Partiti a «identità labile», la forza di Draghi nel mare in tempesta

Era scontato che all’approssimarsi della scadenza elettorale crescesse la combattività dei partiti. Può dispiacere, ma è la dura lotta per la vita. Lo è doppiamente perché la convivenza, fianco a fianco, voto di fiducia dopo voto di fiducia, scolorisce inevitabilmente l’agenda di ciascuno, la sua ragion d’essere, persino la sua identità. Dunque, la tentazione è di dar fuoco alle polveri, badando però a non farsi male. C’è infatti un limite invalicabile, oltre il quale si vede spalancarsi una voragine: l’impopolarità, ossia lo scontato flop elettorale nel caso del voto anticipato.

Partiti a «identità labile», la forza di Draghi nel mare in tempesta
Mario Draghi
(Foto di Ansa)

L’assicurazione/minaccia che non c’è alternativa al presente governo di unità nazionale e che, di conseguenza, chi si sfila dalla maggioranza è responsabile delle elezioni anticipate, sono i due assi che Draghi ha calato durante la conferenza stampa. Forte dell’appoggio di Mattarella, che dispone del bazooka delle elezioni anticipate, Draghi ha inchiodato Conte alle sue responsabilità. In particolare, lo ha richiamato sui rischi di un passaggio all’appoggio esterno al governo, con quel che rimane del gruppo dei Cinquestelle. Si badi bene: Draghi ha parlato a Conte, ma voleva che anche Salvini intendesse. M5S e Lega, infatti, sono i due partiti che dentro la presente «maggioranza larga» si sentono sempre più alle strette. Non a caso, sono anche le due forze politiche con gli equilibri interni più traballanti (parliamo del Carroccio) o già investite (il riferimento è ovviamente ai grillini) da un rovinoso franamento, peraltro tuttora in corso.

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