazze d’Italia i banchetti per la raccolta delle firme, trovare un notaio disposto a sedersi per autenticarle, pretendere dai giornali e dalla televisione uno spazio informativo sul quesito da abrogare. Pannella riuscì in tanti anni a travolgere il Parlamento con i suoi referendum a batteria, alcuni dei quali storici, capaci di rivoluzionare il volto dell’Italia, altri caduti rapidamente nel dimenticatoio. Fu talmente usato e abusato, quello strumento, da renderlo a poco a poco desueto, un’arma spuntata.

Parlamento indebolito Referendum più facili

Adesso però sta cambiando tutto perché raccogliere le firme è enormemente più facile grazie alla tecnologia digitale: si fa da casa, con lo Spid, pigiando un tasto del pc, come se fosse un like su una foto di Instagram. È stato un astuto giovane deputato radicale di Roma, Riccardo Magi, ad introdurre nel decreto Semplificazioni la novità, poi votata all’unanimità da deputati e senatori. Che però non avevano forse calcolato a sufficienza le conseguenze della loro liberalità: ora infatti con i clic elettronici le firme per i referendum sul tappeto sono volate. I quesiti sulla cannabis legale e sull’eutanasia legale hanno preso il volo doppiando facilmente le cinquecentomila firme. E allo stesso modo i referendum sulla giustizia presentati insieme dalla strana coppia Radicali-Lega si avviano verso il milione di sottoscrizioni. Un boom.

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